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01/08/2011

Comments

FeSTeN

Io ti amo

Stefano

Non dirlo forte, ché potrei approfittarmene :D

Marcoz

"i gay vanno presi a piccole dosi, uno per uno"

Gli esseri umani in genere, vanno presi così.

Pietro

Strano, ma sembra il resoconto del mio sabato sera appena passato. D'accordissimo in tutto.

law

Il che forse giustifica l'omofobia degli eterosessuali, i quali forse si odiano allo stesso modo e nella stessa misura pur trovando più "facile" sfogare il loro odio verso gli omosessuali in quanto minoranza.

jacopo

beh probabilmente eravamo nello stesso locale l'altra sera.... (no no, non ero quello con i pantaloni acqua-alta-in-casa e neanche quello con una coda di volpe (?!?!) appena alla borsa!!! e potrei andare avanti...)...stessa identica impressione: mancavo da milano da qualche tempo ed amici milanesi mi hanno portato lì..... se abitassi sopra non butterei secchiate di acqua... ma di olio bollente!!!

Stefano

No, la coda di volpe non l'ho vista :)

simone

Non vorrei sembrare esagerato, ma non e´che e' un tendenza dell´uomo di oggi di essere supercurato e cool?? e quindi va al di la' dell´orientamento sessuale....

Paolo

Un mio amico ha fatto un'osservazione che condivido e che metterei in conto in tutto questo, e cioè che il mondo gay è incomprensibile anche a noi che ne facciamo parte (il contesto lì era: quanto potesse essere comprensibile a chi non ne fa parte).

Ciò premesso, la prima cosa che uno potrebbe dire è che forse tu quel Sabato sera non eri in vena di rimorchiare, altrimenti certi stilemi e certi atteggiamenti ti avrebbero magari non lasciato indifferente, anzi peggio giudice severo.

Perché, mutatis mutandis, è tanto bello vedere un paio di chiappe disponibili in sauna quanto non sono interessanti e anzi noiose dopo essersi appartati con il proprietario delle suddette.

E, ma questo lo dico a te come a me, uno dovrebbe pensare a certi posti come a dei luoghi di infinite opportunità, perché la solitudine e l'imbarazzo che gli altri hanno dovrebbero facilitare la possibilità di corteggiare, piuttosto che stare sulle sue con l'aria incazzata.

andrea

il locale è sicuramente il mono. io ero lì, e sicuramente ero uno di quelli, credo'-)

però dai,non sopporto queste generalizzazioni.
facciamoci un giro nell'eterissimo corso como, o all'eterissimo borgo di sabato. rimpiangeremmo tutti il mono, di sicuro.

siamo individui, non per forza tutti delle capre in branco.

Hans

Non frequento più quei postacci da dieci anni giusti, e non ne sento la mancanza da dieci anni giusti.
Come non frequento - se non vi sono obbligato dal lavoro o da incombenze famigliari - i branchi, i greggi, le mandrie, gli alveari.
L'uomo - etero o gay, poco importa - si salva solo se lontano dalla abbrutente conformità alle abitudini, alle nevrosi, alle manie, alle fobie, ai tic del gruppo di cui fa parte. A cui sente di appartenere. A cui si sforza di appartenere conciandosi e conducendosi come lei ha descritto, in un ennesimo gioiello di scrittura trasparente e sapida, il cui divertente sarcasmo (le "più degne imprese" sono un capolavoro nel capolavoro) alleggerisce la malinconia nel mentre la evidenzia.
Mi associo a FeSTeN.

stefano

@ paolo (e gli altri): è vero che quella sera ero stanco. Sveglio dalle 7, ero corso subito fuori di casa per andare da un amico a portargli una cosa che gli serviva, poi sono stato al lavoro dalle 9 alle 19, uscito sono andato in piscina, poi a cena e infine lì. Non avevo voglia di "rimorchiare", ma, anche se l'avessi avuta, quel tipo di masse funziona sempre da ammosciacazzi. Presi uno per uno sono sicuro che in genere siano persone degnissime, per quanto si concino, e nota è la mia attrazione per quelli un po' "smorfiosi" - come può testimoniare chi mi conosce di persona -, ma così era veramente troppo.
Andrea: in corso Como ecc. ecc. è vero, ed è vero che gli etero ormai si "frocizzano", ma è anche vero che molti di quelli che bazzicano quel locale sono "conciati" 24 ore su 24, anche quando portano fuori il cane a pisciare.
@ hans: troppo generoso, non eleverei i miei malumori a misura del mondo :)

bruno

Credo che la formula "piccolo ritrovo pieno di gente, che costringe gli avventori a starsene ammassati addirittura fuori dal locale" abbia tutti i presupposti per un fastidioso "stare insieme"; in luoghi più ampi o con meno gente ammassata, le sensazioni sono meno spiacevoli e le attività o sono più varie (passeggiata, dancefloor, bancone bar, proiezioni video, ludoteca, etc) o sono più concentrate (chiacchiere tra amici comodamente seduti al tavolo).
Capienza e architettura in genere sono elementi da non trascurare, soprattutto quando si ha intenzione di simulare "la piazza" e lo spazio è quel che è.

B.

vito

Non frequento più quei postacci da "VENTI ANNI" giusti, e non ne sento la mancanza da VENTI anni giusti.
(peccato esserci stato costretto quest'ultimo capodanno...l'amour, l'amour...)
Come non frequento - se non vi sono obbligato dal lavoro o da incombenze famigliari - i branchi, i greggi, le mandrie, gli alveari.

Sottoscrivo al solito, Stefano, ma al riguardo sono feroce come Hans...
vito

Roberto

Siamo cresciuti e viviamo in un ambiente moderatamente permissivo, che ci lascia degli spazi; ciò nondimeno, sotto sotto sotto sotto, pochi di noi hanno davvero accettato con serenità la propria sessualità (e forse non poteva essere altrimenti, in fondo siamo solo la prima/seconda generazione in Italia che non deve nascondersi al 100% - senza dire che una sessualità davvero serena mediamente non ce l'hanno nemmeno gli eterosessuali); quindi, la maggior parte di noi ha una autostima problematica, e di conseguenza tende: a) ad essere infastidito dai propri simili, e a sentirsi diverso da loro; b) ad aver bisogno di un'infinità di mediazioni (estetiche ma non solo) per presentarsi agli altri. Sono cose quasi ovvie ma molto tristi, così dolorose che -per cercare di superarle- tendiamo a negarne l'esistenza e a dimenticarle; reazione comprensibile, anzi anche legittima, ma i cui risultati quasi inevitabili sono quelli sotto gli occhi di tutti: il mono pieno di gente che in grande maggioranza non sa e si sforza di non sapere quasi nulla di vero su di sè, e quindi si pone in modo ostile e grottesco verso il prossimo (sia che ci scappi un'avventura sia che no).

Claudio Cermelli

Oramai, rassegnato al mio reflusso orsesco, quasi non esco e, soprattutto, non frequento locali, ma quando mi capita di ritrovarmi in presenza di più di 4-5 gay al di fuori della mia minimale schiera di amici, il senso di estraneità (e, spesso, di repulsione) è molto forte. Ma tale sensazione è altrettanto forte quando mi capita di trovarmi in mezzo a gruppi di gay intellettuali (o presunti tali): anche se il contesto è molto diverso, le sensazioni sono le stesse. In questo caso, però, oltre alla percepibile ricerca della perfezione estetica (tutto è studiato dalla punta dei capelli a quella delle scarpe), c'è anche la cura ben percepibile a far apparire particolarmente luccicante il côté intellettual-culturale, indipendemente dal fatto che sia di uno spessore millimetrico o, invece, rifletta un sostrato più profondo.

pio

D'altra parte nessuno si sognerebbe di classificare come comunità omogenea gli eterosessuali solo perchè gli piace la figa; nè di etichettare come eterofobo chiunque, eterosessuale, non si senta omogeneo al gruppo.
per parte mia mi stanno sul cazzo tutti gli assembraamenti, indipendentemente dall'orientamento sessuale

mat

mah, me ne fego di gay od etero. so solo che il mono va bene per la musica decente e perchè trovo sempre da sedermi siccome siete tutti fuori a guardarvi il culo a vicenda.

Anellidifum0

Il "people watching" è un'attività sempre divertente, sia in ambito gay che etero. E' anche divertente cercare di capire chi altro sta facendo lo stesso "people watching" facendo il vago.

Giusto per spezzare un'arancia in favore dei finocchi: se ti metti ad analizzare il livello medio di look eccetera presso i ragazzi e le ragazze etero in un venerdì o sabato sera, non è che noti delle differenze in positivo, eh.

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