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08/04/2011

Comments

avi

Quello che tu non dici, e dovresti, è che hai letto tutto Cioran, e probabilmente anche assimilato. E non foss'altro per questo ti sarò eternamente grato per avermelo fatto scoprire (era il 1998 ma forse tu non lo ricordi più). Mi hai dato una linfa a cui mi abbevero quotidianamente.

Luca T

Cioran l'ho amato tanto dieci, dodici anni fa. Avevo poco più di vent'anni, forse potevo rientrare nella schiera di quelli che vengono chiamati adolescenti tristi e solitari. Certamente mi sentivo in guerra col mondo, non solo con l'Italia o con la politica contemporanea, ma con la natura stessa. Cercavo gli scrittori più spietati e coraggiosi, quelli che avevano scritto del tragico senza sconti e indulgenze, quelli che erano riusciti a dire della vita tutto il male che merita, senza lasciarsi condizionare dall'instancabile brama di vivere che ci portiamo dentro inevitabilmente. Gli assalti verbali erano forti e duri, quanto più potevano spaventare i miei coetanei tanto più gonfiavano il mio petto, funzionando come un'arma da portare contro le sventure necessarie di un'esistenza bifida e pugnalatrice. Adoperavo l'acceso pessimismo e la rabbia di questi sismografi dell'orrore (Leopardi, Schopenhauer, Michelstaedter, Cioran, Bernhard) come una forza reattiva; facevo come gli ammaestratori di serpenti, che a poco a poco si devono alimentare di piccole gocce di veleno per potersi abituare. Avevo sulla parete davanti al mio letto le riproduzioni dei quadri più tristi di Munch, leggevo libri che avevano per titolo “Squartamento”, “Al culmine della disperazione”, “L'inconveniente di essere nati”, imparavo a memoria le poesie di Leopardi, rileggevo più volte l'aureo libro di Giobbe, incazzandomi continuamente con i suoi cosiddetti amici, vili e disanimati, con lui per la sua incapacità di sollevare le questioni radicali, ma soprattutto con Dio per la sua arroganza. Avevo paura, volevo rifiutare tutte le consolazioni puerili, accettare la verità crudele tutta intera, anche mettendo in pericolo gravemente la mia serenità di quel periodo. Dovevo accumulare forza, dovevo lanciarmi sui muri per imparare a sentire di meno, dovevo caricarmi per le sciagure a venire. Quelle già vissute erano giunte all'improvviso, deflagranti e annichilenti. Non potevo che educarmi ad attingere a piene mani dal dolore, per non paventare più il domani. Nell'età che santifica lo svago e la frivolezza, io creavo il vuoto intorno a me, prediligendo non le onanistiche riflessioni sui massimi sistemi, ma colpi d'ascia sulla nostra intoccabile volontà di vita. Questi scrittori sono stati dei duri maestri, mi lasciavo abbattere dalle loro aggressioni, mi rialzavo e ne chiedevo ancora. Osavo chiedere la separazione definitiva dagli ameni inganni, come se si potesse al contempo stare fuori e dentro la vita.

Non potevo certo continuare così per sempre.

giegiù

ma i due libri (esclusa la trasfigurazione) rumeni di cioran non ancora tradotti in italia come sono?
composti da aforismi o saggi brevi?
e quanto sono SPESSI?
e hanno un argomento prevalente (tipo lacrime e santi) o sono eterogenei?

stefano

Suppongo che i due libri romeni non tradotti in italiano (ma in francese sì) siano "Le crépuscule des pensées" e "Breviaire des vaincus". Non sono molto voluminosi. Il primo comprende aforismi lunghi (o minisaggi) e si dilunga molto sulla musica. Il tono è decisamente (troppo) lirico: io preferisco nettamente il Cioran francese, più asciutto. "Breviaire des vaincus" (Indreptar patimas), scritto in romeno quando era già a Parigi, è formato da aforismi e riflessioni un po' più lunghe, ma non mi ha fatto una grande impressione. Anche questo è piuttosto lirico. Del resto, lo stesso "Lacrime e santi" che c'è in italiano è la traduzione della traduzione in francese. Quest'ultima è l'unica, tra i libri romeni, fatta in collaborazione con lo stesso Cioran, che ha ampiamente "segato" l'originale romeno (basta fare un confronto, che ho fatto, con il testo romeno originale, ripubblicato da Humanitas a Bucarest qualche anno fa), poi tradotto da Sanda Stolojan. L'originale romeno è decisamente più "verboso". Aneddoto: Ilinca Zarifopol racconta nel suo saggio che Cioran passava ore e ore nel suo studio e ne usciva tutto felice dichiarando di aver tagliato X o Y pezzi da "Lacrime e santi" (che stava preparando per la traduzione della Stolojan).
Altro aneddoto - e sembra che non lo ricordi mai nessuno: "Al culmine della disperazione" fu tradotto innanzitutto in... tedesco (presso Suhrkamp) e non in francese (e nemmeno in italiano, subito). Ricordo che lo trovai e lo comprai, incuriosito, già nel 1989 in una libreria di Hannover: "Auf den Gipfeln der Verzweiflung".

giegiù

resta comunque inconcepibile che si traduca in italiano quella cagata di libro gossip dell'amante e si tralascino questi.
da quel che mi dici deduco quindi che siano sulla lunghezza d'onda di culmine disp e lacrime.
concordo: meglio il cioran francese.
pensandoci, è bizzarro il percorso del pessimismo di cioran; inizialmente basato su tensioni interiori e viscerali, solo dal sommario si connette molto più a una visione esterna del mondo.
è ambiguo, le sensazioni dovrebbero essere il riflesso di un giudizio esteriore, e non quest'ultimo formulato per far sì che le sensazioni siano con esso coerenti.
c'è anche da chiedersi quanto il "primo" cioran fosse sincero su quanto affermava, se tutta questa tensione interiore (priva , per l'appunto, di origine esterna) di cui va scrivendo nel primo libro fosse reale o frutto di "ipocondria" (come l'aveva definita non so dove un recensore).
e soprattutto, un individuo che dichiara tanta inadeguatezza, come può, a distanza di pochi anni scrivere un trattato poliico?
volendo esser stronzi, si potrebbe pensare che cioran, pessimista x vocazione, solo in un secondo tempo sia riuscito a far aderrire la sua amarezza a temi che la meritassero.

dei libri in italiano SU cioran, quali mi consiglieresti?
ho letto solo il saggio di rodda, quello di jaudeau, e i vari articoli e lettere di rigoni.
(scopro adesso, cercando su ibs, dell'uscita di questo http://www.ibs.it/code/9788854839168/di-gennaro-antonio/metafisica-dell-addio-studi-su.html )

riguardo invece a scrittori affini, quali ritieni siano i titoli essenziali (e/o più pessimisti) di bernhard e di caraco?
del primo non conosco nulla, del secondo ho letto solo quanto c'è di tradotto (pochissimo).
forse ne hai già parlato sul blog ma non essendoci il search è difficile spulciare.

Stefano

Allora, parto dal fondo. Conosco pochissimo Caraco, di cui ho letto solo due libri (Breviario del caos e Post-mortem) e solo perché me ne aveva parlato bene Avi (vedi il primo commento). Per quanto riguarda Bernhard, consiglio "Estinzione", che è sì l'ultimo romanzo e il più voluminoso, ma a me è parso subito, sin da quando l'ho letto, la "summa" di tutte le sue ossessioni. Se resisti a quello, resisti a tutto Bernhard.
Per quanto riguarda i libri "su" Cioran in italiano, non saprei dirti, anche perché tutto quello che ho letto su di lui l'ho letto in francese, in inglese o in tedesco. C'è, per esempio, il saggio di Alexandra Laignel-Lavastine, che è stato pubblicato anche in italiano e che tratta della "rimozione del fascismo" - in diversi modi - nei tre grandi romeni Ionesco, Eliade e, per l'appunto, Cioran. Il libro di Rodda ce l'ho, ma non l'ho ancora letto. La biografia di Patrick Bollon (Cioran, l'hérétique) è stata la prima a uscire e mi è parsa subito molto interessante. Ora ho comprato un libro appena uscito, di cui ho letto recensioni molto favorevoli, di un tale Stéphane Barsacq, intitolato "Cioran, éjaculations mystiques".

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