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01/03/2010

Comments

andrea

non c'è la trauzioe italiana del testo?

stefano

Eh no, se in fondo ho scritto che qualcuno dovrebbe prendere l'iniziativa di farlo conoscere al pubblico italiano, vuol dire che andrebbe tradotto.

Andrea

sono tutte analisi ragionevoli, ma in certi punti rischia di confermare clichè ormai divorati, consumati, del mondo omosessuale.
in qualche modo rimarca il principo che l'uomo gay è promiscuo di natura, e lascia intendere indirettamente che l'uomo etero sia diverso (nella parte che riguarda la costante ricerca di sesso da parte degli omosessuali)
a mio parere siamo tutti diversi, in quanto individui. ognuno con le proprie caratteristiche, il proprio carattere, le proprie esperienze.
(io mi trovo molto più simile a certi miei amici etero rispetto ad alcuni amici gay), ed è solo l'esempio più semplice che ora mi viene in mente.
clichè come anche quello della cura dell'aspetto esteriore...
e poi non concordo con l'affermare "mondo etero", perchè sarebbe più giusto affermare "che viviamo in una SOCIETà (parlando di mondo occidentale europeo, ci va meglio rispetto ad altre aree del mondo e rispetto ad altri secoli) ETEROSESSISTA.
quindi i gay non vivono in un mondo etero, semmai in un mondo "eterocratico". tutto questo nato grazie al pensiero comune, elaborato e certificato da millenni di storia dell'umanità, e non dalla natura e dalla realtà dei fatti.
e poi non concordo, se ho capito bene, il legame diretto tra il non accettare legami seri, con il non accettare la propria sessualità.io son stato con ragazzi che volevano la storia seria, ma che comunque avevano molti problemi nel dichiararsi con gli altri, e anche un po' con loro stessi.
e poi non ho capito la parte in cui scrivi che le nostre conoscenze non debbano essere guidati dalle nostre preferenze sessuali.

Yuri

Grazie infinite per la segnalazione Stefano, lo voglio assolutamente leggere e proporrò ad un gruppo di psicoterapeuti di proporlo a qualche casa editrice per la traduzione e pubblicazione in Italia!!

Matthaei

Si può avere anche il massimo di buonsenso, ma se i propri interlocutori non ne hanno? Non è mica vero che nel paese dei ciechi anche l'orbo è re.
Nel paese dei ciechi l'orbo può finire per essere un emarginato perché ci vede troppo.

Alessio

Io non sono solito scrivere (non a te, bensì su nessun blog), ma oggi, non so nemmeno bene io perché, sento il desiderio di manifestarti la mia perplessità circa le tesi esposte nel libro che - ne sono certo - la tua sintesi/recensione perfettamente esprime.
Una premessa necessaria: sono eterosessuale. Ho le mie idee circa le questioni "esterne" rispetto ai gay (le faccende, diciamo così, su cui si potrebbe essere chiamati a esprimere un voto o una posizione politica), ma non mi sogno di esprimermi su faccende "interne", cioè emotive o sentimentali. faccio già abbastanza fatica a capire cosa sento io, figuriamoci se posso parlare di quello che sentono altri, per di più con una condizione personale così diversa dalla mia!
Proprio per questo, però, mi son deciso a dire qualcosa.
La perplessità, infatti, ruota tutta attorno al fatto che non ho ben chiaro in cosa i gay sarebbero diversi dagli etero in più o meno tutto quello che il libro sostiene.

"Ancora prima di avere avuto qualsiasi esperienza sessuale, abbiamo subìto il rifiuto dei nostri simili e, per sopravvivere, abbiamo imparato a conformarci alle attese altrui invece di apprendere a seguire i nostri impulsi interiori" : sarò forse un tipo particolamente sensibile, ma io credo (avendo superato i 40) di poter dire con una certa tranquillità che la mia intera adolescenza è stata segnata da una ragazzina maliziosetta e sciocchina, ma innegabilmente gnocca, che, quando avevo sui 13 anni, in una particolare circostanza disse che, se avesse dovuto scegliere chi baciare tra me e un altro ragazzino, lei avrebbe scelto l'altro.
Capisco bene che questo sia ben diverso dal sentirsi magari apostrofare con epiteti offensivi o guardati come delle anomalie. Resta il fatto che a me questa cosa m0'ha segnato!
E direi che il concetto per cui ben presto si impara a conformarci alle aspettative altrui, mi sembra perfin banale. Chi è che non si forma così, indipendentemente dal sesso e dal luogo di nascita? Cambiano solo le cose a cui doversi conformare.

Tutto il resto misembra caratterizzato da questa stessa pretesa di trasformare in una questione che riguarda i gay delle faccende che, invece, riguardano semplicemente gli eseri umani! Prendi questa "In primo luogo [occorre coltivare] la passione, intesa non in senso romantico, ma come “esperienza ripetuta della gioia nel fare qualcosa”. Scusa la rozzezza, ma dalle mie parti, a Roma, si direbbe "me cojoni!!". Perché, ti pare che intorno a te, nel vasto campionario di "tutti quanti, maschi/femmine/cantanti" che costituisce l'umanità c'è qualcuno a cui questo "consiglio" non si applicherebbe con successo? A me pare che conservare la "passione", che per me coincide anche con la creatività, sia una delle questioni centrali dell'essere "umani", non etero o gay o femmine o maschi.
E vogliamo parlare del "non lasciate che siano solo i vostri gusti sessuali a far da filtro alle vostre conoscenze". Per la miseria, nella mia vita ho sempre desiderato esclusivamente donne, ma ti assicuro che ho imparato a mie spese quanto sia importante prestare mooolta attenzione a questo tipo di "caveat" !! (brobabilmente ho passato anni a inseguire bellone con cui stavo malissimo proprio per compensare il trauma della ragazzina di cui sopra).
L'effetto paradossale, quindi, è che si finisca per segregare l'omosessuale ancora di più, atribuendo alla sua preferenza sessuale quelli che sono problemi e questioni che riguardano gli esseri umani in quanto esseri umani.
Non voglio naturalmente dire che non esistono questioni specificamente gay, ma credo, sinceramente, che siano altre (matrimonio, eredità, problemi di accettazione sociale ecc).
Ciao

stefano

@ tutti: come ho detto, questa "presentazione" del libro è solo uno scheletro: fidatevi solo fino a un certo punto, perché non è detto che sia esauriente o che io non abbia tradito il pensiero di Downs.
@ andrea: Downs non dice mai che i gay sono promiscui di natura, dice che spesso il sesso viene usato come mezzo per tenere sotto controllo o per reagire ad altre emozioni che non si riescono a "elaborare" in altro modo. Mi pare che siano faccende diverse. Per quanto riguarda la cura dell'aspetto esteriore: è solo un esempio per indicare uno dei modi in cui molti gay cercano di reagire/compensare questa "vergogna interiorizzata" di cui parla Downs. Ve ne sono anche altri, come il voler a tutti i costi primeggiare in qualcosa, una certa ansia da prestazione, un certo perfezionismo in ogni aspetto della propria vita. E così via. Può anche darsi, però, che la tua generazione sia meno tormentata delle generazioni precedenti - la mia e quelle ancora anteriori di cui parla pure Downs - e che l'eterosessismo di cui parli (che è, in fin dei conti, proprio quello che Downs chiama "straight world") faccia sentire meno i suoi effetti su di voi (anche se molti tuoi coetanei, che rifuggono da relazioni serie proprio perché non osano confessare nemmeno a sé stessi di essere gay, dimostrano che il passaggio attraverso varie fasi esiste ancora).
@ alessio: ciascuno ha le sue esperienze privatissime e personali, quindi non contesto di certo le tue. Però è diverso essere rifiutato, a 13 anni, da una ragazzina che dice di preferirti qualsiasi altro ragazzino. Non che non bruci, ovvio, ma non è come chi si sente respinto per il solo fatto di desiderare la persona "del sesso sbagliato". In questo caso è tutta una società che manda un messaggio riguardante non soltanto un caso specifico, ma proprio tutto il tuo modo di desiderare e, in ultima analisi, di essere. Un ragazzino gay potrebbe avere la "fortuna" di essere rifiutato sia per la sua omosessualità che da un altro ragazzino che gli preferisce qualcun altro! Poi, effettivamente, è vero che alcuni meccanismi psicologici descritti da Downs possono applicarsi a tutti gli esseri umani (uno per tutti: il fatto che rimuginare troppo a lungo su un'emozione negativa - se questa non è proprio patologica - finisce per rafforzarla producendo un circolo vizioso vale per chiunque, a prescindere dal suo orientamento sessuale).
@ yuri: sì, bisognerebbe farlo tradurre e qui c'è già qualcuno che si candida come traduttore (ma non sono io, eh!)

Jadran

Leggendo i commenti penso che la lettura del libro sia consigliabile. Per quanto ogni percorso sia unico, l'autore del libro parte dal fatto che, a parte rarissime eccezioni, nasciamo e cresciamo tutti in ambiente ("mondo") ostile, in cui ci viene inculcato che essere quello che siamo è "sbagliato". Sembrerà semplicistico, ma è vero. E la ferita diventa ancora più profonda visto che la nostra identità ci porta in contrasto con la famiglia, ossia il fulcro della prima delicatissima parte della nostra vita. Tutto questo impianta dentro di noi il seme della vergogna, che può avere esiti diversi a seconda delle nostre specifiche condizioni e scelte. Il contributo di Downs aiuta a scardinare l'idea di "natura" intrinseca degli omosessuali, spiegando invece che diversi comportamenti ricorrenti (perché, per quanto non ci piaccia, certi stereotipi come altri comportamenti socialmente approvati sono legati a una frequenza statistica riscontrabile nel gruppo) hanno origine proprio nel modo in cui gestiamo il senso di vergogna. Ma oltre a questa osservazione viene indicato anche un percorso – che non è uno sterile decalogo da manuale di auto-aiuto – per superare la rabbia e trovare la nostra "autenticità", concetto focale del libro che riporta al piano individuale invece di quella di "gruppo" o "classe".
Che poi molto di quello che l'autore scrive sia applicabile a qualunque persona è lui stesso a dirlo, ma l'attenzione è sulla specifica condizione omosessuale maschile nella società occidentale, che non è uguale a quella di altri gruppi perché le premesse o le implicazioni non sono le stesse.

Paolo, por supuesto

grazie davvero. già il titolo "la rabbia di velluto" dice tutto, e da quel che tu riassumi ci piglia in pieno, con tutte le varianti personali o antropo/nazionali del caso. anzi, mi fa male al cuore (oltre che piacere) leggere che qualcuno si sia preso la briga di fare il punto sul tema.

in particolare @ Alessio volevo dire che sì, siamo uomini (e nel mio caso maschi) come tutti gli altri.
ma crescere sapendo di avere il meno meno davanti oltre che uno stimolo a dare il massimo -credimi- è anche una grande rottura di coglioni. e molto più grande di qualsiasi "no" che ricevi da un tuo oggetto d'amore (specie con il sospetto che ti abbia detto no solo perché viviamo in una dittatura eterosessuale).

e resta per anni -o torna fuori- il sospetto di una propria inettitudine totale, a cui ognuno reagisce come può.

Andrea

e quegli etero fissati con l'aspetto esteriore, o che vogliono primeggiare negli studi?non ce ne sono pochi.ognuno lo è per i propri motivi..
io, da ragazzo.., vuoi coglioncello o superficiale, preferisco "primeggiare nel primo ambito, rispetto che al secondo..ma tutto questo a prescindere dai miei gusti sessuali.
ripeto..sono tutte analisi ragionevoli, ma che a mio parere rischiano di rimarcare i luoghi comuni riguardo noi gay.., analizzati come al solito, come se fossimo un branco più o meno omologato di animali

Paolo, por supuesto

continuo a pensare, con affetto, alle osservazioni di Alessio.
sarà perché sono appena tornato da San Francisco dove ho pensato allo "stato delle cose", a quel che ci siamo lasciati alle spalle, a quel che siamo.

le sue osservazioni così personali mi fanno capire -come Jadran spiega in modo formalizzato- il perché di una differenze di trattamento inconcepibile e incolmabile. per ora.

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