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29/01/2010

Comments

Andrea P.

Sui rapporti tra etica e dietetica mi era parso notevole anche il saggio di David Foster Wallace "Considera l'aragosta": un surreale reportage dall'annuale fiera dell'aragosta in Maine che introduceva il tema delle sofferenze inflitte ad un essere vivente in nome del piacere gastronomico.

stefano

L'ho in casa, ma ancora non l'ho letto... Uno dei tanti in attesa :)

fabristol

Molto interessante. Giusto ieri stavo scrivendo un post sulla questione partendo dalla proposta di legge di alcuni deputati per il bando della carne di cavallo in Italia. Che cosa ne pensi del divieto statale di mangiare alcuni cibi imposto dai governi?

stefano

Mah, più che altro mi pare inutile: proibendo qualcosa si finisce per renderlo più appetibile (se ci riferiamo a cibi in generale). Per quanto riguarda le carni, be', allora sarebbe teoricamente "sensato" vietarle tutte e non un solo tipo. Ma anche questo è, praticamente, insensato se non si capisce per quale motivo è meglio non mangiarne - e soprattutto non mangiarne di quegli animali allevati industrialmente... E' meglio diffondere l'esempio e sperare che un giorno l'umanità raggiunga un diverso grado di coscienza. Comunque io e te - e i nostri figli e i nostri nipoti - saremo quasi certamente già morti.

nomedelblog

Interessante e chiarissima come tutte le tue recensioni. Avrei da parlare per qualche mese... Apprezzo molto chi cerca di mettere chiarezza su questi temi, e di far ragionare, nonchè le tue conclusioni nel commento sopra. Rispetto a certi carnivori che ragionano solo con lo stomaco (quelli da cui - spiego dopo perchè - ricevo insulti quotidiani), preferisco la serietà dell'approccio di vegetariani, antispecisti, ecc.
Rimane il fatto che oggigiorno la grande maggioranza mangia carne, eppure io, in quanto cacciatore, vengo etichettato, quando va bene, come "assassino" da molta gente: in ciò vi è una evidente contraddizione.
Prova a metterti nei miei panni, che mi mangio due o tre lepri all'anno vissute libere fino alla morte, tacciato di ogni nefandezza da gente che mangia coniglio d'allevamento ogni dì. Mi sono costruito tutto un sistema argomentativo che parte dalla distinzione tra critica animalista e critica ambientalista alla caccia. Ci metto la pazienza di Giobbe ma spesso non riesco a superare questo primo scoglio. La caccia è forse l'argomento dove la massima "più uno è ignorante di un qualcosa, più ha certezze al riguardo" più si verifica...
E il tema del benessere animale con essa, ovviamente.
La trovata del divieto di mangiare cavallo è stata sponsorizzata dalla Brambilla, nota e agguerrita "animalista" senza arte nè parte, la quale sta forzando per inserire nel progetto di legge sua caccia modifiche che di fatto impediranno l'utilizzo tradizionale (gastronomico - vedi maiale, considerato ormai animale "da affezione" - e di lavoro - vedi asini, cavalli, cani da caccia) di molte specie, con l'eslcusione di quelle identificate come "da macello".
In pratica l'unica sfiga della povera vacca è quella di cagare troppo per essere tenuta in giardino.
La concezione pret a porter del "benessere animale" non ha nulla a che fare con la benessere o la sofferenza dell'ANIMALE STESSO (sulla quale si potrebbe fare un serio discorso scientifico e etologico), bensì con la sofferenza o la soddisfazione che l'utilizzare in un certo modo di certi animali dà ALL'UOMO.
ti chiedo scusa per la lungaggine, ma il tema mi interessa

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Il cane (Canis lupus familiaris) è un mammifero carnivoro ascritto al genere Canis (famiglia canidi). Con la domesticazione si è distinto dal suo predecessore, il lupo, del quale rappresenta una forma neotenica

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