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17/09/2005

Comments

marta

firenze in quanto a rumorosità, anche notturna, batte milano 10 a 1.

stefano

Infatti, di Firenze ricordo la rumoristà dei motorini onnipresenti (poi, figurarsi, nelle stradine strette del centro!).

Totentanz

Credo che il problema sia comune a tutte le città italiane. Se vedeste Napoli...

Yoshi

"Sono tentativi pietosi di rianimare un cadavere. Questo non risorge, ma al massimo escono i vermi da tutti i buchi, si agitano un po' e poi tornano dov'erano venuti"

cazzo ma sei un poeta! :)

e comunque è "fighètti", nel vostro odiosissimo modo di parlare :)

stefano

Vero, è "fighètti", ma io mi sono educato e uso sempre la "é" stretta.

erba

io bicicletto spesso e volentieri, ma vivo in paese...percui da noi è una forma mentis quella della bici.
mi piacerebbe tanto poter girare milano in bici, nonostante i pericoli che tu hai ben descritto... sarebbe un modo più veloce ma altrettanto bello di vederla.. però è vero che, in cità, non esiste più il concetto della bici...

Mauro

Vero, Firenze è rumorosa, soprattutto nel centro storico: chi lo costruì, molti secoli fa, commise la leggerezza di non prevedere l'avvento di automobili, motorini et similia. Ma naturalmente la soluzione, ancora non raggiunta, è di chiuderlo al traffico non pedonale, come avviene in tutte le città d'arte d'Europa. Io credo che ci si arriverà.
Se posso dirlo, Pisa è molto più vivibile (forse per motivi casuali: è più piccola, le vie del centro sono molto più larghe), e, come quasi ovunque in Toscana, la bicicletta è una cultura diffusa: primari, professori e dirigenti d'azienda vanno allegramente in biciclette sgangherate come tutti gli altri. Il problema sussiste semmai con gli ultranovantenni, che spesso si vedono caracollare in bici a zig zag, e che talvolta pagano questa loro fedeltà al mezzo con la vita.
Di Milano, caro Stefano, non parlo. Ci sono stato molte volte, ed ogni volta mi chiedo come un essere umano possa ritenere dignitoso viverci più di tre giorni consecutivi. Capisco il fascino beckettiano di certe zone, che so: una passeggiata sulla tangenziale verso Cologno Monzese, uscendo da Cascina Gobba, o certe zone desolate verso Greco, in novembre. Indubbiamente anche certi ricordi possono legarci a posti così, fino a farceli (perversamente) amare, oppure più banalmente le circostanze concrete di lavoro. Ma se io dovessi viverci davvero, senza una prospettiva immediata di fuga, prenderei seriamente in considerazione il taglio delle vene. La nostra filosofia è certamente influenzata anche dal clima in cui viviamo, e forse aveva ragione Nietzsche a dire che di ogni filosofo pessimista dovremmo indagare, prima di tutto, le condizioni del suo stomaco e il tasso di umidità della città in cui vive. Forse esagerava, si può essere ottimisti a Milano (o, come lui, a Basilea), e disperati a Castiglion della Pescaia. Però io suggerirei, prima che sia troppo tardi, di provare a scappare in un posto più ridente. Come diceva la pubblicità di quella caramella: non risolve il problema, però aiuta.

andrea

Ho letto oggi per la prima volta alcuni post del tuo blog..e mi hanno molto colpito le descrizioni che fai di Milano,che molte volte rispecchiano le mie idee e sensazioni!complimenti!

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