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21/09/2005

Comments

Trespolo

Miseria, stavo pensando di acquistarmi qualcosa di Moresco, ma da come l'hai dipinto penso che sarà buona cosa se rivolgerò le mie finanze presso altri lidi. O magari lo vado a cercare in qualche biblioteca :-)

Buona serata. Trespolo.

stefano

Be', non partire da questo. Al limite prendi i "Canti del Caos" in biblioteca e "assaggialo". Secondo me ne vale la pena - secondo altri, no.

Babsi

Io sono a capo del sindacato dei suddetti "altri" ;P

stefano

Non volevo fare nomi e proteggere la riservatezza (oltre che l'incolumità) di questi "altri" :D

Babsi

Mi espongo coraggiosamente :D

Sergio

Addirittura deluso? Be', ma anche Dante ogni tanto nella Commedia ha qualche caduta di tono...;)

A me invece è piaciuto. certo non ha l'ampiezza di respiro dei Canti del Caos... Per la verità è totalmente estraneo ai CdC "per natura", e rientra piuttosto nei "piccoli libri" con cui a volte ha intervallato le sue opere più grosse e ambiziose. Forse bisognerebbe "ri-tarare" le aspettative anch in base a questo.

Quanto ai CdC, non ti sembra un po' riduttivo vederci solo le delle "ossessioni porno-erotiche estreme"?

Se io fossi in Trespolo, A leggere Moresco ci proverei eccome. Ma io sono orgogliosamente a capo della fazione dei "ne vale la pena" e mi stupisco ingenuamente che possa addirittura esistere una fazione opposta...

stefano

Aspettavo il tuo intervento, Sergio ;-)
Deluso da questo libro, sì. Per fortuna non mi dici che ogni singola riga che scrive Moresco deve essere per forza un grande capolavoro. Non credo, infatti, che uno scrittore scriva "in blocco" solo opere geniali.
Su Canti del Caos avevo già scritto delle cose nella preistoria del mio blog, per questo motivo qui non mi sono dilungato: non voglio fare pezzi chilometrici ogni volta. Ora attendo la pubblicazione della terza parte.

l'anodino Tabaqui

Ma nessuno commenta quel piccolo capolavoro ubriaco che è "Lo sbrego"??

stefano

Avevo già scritto qualcosa su "Lo sbrego".

sergio

Da moreschiano fanatico sono assolutamente acritico e non riesoc a trovare una sola riga infeliice. Ma razionalmente giungo a comprendere la possibilità che per altri non sia così ;-)

Sì, hai ragione, quando ti ho fatto quell'appunto sulla riduttività del tuo approccio ai CdC non ho pensato che ne avevi scritto, in passato (e dire che ti avevo anche letto).

Babsi

"Mi stupisco ingenuamente che possa addirittura esistere una fazione opposta", dici, e io resto basita. Per fortuna, Sergio, che poco dopo ammetti di essere un moreschiano fanatico e acritico, e non sono due aggettivi di cui io andrei fiera. Sai com'è, esistono persone che - per non essendo affatto menomate o stupide - trovano illeggibile Kafka o Beckett, Kerouac o Dostoevskij. Posso dirti che io non trovo poi così illeggibile Moresco, anzi: ha spunti interessanti. In realtà trovo solo grottesco il modo in cui molti ne stanno facendo un santo in vita, un intoccabile. Non capisco se è un'arguta propaganda per fargli vendere più di un migliaio di copie a libro (nel caso azzardo una facile previsione: non funzionerà), o se si tratta di un carisma naturale che ha creato - suo malgrado? - un culto. La sclerosi degli adepti al Moreschismo rischia di ucciderlo, più delle critiche di chi non ama leggerlo, o ama leggerlo in modo critico e costruttivo. Su questo rifletterei...

Babsi

Errata corrige: per = pur (non essendo)

sergio

Vedi, Babsi, questa per cui mi bacchetti è una delle poche occasioni in cui mi prendo un po' in giro. E' vero che sono un lettore appassionato di Moresco (spero che dall'alto della tua illumiata tolleranza mi perdonerai), ma guarda che quando dico "fanatico e acritico" sto scherzando. Lo so che senza l'inflessione di voce e la mimica è difficile a volte interpretare in modo corretto il tono in cui una persona si esprime, ma, per citare Amarcord, vivalamadonna!
E dire che ci avevo messo anche questa stupida faccina ;-)

So anche di mio che nel mondo esistono i gusti personali. Grazie della precisazione, ma lo so già di mio. A me Q è piaciuto molto, la mia ragazza lo ha trovato una palla mostruosa. Incredibile, Babsi: stuiamo ancora insieme!

Quanto alla "sclerosi degli adepti al moreschismo": ma per piacere! Qualcuno mi spieghi piuttosto perché un autore come Moresco sta tanto sul cazzo a tanta gente dell'ambiente editorial-critico-letterario?
No, perchè accanto a questi presunti "adepti" (boh? chi sono? Genna? Scarpa? Voltolini? Adesso new entry Evangelisti? Be', in tal caso fiero di appartenervi) c'è una nutrita schiera di persone che da anni si dedica allo sputtanamento del suddetto autore: non dei suoi libri (il che sarebbe perfettamente legittimo), ma della sua persona. Vedi le accuse (pretestuose) di orianafallacismo e militarismo dannunzian-marinettiano su Alias tre anni fa per il suo intervento in "Scrivere sul fronte occidentale"); vedi la vergognosa non-recensione dello Sbrego sullo Straniero (di cui sei a conoscenza per essere intervenuta su questo argomento dalla Lipperini). La cosa che mi fa incazzare, Babsi, è che quasi mai queste "critiche" entrano nel merito delle idee.

La certezza che resterai della tua idea (cioè che sono l'ennesimo povero gonzo letterato dilettante che di mestiere fa lo sclerotico adepto di Moresco) mi fa pensare alla sostanziale inutilità di queste discussioni "in commento".
Che amarezza.

Babsi

Sergio, l'amarezza non ti serve. Conosco anche i detrattori di Moresco (hai citato l'episodio di Cortellessa, so bene di che parli) e trovo che si accaniscano in modo particolare pure loro. Sembra che Moresco (meglio: la letteratura di) debba per forza suscitare reazioni violente, acritiche, di adorazione o al limite della diffamazione. Di questo, è inutile parlarne con i detrattori: piuttosto si può domandare spiegazione ai sostenitori. Tu dici: "raramente le critiche a Moresco entrano nel merito delle idee"; io ti dico: raramente gli elogi a Moresco entrano nel merito della questione letteraria; si loda Moresco, lo si santifica creando una leggenda di "resistente" e di "emarginato" che è paradossale: l'emarginato, il rifiutato della letteratura italiana ha pubblicato il doppio di buona parte degli scrittori in circolazione, e ha pubblicato per Feltrinelli, per dire quanto è reietto :D... Ai detrattori non vale la pena di domandare perché mai si accaniscano, temo non ci sia chance di dialogo; a te che sei della fazione opposta e sei passato di qui, io domando: sicuri che questa battaglia sacra intorno al nome di Moresco faccia bene alla letteratura di Moresco? Non essere amareggiato, non fare del vittimismo gratuito ("penserai che sono l'ennesimo povero gonzo": se mi conosci saprai che, se ti considerassi un povero gonzo, non sprecherei un commento:), sto cercando di capire: cosa porta a questo "innalzamento dei toni" quando c'è di mezzo Moresco? I detrattori fanno gli sciacalli, ma i sostenitori cosa tentano di fare? Di creare una leggenda prima che sia il tempo a crearla (se mai la creerà)? Fossi in te, non avrei la "certezza" che resterò "della mia idea", perché la mia idea di Moresco è più complessa di quel che credi; posso dirti che comincia con la sensazione che - se io fossi Moresco - tutto vorrei fuorché una Benedetti che fa di me "il nuovo Céline" anzitempo (e forse controvoglia?)... Diciamo che mi accorgo che non è soltanto una disamina letteraria a entrare in gioco, che ci sono dei meccanismi più oscuri che mi sfuggono. Quando leggo di Moresco, spesso mi ritrovo a chiedermi: che cos'è, propaganda e antipropaganda? Ovviamente non mi riferisco alla recensioni di Stefano, che è sempre estremamente misurato. Ti interessa questo aspetto della questione? Nel caso attendo la tua risposta.

stefano

Giusto un breve intervento - perché quello che ho da dire l'ho detto - per sottolineare che mi fa piacere che, per una volta, qui, si riesca a parlare di Moresco e della sua letteratura senza dare in escandescenze. (Spero di non essermi pronunciato troppo presto :))

Babsi

Non credo proprio che né io né Sergio daremo in escandescenze, Ste... Siamo adulti e vaccinati e, mi pare, sereni. Il rischio, al limite, è di essere prolissi :-)

stefano

E' una prolissità che si legge volentieri. Chi si annoia, salterà. No problem.

Babsi

Intanto mi permetto di segnalare la risposta di Silvia Dai Pra' a Valerio Evangelisti: tutto in tema "Moresco" (seguite i link nel post di Lipperatura: recensione Dai Pra', risposta Evangelisti)
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2005/09/la_risposta_ide.html

Lello Voce

In realtà è un atteggiamento sfacciatamente 'decadent', di commistione tra arte e vita, se volete un po' alla Kerouac, se pur ormai vissuta al caldo delle stanze delle major editoriali, che induce qualsiasi recensore a 'distrarsi' dal testo e a guardare al 'contesto' a Moresco 'personaggio'.
Per altro verso non mi ricordo un solo intervento del Nostro capace di intervenire con efficacia a proposito delle tematiche fondamentali della crisi e della trasformazione del romanzo, che hanno spazio persino (dico persino) nelle UNI americane (dalla narrazione dasata sul nesso causa/effetto alla funzione dell'ambivalenza, ai personaggi o alla strutturazione del tempo, dello spazio, del rapporto tra loro, ecc.). Ma non è solo Moresco a far così: è moda diffusa. Si parla solo di 'generi' (ma il romanzo stesso stesso è solo un genere e non tutta la letteratura, dunque un giallo è, filologicamente parlando un sotto-genere, absit iniuria verbis..) e di 'storie' che tengono o non tengono, come se scrivere un romanzo fosse sostanzialmente questione di inventarsi una 'storia', e (faccia opposta della medesima medaglia) si resta meravigliati ed ammirati di fronte a qualsiasi esercizio di lingua para-profetica, supposto-visionaria o tardo-pasoliniana. Anche se poi non si dimentica mai di citare Gadda (Gadda!)Nell'epoca della fine della storia in italia noi scriviamo un mucchio di storielle, o abbiamo visioni - tremende, travolgenti, - di un futuro che qualcuno ci ha già rubato.
Va bene così.
Lello

sergio

[Ci sono cose spurie che scivolano sulla tastiera nella fretta di scrivere e, una volta postate, non si posono cancellare. Ecco, quella cosa un po' vittimista sul "povero gonzo" alla fine del mio commento precedente l'avrei tolta, se avessi avuto la pazienza di rileggermi.]

La fazione dei fanatici moreschiani (quella in cui scherzosamente mi ero inserito). Qual è? Dove sono? Si nascondono nei blog? Chi sono i generali? Genna? Scarpa? Parente sul Domenicale in quanti lo leggono? Carla Benedetti? Quantitativamente quanto campo d'onore può occupare da sola la Benedetti? Perché le si attribuisce una forza sovrumana: da sola sarebbe in grado di dare l'idea di una generale alzata di scudi contro i detrattori di Moresco (c'è un episodio descritto da Hugo nel romanzo "Novantatré", in cui con uno stratagemma venti soldati repubblicani riescono ad avere la meglio su 6.000 insorti vandeani. Devo dunque pensare che Carla Benedetti riesca a fare lo stesso?). Altri nomi di questo agguerrito esercito di difensori moreschi?
Io vorrei capire dove si possono leggere tutti questi panegirici "che non entrano nel merito". Mi sembra invece che la vicenda "recensoria" di Moresco sia piuttosto infelice (il punto più basso fu toccato forse quando su "Sette", durante la polemica su Calvino, D'Orrico scrisse la recensione più lapidaria della storia: "Moresco è uno scrittore mediocre". En passant, è perfettamente legittimo pensarlo, ma il compito di un recensore non dovrebbe essere anche di motivare il proprio giudizio, per dargli credibilità e autorevolezza?).
Tanto che nel 2000, dopo l'uscita de "Il vulcano" e i conseguenti attacchi semipersonali, l'editore Bollati fa pubblicare un libricino (Chi ha paura di A.M.) in cui sostenitori e detrattori si confrontano. Nella nota dell'editore, Alfredo Salsano (che non era un pirla, accidenti) scriveva: "Ci sarà pure una ragione per cui le plateali concessioni, le cadute di stile, l'autopromozione conforme - insomma la normale pornografia di scrittori che comunque si siano conquistati un posto nel sistema di scambio editoria/università/giornalismo vengano di regola trattati con benevola indulgenza (...). [E che] Antonio Moresco, quand'anche i suoi meriti fossero 'soltanto' quelli di una ricerca rigorosa, dopo il silenzio, debba subire le contumelie che per anni, e ancor oggi, hanno salutato le pubblicazioni di un autore - come dire - non autorizzato". Anche lui un fanatico acritico di Moresco? Non credo proprio. Forse invece bisognerebbe riconoscere che esiste un problema di generale ostilità verso uno scrittore che non vuole "stare al proprio posto come fanno i suoi compagni di classe", come si dice agli scolaretti poco disciplinati. Diciamola tutta: persino la sua (legittima) uscita da Nazione Indiana è diventata per qualcuno il pretesto per dire quant'è stronzo Moresco...

Voglio dire che non riesco proprio a rintracciare tutta questa battaglia sacra per Moresco. Dov'è che la si sta combattendo?
O forse si tratta di un curioso fenomeno di moltiplicazione della voce: due o tre interventi di elogio (magari anche acritico) sembrano trenta. Però obiettivamente bisognerebbe tenere conto dei quindici, o dieci - non importa - effettivi interventi di segno opposto (almeno altrettanto acritici, come anche tu confermi).
In fondo volevo semplicemente dire che sui grandi media della cultura Moresco ha ricevuto molte più torte in faccia che non rose, spesso in maniera abbastanza pretestuosa. Appunto senza entrare nel merito dell'opera. All'altra parte bisognerebbe almeno riconoscere un'enorme sproporzione di forze. Comunque tra i "sostenitori" di M. ci sono tesi di laurea, recensioni (come quella di Genna - di cui tutto si può dire, tranne che sia un sostenitore acritico di M. - sui Miserabili a proposito dello "Sbrego" o quella di Voltolini ai CdC comparsa su Alias prima dell'affaire Cortellessa) e discorsi critici che si leggono su questo e su altri blog magari sconosciuti, che non hanno nulla da invidiare alla critica ufficiale. Non mi sembra che da questa parte della barricata si entri poco o punto nel merito della questione letteraria. Solo che le tesi di laurea o i pezzi di Stefano (o - chessò - di Georg.b) non hanno la stessa risonanza di quelli sull'Indice o sulle pagine culturali del Corriere.
Un buon esempio di quello che dico sono le pagine web di IBS dedicate ai libri di Moresco. Se vai a leggere le recensioni dei lettori, trovi giudizi entusiastici (ma pacati, quasi mai inficiati da isteria dei toni), giudizi intermedi e stroncature livorose. Il contrario (cioè lodi scomposte e stroncature pacate) è difficile da reperire.

La leggenda di resistente ed emarginato: sono trascorsi otto anni dalla pubblicazione di "Lettere a nessuno", il libro che più ha contribuito (sebbene parlasse anche di molto altro) a questa leggenda. Per un po' effettivamente anche da parte dei fans (absit iniuria verbi) la si è menata (con sommo fastidio dell'autore) con questa cosa dello scrittore emarginato. Ora però direi che la rispolverano soprattutto i detrattori, quando sono a corto di altre idee.
Detto questo, dalla Feltrinelli Moresco è stato praticamente scaricato. Altrimenti la seconda parte di CdC non l'avrebbe fatta da Rizzzoli (con la quale peraltro attualmente non credo sia in ottimi rapporti).
Quanto al "resistente" - be', quando questo concetto lo usa l'ex capo della procura di Milano contro il berlusca, tutto bene. Applicato a Moresco tutt'a un tratto non va più bene? Io credo che l'atteggiamento di resistenza esistenziale in ogni campo della vita sia fondamentale. Lo dico per me, lo sento io per mio temperamento. Perciò a me sta bene un'idea di Moresco "resistente". E trovo l'obiezione "sì, ma è pubblicato da importanti editori" pretestuosa e in malafede. Come a dire: Tu, Pasolini, ti permetti di fare certi discorsi ma scrivi sul Corriere... Oppure: si, bravi Wu Ming no-ggglobbal, ma pubblicate per einaudi che è del nemico...

Direi che sono stato abbastanza prolisso.

sergio

A vederlo postato, il mio commento mi sembra una mostruosità, in termini di dimensioni... scusate :-)

Babsi

Sergio, procedo per punti. Per cominciare, Carla Benedetti. Non entro nel merito dei suoi testi e della mia opinione su Benedetti "critico", piuttosto ricordo il ruolo di Carla Benedetti nello scenario culturale italiano: si tratta di un duplice ruolo, accademico e "giornalistico". Non mi sembra una sostenitrice qualsiasi: esistono ruoli, e il peso del ruolo e del nome non è ininfluente. Non pecchiamo di ingenuità... Poi: io non so se a te piacciano gli "alti toni comparativi", ma che nella realtà universitaria si menzioni Moresco come "il nuovo Céline e Melville", persino "meglio di Beckett", non mi pare una cosa da nulla: non sto dicendo che sia giusto o sbagliato (le opinioni sono come le palle, ognuno c'ha le sue; e io detesto i paragoni, questa fioritura di "nuovi Beckett" fa male agli autori e fa male anche a Beckett:), sto dicendo che è un genere di attenzione che non viene prestata a un qualsiasi scrittore di medio-bassa tiratura. Escono 40mila libri l'anno, non so quanti vengano duramente stroncati, suppongo migliaia: eppure, basta che una Silvia Dai Pra' recensisca negativamente "Lo Sbrego" per trovarsi fatta a fettine in tempo reale. Ti ripeto, Sergio, io non conosco i meccanismi più di tanto, ma posso garantirti che questa sensazione di "Moresco = intoccabile" (pena il linciaggio, l'essere accusati di "restaurazione", ahinoi che termine infausto) non sono l'unica ad averla. Lasciamo perdere i weblog, che - come tu stesso giustamente fai notare - non hanno la stessa risonanza delle pagine culturali del Corriere: pagine culturali dalle quali settimana scorsa La Porta ha nuovamente ribadito l'intoccabilità di Scarpa e Moresco, unici autori italiani - a suo dire - meritevoli*. E poi aggiungiamo Parente. Tu mi dirai: ma per un Parente che osanna c'è un Mozzi che ridimensiona. E' vero: soltanto che i toni di Mozzi non mi sembrano poi così da parata o da "sparata". A te pare un pareggio? Ci rifletto. Se io domani osassi sostenere che a Moresco preferisco di gran lunga il Genna di "Assalto" o "New Thing" di WuMing1 verrei graziosamente accusata di "complottismo restaurativo"? Non so, forse sì: chi l'ha creata, questa "barricata", Sergio? Chi sono i "restauratori"? Sono gli autori della campagna anti-restuarazione a doverlo spiegare, non io. Dulcis in fundo, certo non sarò io a dirti che essere pubblicati per Mondadori, Rizzoli o Feltrinelli sia indice di "scarsa credibilità intellettuale": è una scemenza, ma è una scemenza che non è uscita dalla penna di WuMing, di Genna o di Biondillo (faccio nomi a caso). Da dove è uscita? Chi ha parlato di "scritture importanti emarginate dalle major"? Chi ha detto che se Beckett fosse vivo non verrebbe pubblicato? Siamo sicuri che sia così? Sono felice di sapere che Moresco è allergico alla leggenda (ormai degenerata in macchietta) che lo vuole "povero ed emarginato": sarebbe bello se prendesse la parola per levarsela di dosso, quell'etichetta poco consona al suo calibro culturale e letterario, credimi. E grazie per la risposta, la prolissità non è un difetto, anzi. Abbiamo smosso pure Lello :D

*C'erano altri due o tre nomi, a me non noti.

PS. La "resistenza" di per sé non è nulla. Anch'io "resisto". Bisogna specificare a cosa e perché, però... E quanto in buona fede :-)

sergio

Confesso Babsi che la tua risposta mi crea qualche imbarazzo.
Ti avevo chiesto i nomi di questo presunto jihad moreschiano, citando Carla Benedetti dicevo: mi sembra incredibile che da sola basti a creare una generale sensazione di terrore giacobino. Mi rispondi in pratica che Sì, grazie al duplice ruolo di giornalista culturale e docente universitaria, Carla Benedetti gode di una moltiplicazione fibonacciana della vis polemica in grado di sbaragliare masse di ipotetici detrattori del nuovo Célville. E poi sarei io, a peccare di ingenuità? Ma dài!
Quanto a Filippo La Porta si dev'essere convertito all'improvviso, accecato sulla via di Damasco, visto che fino ad ora tra lui e Moresco non erano state certo rose e fiori.

Dici che di solito a uno scrittore di tiratura medio-bassa non viene prestata tanta attenzione. Non capisco se questa cosa ti sembra immeritata nel caso specifico, o se la trovi poco conveniente in generale, cioè per ogni scrittore di bassa o media tiratura, in base a un tuo strano e personale senso della giustizia... Per cui meno uno scrittore vende ed è famoso, più è illegittimo che "se ne parli tanto"... Boh: non credo che tu possa fare un ragionamento così; ma allora i conti non tornano e non riesco a spegarmi la tua frase. Anche perché dopo aver premesso che "non è una questione di giusto o sbagliato", mi chiedi se non mi sembra strano che per Moresco ecc.
A proposito: nell'articolo che Genna ha scritto un paio di anni fa per il Financial Times, paragona Moresco a Pynchon e DeLillo e lo definisce "uno dei padri fondatori della nuova letteratura italiana". E Genna indiscutibilmente NON è Carla Benedetti, non soltanto per ragioni di gender, e NON è un crociato antirestaurativo.

Ti chiedo di spiegarmi dove sarebbe questa guerra santa moreschiana capace di ingenerare terrore in chiunque provi l'impulso di criticarlo. Mi rispondi "posso garantirti che questa sensazione di Moresco = intoccabile non sono l'unica ad averla". E basta?
Pena il linciaggio, poi!!! A chi o cosa ti riferisci? Chi è stato linciato e da chi?

[Leggo lo splendido post di Antonio Bois su Blogdiscount e lo stesso Bois nei commenti al post summenzionato:
"Il libro di moresco è infantile e furbetto. tranne che io, un libro infantile e furbetto, avrei voglia di leggerlo, mentre questo è orrendo per le ragioni enunciate dalla dai pra’ che riassumerei così: moresco ha un io obeso (cit.) e pensa che qualunque cazzata gli passi per la mente sia geniale (colpa degli amichetti che l’hanno eretto a grande vecchio - e lui, abbastanza scemo da crederci - mentre lo facevano solo perché lui, moresco, nella competizione, era un poveraccio innocuo che non poteva fare ombra)..."
Questo invece non è linciaggio, è solo critica intelligente e un po' ironica... (Quanto Ego ha Bois? Mi piacerebbe misurarglielo...)]

Oppure ti rierisci a Evangelisti?
Evangelisti non è né amico né lettore di Moresco. Non ha criticato Silvia dai Pra' per aver attaccato Moresco, ma per aver scritto una recensione a suo avviso indegna di tale nome. E lo ha ribadito con fermezza nella controrisposta a Silvia dai Pra'.
E' difficile affermare che Evangelisti fa parte della lobby linciatrice filomoreschiana. Primo, perché è molto lontano da Moresco per scrittura e interessi; secondo, perché tutti percepiamo istintivamente la sua onestà intellettuale, quando afferma di essersi indignato non per l'oggetto della stroncatura, ma per il modo di stroncare, perché ha letto una recensione sulla psicologia di un autore, anziché sulla sua opera.
Se poi c'è gente che resterà convinta che VE è un massone moreschiano, un confratello di Carla Benedetti e Parente, mi spiace. Io da parte mia ni rifiuto di scendere a un tale livello, perciò rifiuto l'ipotesi che la stroncatura di Silvia dai Pra' sia stata commissionata dal suo direttore (e che quindi lei abbia agito da semplice galoppina dei grandi linciatori di Moresco), anche se so che Fofi di livore verso Moresco ne ha molto.

Mi citi Mozzi e Parente e mi dici che i toni sono importanti. Mi spiace, ma non sono d'accordo. Il tono di voce è solo una delle variabili. Contano anche l'onestà intellettuale, il temperamento, la passione viscerale.
Non è sempre preferibile la "pacatezza". Daccio l'esempio di due tipi umani. Magari uno si scanna, grida, gli si gonfiano le corde del collo, nella foga deborda e piscia anche fuori dal vaso, ma nello stesso tempo avverti in lui una sincerità e una passione genuina che non possono non redimere molta della sua furia. Un altro invece magari in apparenza è pacato, ma in verità parla con lingua biforcuta, come il gesuita cattivo dei romanzi o come il cardinalruino... Non sto parlando di Parente (che non conosco e non leggo, anche perché il Domenicale è al di là delle mie forze...) e Mozzi (che però - lo ammetto - mi sembra spesso molto ambiguo e gesuitico). Ti sto dicendo che non puoi contrappormi i due e chiedermi se secondo me il risultato è un pareggio. La competizione è viziata all'origine. Non farmi scendere allo stesso livello, non farmi parlare degli imbarazzanti (per la qualità media delle discussioni) thread di Vibrisse...

"Se io domani osassi sostenere che a Moresco preferisco di gran lunga il Genna di Assalto o New Thing di WuMing1 verrei graziosamente accusata di 'complottismo restaurativo'?". La mia risposta, Babsi, è "No". Qui puoi solo credermi o non credermi. Da chi hai paura che possa venire questa accusa zhdanoviana o mccarthiana? Da Moresco? Tiziano? Carla? (Forse Carla scriverebbe un pezzo per spiegarti perché ti sbagli, ma - e qui sono disposto a giocarmi tutta la mia collezione di cd di rock sovietico - non scenderebbe sul piano personale.)

Sulla restaurazione il discorso sarebbe troppo lungo, e mi sa che funzionerebbe come un buco nero. Dico solo che è triste come il tema di una discussione, discusso e deciso collettivamente, abbia finito per venire usato come arma impropria proprio contro le persone che su quel tema avevano avviato una discussione. Non starò a ripeterti che l'omonimo pezzo di Moresco era il risultato di una discussione collettiva e doveva servire come semplice punto/spunto di partenza per una discussione più ampia, che nelle nostre intenzioni avrebbe dovuto toccare un campo ben più vasto che non le quattro pareti anguste dell'editoria (dove la discussione a un certo punto è stata rinchiusa)

Chi sono i restauratori? Se avrai pazienza e non ti sarai stufata della mia prolissità, ti manderò (se non l'hai letto) uno splendido pezzo di Victor Hugo: un dialogo serratissimo verso la fine di "Novantatré". A proposito: l'hai visto "Buona notte, e buona fortuna" di Clooney?

Non ci vuole una gran scienza per capire che i due concetti - la presunta ipocrisia intellettuale degli autori pubblicati dal Padrone e le scritture importanti emarginate dalle major - sono tra loro diversi e non coincidenti. Quanto alla frase "Se beckett ( o Kafka o ecc) scrivesse ora non verrebbe pubblicato", non capisco perché sia tanto scandalosa e susciti così tanta riprovazione (non solo in te). Può essere opinabile, ma non vedo cos'abbia di orribile. Non voglio pensare che scateni la coda di paglia dei tanti redattori di case editrici che gironzolano più o meno nascosti da nicknames in Rete. Boh.
E' un'ipotesi. Detto en passant, due o tre settimane fa, sfogliando non ricordo più quale rivista (forse la Repubblica delle Donne), ho letto una frase di Little Steven, chitarrista e rocker storico. Non ricordo le parole esatte, ma il senso era questo: se i Rolling Stones fossero un gruppo esordiente oggi non li passerebbe neanche una radio di provincia.
Siccome non credo che Little Steven intendesse dire che i Rolling Stones fanno cagare, sono costretto a pensare che sia anche lui un attore della campagna antirestaurativa. Roba da non crederci!

Finisco.
"Sarebbe bello se [Antonio] prendesse la parola per levarsela di dosso, quell'etichetta poco consona al suo calibro...". Ma l'ha fatto e continua a farlo. Certo non prendendo penna e calamaio e scrivendo lettere ai giornali (o postando nel Web) per spiegare che non ne può più della caricatura di se steso povero ed emarginato. Sarebbe ridicolo, ne converrai.
Lo fa con quello che ha fatto negli ultimi anni, mi pare, organizzando un ( malcompreso) convegno sul dopo 11 settembre, contribuendo a inventare e creare Nazione Indiana (cioè mi permetto di dire una rivista sui generis di cultura e attualità centomila volte più grande di tutti gli inserti culturali attualmente presenti sulla carta stampata) e scrivendovi di emergenza ambiantale planetaria, guerra in Iraq ecc. Ciò a mio avviso dimostra solo la malafede di chi continua imperterrito a usare il "moresco-macchietta" come oggetto contundente.
Grazie anche a te per la risposta. Mi scuso per il ritardo con cui scrivo, ma nei primi giorni della settimana sono sempre molto (troppo) occupato, per banali motivi di lavoro.
Ciao,
Sergio

Babsi

Sergio: ti sembra incredibile che Carla Benedetti da sola basti a creare una generale sensazione di terrore giacobino? E non sbagli. Non ho parlato di *terrore giacobino*, ho parlato di sdoganare un autore nelle Accademie (e nelle redazioni:). Il tuo problema, forse, è che metti Benedetti e Bois sullo stesso livello: praticamente, come dire che venir recensiti da BlogDiscount o da L'Espresso è lo stesso, una citazione vale l'altra, un blog vale il Corsera. Vado nel panico: i meccanismi dell'editoria dovresti conoscerli, e sai bene che non è così :D
"Dici che di solito a uno scrittore di tiratura medio-bassa non viene prestata tanta attenzione. Non capisco se questa cosa ti sembra immeritata nel caso specifico, o se la trovi poco conveniente in generale": non parlavo di merito, parlavo di tempistica e di opportunità. E' chiaro che per i seguaci del Verbo sia assolutamente scontato che Moresco stia già nell'Olimpo (Melville, Beckett, Pasolini, Gadda e poi Moresco): a me pare assai anzitempo, assai affrettato, assai sommario. E molto poco in buona fede. E il problema mio è tutto qui: io non vedo la buona fede, in questa schiera di supporter moreschiani. Tolti Genna ed Evangelisti (che non mi pare abbiano fatto della campagna moreschiana una ragione di vita:), scusami, a me sembra di tentare un dialogo impossibile: io ho dubbi più o meno legittimi, a cui si risponde solo con il proselitismo.
Ancora dici: "Sulla restaurazione [....]: l'omonimo pezzo di Moresco era il risultato di una discussione collettiva e doveva servire come semplice punto/spunto di partenza per una discussione più ampia, che nelle nostre intenzioni avrebbe dovuto toccare un campo ben più vasto che non le quattro pareti anguste dell'editoria (dove la discussione a un certo punto è stata rinchiusa)": ecco, nelle "vostre" intenzioni il discorso doveva continuare, espandersi. Ma E' continuato, Sergio, è continuato su Vibrisse, su Lipperatura, su Roquentin.net, sull'Unità di ieri (Wu Ming), è continuato con Lello Voce, con Genna stesso (ti consiglio questo pezzo: http://www.miserabili.com/2005/09/14/terzo_grado_allemulazione_fall.html)... VOI dove eravate/siete? La domanda è semplice, dopotutto. Mi citi (ancora!?) il Fronte Occidentale, l'esperienza di Nazione Indiana, e sia: ma il Fronte Occidentale è roba di anni fa, e Nazione Indiana è stata affossata, e mica da Mozzi ;P... Dove siete, dunque, oggi? La battaglia da combattere, il dibattito da continuare, dove e come la combattete e continuate? Uscendo per Fanucci? Trincerandovi in un silenzio che non ammette repliche in rete (eppure, la rete è servita per lanciare il sasso)? Dicendo (come fa Scarpa) che la rete non ha prodotto nulla a livello culturale? A Mantova, la combattete, nelle conferenze a pagamento? Quando e dove avete riparlato di Restaurazione?
Quanto a "i tanti redattori di case editrici che gironzolano più o meno nascosti da nicknames in rete", ti prego, Sergio: nascosti dietro nicknames improbabili ci stanno quasi tutti, in rete: compresi certi insospettabili che fanno del "NO NICKNAME" un grido di battaglia e non sanno che basta un IP per sbugiardarli.
Qui mi DEVO fermare, perché rischiamo il gossip, e il gossip io non lo faccio. Avendo lavorato 7 anni nel musicbusiness, con le mani bene in pasta, potrei spiegarti perché [anche] Little Steven è assai poco credibile in queste sue uscite antirestaurative che passano sul cadavere di Stiv Bators, e non si tratta di un cadavere metaforico: ma mi asterrò. Restiamo così, in freeze, sul musicbusiness. Ti cito Bob Marley: "You can fool some people at some time, but you can't fool all the people all the time" :-)

Babsi

Il link a I Miserabili, che nel commento sopra pare non funzionare:
http://www.miserabili.com/2005/09/14/terzo_grado_allemulazione_fall.html

sergio

Su Little Steven avrai sicuramente ragione tu, non lo metto in dubbio. D'altra parte era solo una nota marginale al mio discorso.
A me sembra di averti posto delle qyuestioni sostanziali. Mi rispondi che ti si risponde con il proselitismo. A questo punto, sì, forse il dialogo è impossibile.

ti viene facile dire che la Benedetti esagera. Sul moresco=delillo+pynchon di Genna però non dici una parola. Eppure è uno che ha fatto della (presunta) crociata pro-moresco una ragione di vita: questo dovrebbe sciogliere almeno qualcuna delle tue perplessità...

Conoscevo già il pezzo di Genna che mi consigli.

Il dibattito sulla restaurazione è continuato? Mah. Sarà. A me sembra che sia stato sommerso da un mare di chiacchiere autoreferenziali (ombelicali, ma non da esicasti) e voglia di linciaggio. Ma siamo di nuovo daccapo: tu vedi il linciaggio da parte "nostra", io lo vedo contro di "noi" (anche se 'sta categoria del "noi" comincia a starmi un po' sulle palle). Comunque ancora poco tempo fa Mozzi su Vibrisse ancora insisteva con la storia della profezia di moresco bl bla. Come in aprile. Fermo bloccato come un bebè nella fase anale :D (mo' li uso anch'io, i faccini)

Il pezzo di Wu Ming sull'Unità mi è sembrato vergognoso. E guarda che sono un giapster, mi costa ammetterlo.

Dici che ci siamo chiusi in un silenzio che non ammette repliche in rete (en passant: e da parte di chi? francomelloni? morescowatch? angelini? scarparo al 340esimo commento? Preferirei di no). ma il silenzio è anche fecondo. Hai presente la strategia del silenzio degli zapatisti? Il silenzio è anche il silenzio del lavorio. E poi, quanto tempo è passato, dalle polemiche? Mica anni: sei mesi. Bisogna liberarsi dai tempi frettolosi e anabolizzati della rete, dove un post dura in media quattro giorni. Infatti come puoi notare, ti rispondo a distanza di giorni!

Bella, comunque, la recensione a Moresco di Bois su Blogdiscount.

Insisto sull'altra tua frase: "Sarebbe bello se [Antonio] prendesse la parola per levarsela di dosso, quell'etichetta poco consona al suo calibro..." perché mi pare che tu non abbia colto il senso della mia risposta. Rifaccio: per l'amor diddìo: cosa avrevbbe dovuto fare: scrivere una letterona al popolo dei lettori sul corriere magazine? aprire un blog dal titolo "Moresco contro la propria meschina leggenda"? non ti sfiora l'idea che il levarsi di dosso quell'etichetta fuorviante sia insito nella pratica, nelle cose che ha scritto, fatto e di cui si è occupato?

vabbè.
Ciao e grazie per il tentativo di dialogo. Mi è parso incomparabilmente meglio delle palate di merda che ci si tira quotidianamente nei 3d dei blog letterari...
Sergio

stefano

Intervengo anch'io per ringraziarvi a mia volta. (Anche perché ho visto certi "flame" in altri blog che avevo terrore di trovarmeli qui dentro :D).
Se non aggiungo altro è perché quello che avevo da dire l'ho detto nei vari post - come faccio in genere. Preciso solo che, quando scrivo di un libro che ho letto, mi limito a dire quello che ne penso, senza filtri o obblighi. E, soprattutto, i libri di cui parlo li ho letti veramente - e per intero.

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