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03/01/2006

Comments

l'anodino Tabaqui

Visto che sei babelico e puoi attingere ovunque non è importante, ma ti segnalo ugualmente un libro uscito da una casa editrice qui di Perugia ("Morlacchi") che si chiama "Nae Ionescu, Mircea Eliade, Emil Cioran. Antiliberalismo nazionalista alla periferia d'Europa" di Emanuela Costantini. Gira voce che sia notevole.
Il dibattito sulla appartenenza a movimenti o concezioni totalitarie e violente di scrittori novecenteschi a me non ha mai appassionato; e poi su Eliade anche se fosse stato nazista non sarebbe diminuita l'importanza la qualità delle cose che ha scritto sulle religioni.

stefano

Ho letto, qualche mese fa, una recensione del libro che mi citi e infatti ero indeciso se prenderlo, ma da quanto leggevo ho avuto l'impressione che attingesse al saggio di Alexandra Laignel-Lavastine: "Cioran, Eliade, Ionesco. L'oubli du fascisme", e quindi non l'ho comprato.
C'è una differenza sostanziale, credo, tra Eliade e Cioran: il primo è rimasto fascista per tutta la vita e il suo coinvolgimento con i legionari è stato molto più "organico" rispetto a quello di Cioran. (Ionesco, invece, era completamente disgustato da tutto questo, anche se resta - scrive Laignel-Lavastine - il mistero della sua amicizia con gli altri due romeni). Ma è un discorso lungo...

l'anodino Tabaqui

Di Ionesco c'è quello che racconta Davico Bonino quando era a pranzo a casa sua nei giorni del maggio '68. Mentre stanno pranzando sentono i rumori dalla strada di un grande corteo di giovani in rivolta. Ionesco senza dire niente si alza da tavola, apre la finestra e urla di sotto: "Tempo un anno e sarete tutti dei notai!" (oh, ci azzeccò?!!?).
A parte gli scherzi come fai a dire che Eliade è rimasto fascista per tutta la vita? Anche perché dopo la guerra non era possibile rimarerlo a meno di marchi d'infamia perenne da parte del mondo accademico di tutto l'Occidente, mentre lui di carriera ne ha fatta... Era semplicemente un conservatore, come Ionesco.

Yoshi

"lo sciamanismo" di eliade...non l'ho mai finito, un giorno lo riprenderò.

stefano

Uh, anodino, mi costringi a ripescare dalla memoria cose lette secoli fa. Ovviamente Eliade non è rimasto fascista nel senso che militasse in un partito neofascista (e poi, che ingenuità pensare che uno non potesse più restare fascista senza essere "marchiato"), ma nel senso - chiarito da Laignel-Lavastine che, in seguito (persino nelle sue memorie), ha sempre taciuto e sminuito il suo coinvolgimento, distorcendo la realtà della sua adesione alla guardia di ferro. Poi (leggi "Cultura di destra" di Furio Jesi) c'è quella parte di "fascismo spirituale" che è quella di cui faceva parte anche gente come René Guenon. Non direi che Eliade fosse solo "conservatore" e il suo interesse per le religioni non era puramente quello di uno storico. Vero è che i suoi studi possono essere letti a diversi livelli: su un piano storico, ma anche sul piano della "spiritualità tradizionale". In questo senso era fascista.
Ionesco è *diventato* conservatore (e, verso la fine della vita, credo, anche cattolico), ma originariamente pendeva a sinistra, quando quasi tutti gli altri romeni erano di destra.

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