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19/06/2009

Comments

fuchsia

Condivido ogni riga. Grazie per la consueta chiarezza.

Onan

Credo che voterò due no ed un sì. Astenermi mi pare brutto. Ma è più interessante sapere su a Milano di Penati, cosa farà? Perderà? E Podestà, con questo bel cognome evocativo?

neurobi

Qui non c'è ballottaggio, per cui non ci vado proprio. Condivido appieno tutto il discorso.

yurigu

Condivido le perplessità sul maggioritario, ma non condivido il pessimismo di fondo né, soprattutto, la scelta politica.

Il problema della governabilità è importante, ma potrebbe essere garantito con il presidenzialismo all'americana che separi l'elezione del presidente del consiglio e, quindi del governo, da quella dei parlamentari.

E' vero che un sistema del genere sposato al proporzionale è, ed è stato, applicato in Sud America con esiti non proprio esaltanti. Quindi sulla legge elettorale occorre riflettere ancora, per quanto mi riguarda.

Sono certo, però, che l'esito dei primi due quesiti sia assolutamente inaccettabile dal punto di vista democratico. Le segreterie e i leader avrebbero troppo potere rimanendo l'impossibilità di esprimere le preferenze. Per questo voterò NO ai primi due quesiti.

Il terzo invece è ragionevole perché limiterebbe il potere dei leader che candidandosi in tutti i collegi elettorali poi potrebbero ulteriormente selezionare (e quindi controllare) gli altri candidati scegliendo dove accettare l'elezione. Voterò quindi SI al terzo quesito.

Come per il referendum sulla procreazione assistita non accetto l'astensione come opzione. La posizione di Sartori secondo la quale astenendosi si dice no tanto al porcellum 1 quanto al porcellum 2, non sta in piedi. Astenersi vuol dire non esprimersi e quindi accondiscendere ad una realtà esistente, senza criticare quella proposta dal referendum. Inoltre si legittimerebbe un meccanismo perverso della brutta legge sul referendum che abbiamo in Italia e che, invece, ritengo debba urgentemente essere cambiata togliendo il quorum il quale, di fatto, sottrae all'elettorato la possibilità di esprimersi con il referendum.

Matthäi

Fino a stasera pensavo di votare No, ma ora ho deciso di astenermi, per gli stessi motivi descritti da Sartori (e da Passigli).

Fingers crossed...


PS "Referenda"?
Guarda che non siamo mica in Germania...;)

Gab

Io ho già votato una settimana fa (dall'estero ovviamente) e ho deciso di votare solo per il terzo quesito (sì).

Spero che non si raggiunga il quorum almeno per i primi 2 quesiti: voglio capire se alcuni di quei politici che hanno invitato all’astensionismo in passato per referendum a loro non graditi, ora diranno che è un dovere esprimere il proprio voto.

Poi condivido l’idea di yurigu che il quorum andrebbe abolito, o quanto meno abbassato.

Per il resto condivido tutto quanto hai scritto nel post.

Saluti! Gab

PS: leggendo un articoletto su Repubblica.it sull'astensionismo degli italiani all'estero per le Europee, vorrei precisare che io e altri non abbiamo neppure ricevuto le schede elettorali perché risultavamo residenti all'estero solo per il Min. degli Affari Esteri e non per quello degli Interni... una dimenticanza. Dopo essere andato in Consolato sono finalmente apparso sulle liste elettorali.

stefano

Referenda, sì, referenda: è un vezzo :)

Sì, anch'io penso che il quorum andrebbe abolito. Purtroppo, però, c'è. Certo, se si dovesse votare, voterei anch'io due no e un sì.
Più che pessimismo di fondo, direi disperazione, più esistenziale che politica.

aitan

Condivido (quasi) ogni parola di questo tuo post, e mi è gioco facile. Non ho mai creduto nel maggioritario in salsa italiana.

Gab

Caro Stefano, più che vezzo è ormai puntiglio... ;o)
Anche i dizionari un po' datati non danno più l plurale in -a.

Un abbraccio (posso?) :o)

Gab

yurigu

Sulla disperazione esistenziale, sai che ti faccio compagnia...

yurigu

Dell’illegalità della votazione referendaria appena conclusasi. L’esperienza di un presidente di seggio.

Nel pomeriggio di ieri si presenta nella sezione di cui sono presidente una elettrice che, com’è suo diritto, mi chiede di non avere le schede dei tre referenda. Qualche ora dopo, la stessa elettrice, una donna di una cinquantina d’anni, si ripresenta accompagnando una elettrice assai più giovane di lei che, quando le offro le schede, rifiuta quelle dei tre referenda. A quel punto noto la presenza dell’accompagnatrice nei locali della sezione e mi chiedo: ma qual è il rapporto tra queste due persone? Sono madre e figlia o, in qualche modo, parenti? Mentre l’elettrice entra nella cabina per esprimere il suo voto per le provinciali di Milano in tutta segretezza, le mie domande assumono una tinta più inquietante: e se l’accompagnatrice avesse esercitato una forma di pressione psicologica di e/o di controllo sulla persona che aveva accompagnato affinché rifiutasse di ritirare le schede? va da sé che da quel momento, se si fosse presentata un’occasione simile, non avrei più consentito l’accesso nei locali della sezione a semplici accompagnatori (anche se elettori di quella stessa sezione). Ma cosa avrei dovuto fare nel caso una coppia o una famiglia si fosse recata contemporaneamente a votare (come è avvenuto numerosissime volte)? Avrei dovuto far entrare solo un elettore alla volta nei locali della sezione? Ma perché allora ci sono 4 cabine elettorali? Avrei rallentato indebitamente le operazioni di voto, venendo meno ai miei doveri di agevolarle invece il più possibile.

La conclusione è che le normali procedure di riservatezza e di tutela della segretezza del voto, nonché della sua libera espressione sono inficiate dall’esistenza del quorum e dalla prassi dell’astensione e del rifiuto di ritirare le schede. L’esistenza del quorum fa sì che l’astensione dal voto per il referendum abrogativo sia equiparabile negli effetti ad un voto negativo. Nel caso di coincidenza tra un voto politico o amministrativo e un voto referendario la possibilità di non richiedere la scheda (propagandata dai partiti come arma più efficace per far fallire un referendum sgradito) equivale quindi all’espressione di un voto negativo. Questo però viene espresso (nella forma del rifiuto della scheda elettorale) non nella segretezza della cabina elettorale, ma nei locali della sezione di fronte ai componenti della stessa e agli elettori (magari parenti o in un qualche rapporto tra loro) in quel momento presenti. Gli scrutatori sono inoltre tenuti ad annotare sulle liste elettorali, di fianco al nome dell’elettore, quali schede non sono state ritirate, rendendo quindi questa scelta – che equivale, negli effetti, all’espressione di un voto negativo al referendum – addirittura nominativa. E’ quindi evidente come le normali procedure democratiche vengano totalmente stravolte nell’evidente impossibilità di applicare agli interi locali della sezione le norme vigenti all’interno della cabina elettorale.

Ritengo quindi che vi siano gli elementi per invalidare le consultazioni referendarie appena conclusesi e per eccepire la contrarietà del quorum previsto dall’art. 75 della Costituzione, con i principi fondamentali della medesima.

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