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26/06/2006

Comments

Matthaei

Beh, non c'è la controprova.

Non sappiamo cosa sarebbe successo se avessero vinto i Sì; ma possiamo immaginarcelo.

A mio parere, meglio nessuna riforma di una riforma pessima.

E lascia stare quel che dice Cento: conta per uno (con la "u" minuscola).


PS Se posso, per così dire, confortarti, sappi che a parte questo referendum e il voto a Scalfarotto (a proposito: chi l'ha più visto?), le tue scelte elettorali recenti sono state (o sarebbero state) anche le mie, e quindi anch'io sono abbastanza abituato a perdere.
Però, almeno su questo, posso darti lezioni, perché so cosa si prova a perdere non soltanto da elettore, ma anche da militante e, ahimé, da candidato (due volte, e alle ultime amministrative con o voti).
"Scende la pioggia, ma che faaaaaaaa...."
Cheerio! :D

stefano

Ah... ma questo è un coming out...

dj

Rotondi ha ragione quando dice riguardo al paese: prima il pane (risanamento e rilancio economico, infrastrutture, ecc) e poi dopo (se ci sarà tempo e spazio) le rose (riassetto costituzionale), perché il popolo così si è espresso.

formamentis

Io continuo a pensare che il problema siano gli uomini e non le strutture. Cambiare va bene se le cose non vanno, ma il bersaglio è sbagliato. C'è un problema di disonestà diffusa nella gestione delle risorse, ebbene, aiutare la cultura dell'onestà, quando c'è onestà si è già a buon punto, indipendentemente dalla struttura. Ma forse è più facile cambiare forma che sostanza

stefano

Questa tua considerazione - che hai fatto anche sul tuo blog - mi ispira altre riflessioni, che si riallacciano a certe cose che penso anch'io (ne avevo accennato da te, proprio parlando di "questione antropologica"). Se me ne vien la voglia (con 'sto caldo!), estendo e ci scrivo sopra.

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