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21/04/2010

Comments

Sebastian

Quello di Levé era veramente geniale, poetico, tagliente, profondo... l'unico, dei tre che citi in questo post, che io abbia letto (e preciso: che decisi di leggerlo dopo essere giunto alla tua recensione)!
Sarei curioso di leggere anche questo, e pure quello di Améry: non è che hai scritto qualche interessante recensione - che io magari mi son perso - anche su quel libro?
Se me la linki - oddio, brutta 'sta espressione, sembra quasi un'allusione sessuale alla Luttazzi "dài, linkami linkami" :P - insomma se me la linki mi farebbe piacere... no, dico, la recensione! leggerla! merci beaucoup!
:)

stefano

No, quello di Améry lo lessi un secolo fa, quando ancora non avevo un blog, quindi non c'è nessuna recensione da queste parti. A occhio e a mia memoria, però, direi che è il migliore e il più denso e il più filosoficamente meditato dei tre.

Sebastian

Beh, allora lo terrò comunque in conto! Grazie...

vito

Non me lo perdo, mi interessano Roberta Tatafiore e le sue argomentazioni.

Se poi mi guardo indietro vedo una successione di facce che mi hanno lasciato in questi anni e la fatica immane di elaborarne il lutto...il tempo poi, al solito, fa miracoli.
Non saprei dire quanto tra l'elaborazione del lutto e la rimozione, mi abbia consentito di venire a patti con lo sperdimento, il dolore che il suicidio di una persona cara provoca.
Personalmente -per me stesso- il suicidio mi sembra una forma di assicurazione a cui non saprei e non ho mai veramente rinunciato.
Col passare del tempo, anzi, la possibilità del suicidio mi aiuta a vivere ...meglio.
E' lì in un angolo, mentre la vita continua ed io tra disincanto, allegria e una indulgenza adulta con me stesso (e che in passato non ho avuto) mi guardo vivere.

fuchsia

Non ho letto questo libro, e credo proprio che non lo leggerò, perché infastidita dall’enfasi pubblicitaria che ne ha anticipato l’uscita.
Per via della mia triste familiarità con l’argomento, non posso che pensare con sincero affetto, comprensione, direi anche tenerezza, a tutti coloro che compiono il gesto definitivo. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che il suicidio, per quanto lungamente meditato, è per sua natura una scelta profondamente irrazionale. Con particolare riferimento ai suicidi “lucidi” e apparentemente razionali, non va dimenticato che sono il frutto di una profonda sofferenza psichica; non di rado sono l’esito di una lunga, altalenante ed estenuante relazione del soggetto con gli psicofarmaci. (Non sono certo la prima a dire che gli antidepressivi sono un’arma a doppio taglio.)
Vi è inoltre, nel suicidio, una forma di aggressività latente; è purtroppo una scelta a senso unico, che non prevede repliche o confronti. Il suicida si arroga il diritto di tagliare i ponti col mondo (fingersi felicemente in vacanza altrove è un escamotage classico) e poi decide di coglierlo di sorpresa buttandogli addosso la propria morte. Una morte che è sovente “plateale”: scegliere di morire in un luogo diverso dalla propria casa implica il coinvolgimento di molte persone, ha insomma un maggior impatto drammatico.
Spero che queste mie parole non suonino come un giudizio perché davvero non vogliono esserlo. Sono piuttosto le considerazioni di chi da dieci anni – e so che sarà così per ogni mio giorno a venire – ragiona sul suicidio di una persona cara.
Ho la sensazione che questo libro dovrebbe essere considerato un prezioso documento da analizzare scientificamente. Invece la sua divulgazione un po’ sfacciata mi sembra una mancanza di rispetto nei confronti dell’autrice e del suo dolore.

Sebastian

@fuchsia:
Premesso che rispetto profondamente e "quasi religiosamente" il tuo personale e intimo dolore... Permettimi di obiettare che, tuttavia, una frase del tipo "il suicidio, per quanto lungamente meditato, è per sua natura una scelta profondamente irrazionale", è quantomeno discutibile, se non addirittura un assioma del tutto arbitrario, nonchè una contraddizione in termini...
Arbitrariamente possiamo 'giocare' a spostare più in là o più in qua la linea di demarcazione fra Razionale e Irrazionale. Ammesso e non concesso che ci si debba/ci si possa aggrappare a questo manicheismo per cui: o si è del tutto razionali (sani?) o si è del tutto irrazionali (malati?). Ma cos'è davvero razionale e cosa non lo è? Sì, lo so benissimo, è una domanda insidiosa e iper-retorica! Però vale sempre la pena non dare per scontato nessun concetto, nessuna posizione... La questione, dopotutto, è imparentata con quella del pessimismo e dell'ottimismo. Domanda: il pessimista è "sempre" un individuo - in varia misura - malato?? il pessimismo è "sempre" sintomo, più o meno latente, di una patologia che la psicanalisi, la psicoterapia, la psichiatria, i farmaci o quant'altro, dovrebbero prontamente rimuovere? Ergo, altra domanda: l'ottimista è per ciò l'emblema/l'incarnazione della salute mentale?? Avere uno stile interpretativo della Vita che sia positivo, solare, gioioso, fatto di accettazione e così via, tutto ciò corrisponde alla Salute e quindi (?!?!) anche alla Verità Ultima sull'Esistenza??...
In proposito, non si possono dare risposte definitive, e soprattutto non risposte VALIDE PER TUTTI!!! magari avessimo le "risposte", magari, magari!...
Certo, è ovvio che dietro a un suicidio - sia esso "lucido" o meno - vi sia una qualche base di sofferenza, di "insofferenza", di tormento, di infinita irraccontabile malinconia esistenziale (filosofica) o altri simili moventi... Ma chi può dire chi abbia ragione sul Senso della Vita? Hanno ragione quelli che restano? O hanno ragione quelli che volutamente se ne vanno? Sì, perchè la questione in gioco, in fondo, è (anche) questa! Perchè il sottoscritto, onestamente, ha l'impressione che "nessuno debba imporre niente a nessuno" dal momento che "nessuno" può dire con assoluta certezza 1) quale sia il SiGNIFICATO della Vita, 2) se ne abbia uno, e se ce l'ha: 3) se è valido universalmente per tutti!... Dove sta la Verità? nella Vita? nel suo Contrario? in tutt'e due? a metà strada fra le due cose? magari in nessuna delle due?? A ciascuno la libertà di cercare liberamente delle libere teorie in merito!
[Le risposte "in positivo" - ai quesiti sull'esistenza - non dovrebbero mai essere risposte "impositive"... Perchè il Positivo deve avere per forza a che fare con l'Impositivo? e non è affatto soltanto un gioco di parole, provate a rifletterci...]

Detto questo, per carità non sto invitando nessuno al suicidio!!! Non suicidatevi, vi prego :)
Aiutate, come potete, chi volesse farlo a non farlo!!!
Ma ricordate: non tutti i suicidi derivano dagli psicofarmaci, dalla psicosi, dalla psicopatologia, et similia. E non venite a dirmi che il suicida non è "libero" perchè compie la sua "scelta" attanagliato dal dolore; l'altro lato della medaglia di un tale ragionamento può essere benissimo che il non-suicida compia la sua di scelta (quella di vivere) perchè "accecato" da un stato di piacere, di entusiasmo. Torniamo sempre alla stessa questione: Chi è più lucido? colui che sta provando dolore/tristezza o colui che sta provando piacere/gioia? Chi ha la Verità (quella con la maiuscola)?

P.S.
...è la natura a essere contronatura! ;)

vito

@ Sebastian:
"Ma chi può dire chi abbia ragione sul Senso della
(sua)
Vita?"
io per me stesso...
e insomma chiunqhe abbia voglia di assumersene la responsabiltà,
e non ce la faccia, proprio non ce la faccia a delegarla a nessun'altro -religione/stato/famiglia/medici/amanti/amici...
@fuchsia:
"Vi è inoltre, nel suicidio, una forma di aggressività latente"
nel suicidio/nel suicida e non piuttosto nei fatti della vita?
non è un po' troppo supporre che una scelta così individuale debba subire le forche caudine di repliche o confronti...
il dolore di chi resta, riguarda davvero molto poco chi -sceglie- di andarsene;

certo è molto seccante, vero?

vito

da: Buonanotte Fratello
Francesco De Gregori - 1973
"...
Dov'eri tu quando restavo zitto
ed ero ingenuo come era una bestemmia,
dov'eri tu con la pace nel cuore.
Tu mi stavi ammazzando,
tu mi stavi ammazzando con amore.
E adesso guarda ho rotto il mio orologio
e ho costruito la mia stanza a specchi

e cullo il mio suicidio come un bimbo

che aspetta il giorno che verrà Natale
e non invidio la tua casa bianca,
dove resisterai fino a cent'anni,
per finire su un letto di granito,
con il conforto della tua coscienza,
la mani nette e il cuore di cristallo
e i cani abbaieranno a mezzavoce.
Io forse allora non sarò più niente,
solo una X nel ciclo dell'azoto,
se c'è un inferno mi potrà ascoltare.
Buonanotte fratello,
buonanotte fratello con amore. "

vito

dov'è il problema?

IL CASO
Lecco, c'è un cadavere in strada:
gente indifferente ai tavolini dei bar

14:04 CRONACA Pensionato di 70 anni si suicida, lanciandosi dal terzo piano. Intorno al corpo, all'arrivo dei soccorsi, curiosi che mangiano un panino e si fermano persino turisti che scattano foto

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_aprile_22/suicida-folla-guarda-1602885463421.shtml

fuchsia

@ Vito e Sebastian: ero consapevole del rischio che stavo correndo quando ho replicato al bel post di Stefano (sul quale non ho nulla da ridire perché non contiene una sola parola di troppo ed è dettato dal sacrosanto desiderio di analizzare e comprendere), tant’è che ero tentata di non metterci il becco. Però di queste cose è giusto parlare, è giusto conoscere e far conoscere, anche se questo genere di cose è già attentamente indagato da una scienza specifica. Esaurire l’argomento in un commento ad un post è pertanto una pretesa assurda, ma cercherò almeno di chiarire la mia posizione, ampiamente fraintesa, come temevo.
Io non sono una persona particolarmente felice di essere al mondo, sono anzi tendenzialmente depressa, autodistruttiva, ansiosa, tutt’altro che ottimista: da questo bel pulpito non sono certo nella posizione di predicare, dispensare ricette di felicità e giudicare le scelte altrui. Tanto più che se uno è determinato ad ammazzarsi, vi garantisco che niente e nessuno glielo potrà impedire.
Mi infastidisce sempre, tuttavia, vedere come gli editori si avventino da avvoltoi su certi documenti che meritano grande considerazione ma non certo curiosità morbosa. Mi infastidisce l’estetizzazione del suicidio.

Perché una cosa è teorizzare su un libro davanti al monitor del pc, ben altro è trovarsi la polizia fuori casa, peregrinare da un ispettore all’altro, da un obitorio all’altro, mendicare pietose risposte, destreggiarsi tra la burocrazia della morte e capire che un momento devi sottostare all’autorità sanitaria e poco dopo a quella giudiziaria (o viceversa, non ricordo più), affrontare il riconoscimento del cadavere (e qui bisognerebbe aprire un lungo capitolo sulle modalità di morte scelte dal suicida ma evito di proposito le scabrosità), il referto dell’autopsia, le lettere d’addio, le ultime volontà, il tutto in uno stato di disperazione che, nonostante la tua solidarietà, Sebastian, non credo davvero tu possa neanche lontanamente immaginare. Ora io mi rifiuto di credere che un individuo possa davvero ragionevolmente e nel pieno possesso delle sue facoltà infliggere un tormento così atroce alle persone che ha amato. (E dico “ha amato” e non “ama” perché il suicida, nel momento in cui inizia e meditare la sua scelta, ha già varcato il confine tra vivi e morti, si allontana dal mondo dei vivi, fa convergere tutte le energie residue sul proprio dolore, esattamente come un malato terminale). Nessuno può ragionevolmente infliggere un ergastolo di angoscia ai propri cari ai quali fino all’ultimo ha fatto di tutto per nascondere la vastità del proprio malessere.

Vito, tu dici che il dolore di chi resta non è così importante come quello di chi se ne va. Lo sai cosa è davvero seccante? Che le mie parole vengano prese come un giudizio, una sentenza, una condanna.

Io non costringo nessuno a vivere. Non so se sia più giusto vivere o più giusto morire. Quello che penso in sintesi della vita è che fa abbastanza schifo e che è così un po’ per tutti. L’unica cosa che mi rende sopportabile l’esistenza, paradossalmente, sono gli esseri umani, i pochissimi nei quali riconosco un’affinità, con cui posso costruire un legame, di qualsiasi natura esso sia. Il confronto per me non è una forca caudina, anzi, è un mezzo essenziale per la sopravvivenza. L’unica cosa che mi rende accettabile la vita, l’unico senso che so dare alla mia esistenza, è la possibilità di dare un po’ di sollievo a chi sta male. Per questo, nonostante tutto, parlo di queste cose. Per questo parlo della sgradevolezza del suicidio, non della sua ragionevolezza.

vito

@fuchsia:
la mia stima per te è fuori discussione, ribadisco.
il tuo ultimo commento lo sottoscrivo in pieno...
quello che -solo- apparentemente ci divide in questa riflessione è la prospettiva: se tu ti ostini (e mi fa una tenerezza infinita) a inquadrare il suicidio dal punto di vista di chi resta, io che pure la condivido e non potrei altrimenti, parlo invece di quella di chi ci lascia.
Non mi sogno di sminuire il dolore di chi rimane, è che mi strugge senza rimedio quello di chi pur consapevole di infliggerlo, non ha -potuto- sottrarsene.
Dicevo solo questo.
Poi sai, sono solo pensieri...e ci lasciano soli, tra fantasmi, rimpianti...dialoghi immaginari che forse sono solo la versione rassicurante dei nostri stessi singulti.
con affetto, con rispetto
vito

Sebastian

In realtà, non hai la più pallida idea di quanto tu abbia colto nel segno.........
Mio zio si è ucciso sparandosi in bocca con un fucile. Un caro amico di mia sorella si impiccò, diversi anni or sono, nella propria camera da letto (lei ne ha risentito davvero per molto tempo). So abbastanza bene di cosa stai parlando.
E io?
e io non riesco a dire quello che vorrei dirti, e mi fermo qui,
e ti chiedo comunque scusa se sono "uscito dal seminato"
hai ragione: *Esaurire l’argomento in un commento ad un post è pertanto una pretesa assurda*
scusami ancora fuchsia, il mio non era un biasimo ai tuoi pensieri o sentimenti, era solo un'elucubrazione (forse anche uno sfogo molto personale)
ma ti chiedo comunque scusa

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