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31/03/2011

Comments

Yoshi

"trovo altrettanto fastidioso questo continuo sminuirsi per compiacere la visione che di noi hanno all’estero, anche se la si giustifica (almeno all’apparenza) gabellandola per una critica a quello là."
figurati che lo trovo fastidioso anche io che voglio l'indipendenza del Veneto dallo stato italiano! :)
oltretutto mi sa tanto di provinciale questo prendere per oro colato quello che viene dal mitico estero dove tutto va sempre bene per definizione

Italiano DOP

Inizio 2011, tardo pomeriggio, all’entrata di un teatro-sala concressi nel centro cittadino.

Primo Uomo: “Ah, ecco siamo in fila per entrare in questo teatro. C’è il dibattito politico-culturale con la presentazione de libro XXX dell’autore YYY che vedo sempre in tv o leggo nei giornali. C’è quello, no?”

Prima Donna: “Sì, sì!. Io sono venuta qui a sentire, a informarmi: perché sono molto preoccupata, mamma mia, che fine faremo, che fine farà questo paese governato da questa persona. Ho paura per il mio futuro, poi ha letto le statistiche, non c’è lavoro, l’insicurezza, etc. Madonnina mia...”

Primo Uomo: “Ah è vero, ha ragione... Scusi se mi permetto, lei lavora, che lavoro fa?”

Prima Donna: “Ho vinto quattro mesi fa un concorso per impiegati alla Regione”

Primo Uomo: “... Ah, ecco...”

Seconda Donna: “Ma che vi lamentate! Ma basta sempre a lamentarvi che non c’è lavoro, sempre a lamentarvi.. Mia figlia è andata in Svizzera, e adesso lavora lì, prendento x mila euri!!. Se volete lavorare tirate fuori le palle ed andate all’estero, invece di lamentarvi! Non se ne può più... È che sono lavativi, non hanno voglia più di fare niente”.

Intanto, altrove... “L’Italia è uno dei paesi più disuguali del mondo ricco. La disuguaglianza nel reddito e nella ricchezza tra chi ha di più e chi ha di meno si è ridotta solo negli anni ’70, è tornata a salire dalla metà degli ’80, si è stabilizzata a cavallo dei due millenni, tenendoci a livelli paragonabili a Stati uniti e Gran Bretagna, ben al di sopra di quelli dell’Europa continentale” (Roberta Carlini).


E quindi? http://www.youtube.com/watch?v=sljN9bR2fRA

antonella

Io vorrei sapere quanti di quelli che si sono vergognati per l'Italia dando al contempo ragionissima al manifesto tedesco, lo pagano - POI - il canone della nostra tv nazionale !!
Qui dove lavoro (30-impiegati-30) lo paga solo una persona, la sottoscritta.

paolo pisacane

Più che vergogna è disincanto. un disincanto critico che tiene sempre a mente in che posto viviamo.
Una democrazia sempre incompleta; una Costituzione continuamente violata e irrisa; la servilizzazione di un popolo di furbi indifferenti, inabili civici e vili cortigiani; il cinismo delle elites amorali e drogate di potere; un capitalismo parassitario e demeritocratico; la marginalizzazione ed il depotenziamento del suffragio elettorale; la desertificazione dell'opinione pubblica; la trasfigurazione della separazione dei poteri in un semplice parere di un singolo partito; la spettacolarizzazione della comunicazione politica; la mortificazione di ogni obiettiva indagine della verità; la scuola pubblica trattata come nemico; l'evasione fiscale ai primi posti nel mondo, la disoccupazione giovanile al 30%; la prepotenza delle organizzazioni criminali, libere di accedere alle cariche politiche; la pervasiva cementificazione del suolo italiano; l'enorme accumulazione di ricchezza e potere di un singolo uomo politico.
Non è esterocentrismo, non è autocommiserazione. Perfino una critica così spietata potrebbe essere la premessa di un patriottismo adulto.

Endimione

Non si capisce se tu ti lamenti (a proposito di lamentazioni) di quelli che si lamentano di come vanno le cose in Italia perché: 1. pensi che non ci sia nulla di cui lamentarsi (ma si avrà pure il diritto di pensare per esempio che stiamo diventando uno dei paesi più arretrati d'Europa, oppure no perché tu non sei d'accordo?); 2. per il fatto stesso che costoro se ne lamentano: devono stare zitti perché a te danno fastidio? o per avere il diritto di critica bisogna mettere in piedi che cosa, passare all'azione violenta? Sarà fastidioso per qualcuno, ma finché si usano canali pacifici e democratici (ancorché "noiosi e stucchevoli") per contestare, non ci trovo niente di eccepibile - se non personali mal di pancia che non interessano a nessuno. Per quanto mi riguarda gli unici che si precludono il diritto di critica sono quelli che non votano.

"Per dimostrare di essere a posto e nel giusto con la propria coscienza civile non mi sembra che lagnarsi sia una credenziale sufficiente."
Questo è paternalismo. Il lamento è una manifestazione esteriore: che cosa ci sia dietro ognuno (superficialità oppure critica ponderata) non lo sappiamo e in ogni caso è irrilevante (nemmeno per votare serve una patente: dovrebbe servire per lamentarsi?). Se tu hai la ricetta del perfetto comportamente da seguire per esprimere dissenso, faccelo avere. Capisco l'antipatia per il politicamente corretto, ma irreggimentare il dissenso mi sembra altrettanto dannoso, se non peggio. Il dissenso si manifesta spontaneamente come gli pare, e ha il diritto di farlo finché usa, ripeto, metodi pacifici e democratici. Anche il dissenso e il modo di manifestarlo sono aspetti di quel Paese che, proprio secondo te, non dovrebbe vergognarsi con nessun altro Paese, e allora perché passi subito a dargliene un motivo per farlo? ("La repubblica della lagna", titoli: dunque anche tu stigmatizzi qualcosa di nazionale che ti sta sulle scatole: come fanno loro).

E comunque lamentarsi di un atteggiamento nazionale in quanto lamentoso è in sé un delizioso paradosso (e mi asterrò dal dire della tua personale attitudine al lamento continuo perché non voglio entrare nel privato).

Stefano

Preciso che non contesto il fatto che qualcuno si lamenti (o meglio, protesti) per esprimere delle critiche a qualcosa di specifico che non va in Italia. Qui il discorso, però, è un altro, ovvero quella lagna generalizzata che tende a vedere tutto in Italia dal lato negativo, in maniera indistinta. Si può anche credere che l'Italia sia uno dei paesi più arretrati d'Europa: io, per quel che vale, non lo credo. In certi settori siamo arretrati, in altri no, ma non pretendo che tutti mi diano ragione.
Quel tipo di lagna generalizzata è inefficace, dicevo, e la trovo irritante quando scatta come risposta o reazione a qualcosa che "quello là" fa o dice. A maggior ragione se assume la forma della "vergogna per interposta persona". Se "quello là" dice una cazzata - scegline una a caso, c'è abbondanza di materiale - non vedo perché io, in quanto italiano, debba vergognarmi di essere italiano e "chiedere scusa". Ognuno si vergogni delle proprie malefatte e semmai corregga quelle. Il punto del discorso era poi un altro: con il pretesto di "quello là" noi accettiamo che all'estero si getti il discredito su TUTTA l'Italia e, anzi, vi collaboriamo dicendo: "Avete visto? Lo dicono anche in Francia/in Germania/in Inghilterra/in Waziristan. Che figura, che figura!". Leggi, per esempio, questo:
http://inminoranza.blogspot.com/2011/03/la-diplomazia-dei-peracottari.html
Be', io non vedo fotografie sui giornali inglesi con i sudditi che portano cartelli dicendo: "Mi vergogno di essere inglese" - al posto di Cameron.
Mi domando se chi generalizza in questo modo - e magari si "vergogna" per quello che fa "quello là" - non lo fa perché non è in grado di migliorare da sé le proprie condizioni e preferisce attribuire agli altri (in questo caso a lui) la colpa delle proprie incapacità e fallimenti. E' vero che anch'io tendo a lagnarmi, ma solitamente mi lagno di me e delle mie personali incapacità e delle mie private frustrazioni (di cui IO sono responsabile e non l'Italia/Berlusconi). Posso fare un esempio concreto: se uno si laurea in una qualche facoltà umanistica con una tesi intitolata "Epistemologia del grillo saltato in padella ai tempi del Basso Medioevo" e poi non trova lavoro - il lavoro che ritiene di dover meritare, e non certo i posti precari che magari gli offrono -, non può lamentarsi con gli altri (il governo, per esempio, magari quello di "quello là") che lo affama e lo costringe a un destino lavorativo misero: incolpi sé stesso, sapeva a cosa andava incontro. Chi è da incolpare? Chi deve lagnarsi per che cosa?
E' vero che magari è stucchevole questa "lagna di secondo grado" (lagnarsi delle lagne), ma è anche questo il motivo per cui scrivo sempre di meno di "questioni pubbliche", diciamo così. Faccio del mio meglio per trattenermi. Ma, se vuoi, mi trattengo di meno e scrivo anche di altro :)
"Sono stato spiegato?".

GMR

Caro Endimione, ci si può anche lamentare. Però ormai dopo decenni di satira di vario tipo dobbiamo prendere atto che 1) questi lamenti sono del tutto irrilevanti, non creano coscienza civile; 2) spesso non sono nemmeno vissuti come stimolo a essere migliori, ma come attribuzione del problema agli "altri" (lo dico dopo aver sorpreso alcuni di questi lamentatori professionisti a non rilasciare ricevute); 3) evidentemente la forma di questo lamento che vorrebbe essere "civile" è errata: si tratta di lagne generiche, poco impegnative e gratificanti, il cui vero obiettivo non è educare se stessi e gli altri, ma giustificare le proprie frustrazioni. Sono lagne poco impegnative perché dirette contro entità astratte e impersonali: l'arretratezza dell'Italia, il cattolicesimo, lo stesso Berlusconi (ebbene si, anche Berlusconi). La mia proposta? Fare due cose: primo, impegnarsi noi stessi a smettere di fare una cosa incivile oggi, adesso (es.: in auto non fermarsi alle strisce per far passare i pedoni); secondo protestare. Non lamentarsi, protestare- la differenza? Se ti diverti e ti senti buono e tutti son d'accordo con te allora è segno ti stai lamentando di un'entità astratta; se non ti diverti, ti senti a disagio e in ansia allora probabilmente stai protestando contro un essere umano reale che si sta comportando scorrettamente, ma che umanamente ti dispiace criticare. Difficile? D'accordo, io stesso non è che lo faccia spesso. Ma facciamolo, quando abbiamo voglia di lamentarci. Se poi lo fai contro un amico ancora meglio. Per esempio, contro l'amico che non rilascia ricevute, che non ferma l'auto alle strisce, che usa troppo l'auto, che non è sempre puntuale (queste ultime due cose le faccio io). E' meno divertente, ma diminuisce il senso di impotenza e ci si sente meno depressi.

GMR

Quando poi senti uno di questi anti-italiani che si lamenta perfino delle TROPPE piste ciclabili che starebbero infestando Milano, capisci che la lagna ormai è metafisica. Tutti noi sappiamo che uno dei lamenti più antichi e più classici -e anche più fondati, intendiamoci- dell'anti-italiano è la carenza di piste ciclabili! Ma quella volta glielo ho detto, al mio amico.

Stefano

Nooo, a questa non ci credo! Ma dai, sarà un caso isolato!

GMR

Come contenuto è sicuramente un caso isolato che forse l'amico avrebbe rinnegato dopo pochi minuti, come forma mi è parso un riflesso automatico abbastanza frequente. La forma precisa era che ne stanno facendo troppe (non siamo ancora al: sono già troppe).

Endimione

GMR, ma tu stai facendo della psicologia, mentre il discorso era di tipo politico-sociologico, non credo che i due piani vadano mischiati. Quello che dici mi trova d'accordo senza problemi (non si creda che io ami le lagnanze, eh, tanto più se sono una stracca coazione inutile per sé e fastidiosa per gli altri), ma tutto ciò si pone "dietro" alla lamentela, appunto nella psicologia di chi la esprime. Qui il discorso era di tipo sociale, e da questo punto si vista, secondo me, quando una parte sociale esprime dissenso, non si può che prenderne atto (e al limite ribattere nel merito): tutto il resto è paternalismo. Si può non essere d'accordo appunto nel merito, ma non nel diritto alla critica/lamentela/protesta, perché discuterne i modi è come discuterne il diritto, è come voler ridurre al silenzio. (Discuterne i modi va bene appunto quando si fa un discorso psicologico, non politico).
E potrei anche dire che, rispetto ad altri paesi occidentali, noi abbiamo una classe politica inamovibile da decenni (a destra come a sinistra, eh), e quindi se la lamentela è qui più esacerbata che altrove non è, forse, anche un po' giustificato?

Stefano, mi dici che sono andato fuori tema? Ma io commentavo una metà del post, quello sulla lamentosità. Quanto alla "vergogna per interposta persona", a cui mi riconduci, dirò allora che "not in my name", per come ho inteso io questo slogan, non significa "mi vergogno di essere italiano", ma piuttosto: essere italiano non è solo quella cosa lì (Berlusconi e tutto ciò che rappresenta). Io personalmente non lo condivido - non vedo perché ci si debba giustificare all'estero -; però mi pare giusto rilevare che quello slogan, lungi dall'esprimere vergogna, vuole puntualizzare che l'italianità è anche e soprattutto *altro*: e dunque semmai è uno scatto d'orgoglio.

medioman

La lamentela è un'abitudine insita nella natura umana ( “La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, se ne infischia dell’autorità e non ha nessun rispetto per gli anziani". Socrate, V^ secolo a.C.)che in Italia regna sovrana ("Ahi serva Italia, di dolore ostello/nave sanza nocchiere in gran tempesta/non donna di provincie, ma bordello!" Dante Alighieri Purgatorio Canto VI 1304-1320). Ma che dire della stucchevolezza di certi pensatori di sinistra che in nome dell'anticonformismo si dedicano con passione al fuoco amico.

GMR

Endimione, sono d'accordo sui rischi di voler capire la politica con la psicologia. Ma il discorso sull'efficacia della lagna/protesta puoi anche ridefinirlo come efficacia politica, che è obiettivamente scarsa. Che poi la mia spiegazione di questa inefficacia sia quella giusta o la migliore, anche questo non lo so. Potrebbe essere una spiegazione molto povera e parziale la mia, lo ammetto.

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