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15/09/2005

Comments

Yoshi

non giochiamo al gioco del se ti prego altrimenti dovremmo spararci tutti, tutti.

il se non esiste e non ha senso porselo per questioni così grandi.
al limite puoi dire cose tipo "se ieri avessi mangiato quattro kili di gelato oggi sarei più grasso", o morto :)

endimione

la vera dannazione non è la predestinazione, ma il libero arbitrio.
uno dei tuoi post più belli. bacio.

cascade

io ho smesso di suonare il violino e deciso di non restare in belgio.

e se.

ha

dovrò fare tra qualche tempo questo gioco del se al contrario, dato che tra poco partirò e che tra poco lascerò tutte quelle certezze che lei cita, più o meno.
E se fossi rimasto in Italia?
quello che so è che qui e ora sono profondamente infelice, stanco di combattere una città e una mentalita per me aliene, spossato, imbruttito, irritabile, pigro e annoiato come ora non lo sono mai stato e (se) non parto ho il terrore di diventare come quel vecchio col cane che incontro ai giardini quando porto il mio, una carogna ambulante di nevrosi a passeggio.

Lucis

Probabilmente ora ci sarebbe stato un blog tedesco in più e uno italiano in meno. E su quel blog tedesco avremmo potuto leggere " ...e se fossi rimasto a Milano?"

Io credo che troppo spesso con i se noi giudichiamo ciò che siamo sulla base di quello che sentivamo, che vivevamo. Forse c'è stato un errore, forse no, ma il futuro sarebbe diventato presente in ogni caso.

E' strano. Prima il se lo proiettavo nel futuro, ora nel passato. Prima era un sogno, ora un rimpianto. Io credo che il miglior se del presente sia fatto di speranza. Certo che darsela...mica facile.


Concoedo, davvero un bel post. ciao

tato

Si, post davvero intenso e coinvolgente.
Mah, poi, che dire: ho molti più anni di te e quindi molto più passato da sottoporre all'analisi del "se...", ciononostante raramente lo faccio; molte cose del passato mi hanno fatto soffrire e la sofferenza in taluni casi ancora dura, eppure non riesco a non proiettarmi ancora nel futuro, non importa quanto ampio, e a non sentirmi impegnato a diventare, per me, il miglior "me" possibile.
E sarà esattamente quello che sarò, alla fine, e la mia vita sarà stata sicuramente l'unica possibile per me, perchè sarà, ne più ne meno, quella che avrò realmente vissuto.
Ma è il viaggio che farò per arrivarci l'unica cosa che conta, e i paesaggi che vedrò, e i compagni di viaggio che avrò, o non avrò....

Matthaei

A me questo post ha fatto pensare al finale di "Mignon è partita" della Archibugi.

Come vedi i tuoi stati d'animo sono molto comuni, molto frequenti.

Anch'io ho attraversato (e attraverso) momenti in cui passo per le stesse considerazioni.

E se avessi sbagliato completamente vita? Se la visto che sto vivendo non fosse la MIA? Se il problema fosse che non ho avuto abbastanza coraggio?

Anch'io ripenso agli anni dell'università, a quello che è stato e che non è stato e non ritornerà più.

"Kein Zurueck", come la canzone dei Wolfsheim...

E' vero, "non è troppo tardi, mi dico a volte, per cambiare; è troppo tardi, mi dico altre volte, per cambiare radicalmente".

Però, perché non dare tempo al tempo? Hai fatto le scelte che ti sentivi di fare, in quel momento ti sembrava la cosa giusta, hai cercato la tua strada. Non è questo che conta?

Continua a cercarla, come credo ci sforziamo di fare noi tutti.

L'importante è non rintanarsi nel proprio mondo, non stare sempre con un piede nel passato.

Anche in questo caso, il rimpianto è pericoloso quando diventa una condizione esistenziale.

Siccome passo stati d'animo simili (e diversi) dai vostri, lo propongo come esercizio quotidiano: considerare, nelle nostre situazioni, il mondo intorno a noi come un insieme di opportunità più che di vincoli.

Babsi

"Probabilmente ora ci sarebbe stato un blog tedesco in più e uno italiano in meno. E su quel blog tedesco avremmo potuto leggere: ...e se fossi rimasto a Milano?"

Lucis offre un'osservazione assai arguta. Conoscendoti piuttosto bene, so che non ha tutti i torti. Quanto al fallire, ti ricordo il beckettiano "fallire meglio", per tempo incipit del mio weblog :-)

Matthaei

"Non ho rischiato. Non ho voluto rischiare. Non ho voluto accettare fino in fondo la mia solitudine. Che cosa sarebbe successo se invece...? Questa domanda, nei giorni seguenti alla mia visita "commemorativa" e "punitiva" all'Università Humboldt, mi ha tormentato. Sarei, ora, berlinese da otto anni? Mi sarei davvero integrato in quella città che, undici anni fa, mi faceva gioire e soffrire allo stesso tempo?"

Leggo da poco questo blog ma, per quel che conta il mio parere, la mia risposta, in base a quel che ho letto di quel che hai scritto, è No.

Non ti saresti integrato perché la capacità di integrarsi dipende solo in parte dal posto in cui si vive e dipende maggiormente dalla prospettiva da cui lo si guarda.

Se, come dici tu, "la mia mente abita le regioni del "peggio": vi si insedia e fa il suo nido. Io non vorrei, ma lei sembra avere un pilota automatico che ve la conduce. Ha un sesto senso speciale per riconoscere il bicchiere quando è mezzo vuoto", il problema è, per l'appunto, la tua mente, il modo in cui vede il bicchiere, non il bicchiere stesso.

Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma rinuncio.

:)

Benjamino

[...]

D.

mi sa che Matthaei ha proprio ragione, come molti altri che hanno lasciato le loro osservazioni.

io della mensa alla Humboldt ricordo che alla fine di un pranzo sottrassi forchette e coltelli, nonostante il tuo astonishment, perché ero indignato di dover mangiare con posate di plastica da te, e poi ricordo come facilmemte attacai bottone nella U-bahn con la berlinese che aveva appena comprato una piantina di basilico, se non sbaglio dicesti che il mio accento in tedesco era simile a quello di Aldo.Busi e che ti facevo fare le solite figure da "italiano" tu eri imbarazzatissimo e mi dicevi che a berlino non si attacca bottone con le signorine sul metro così di punto in bianco che loro pensano subito male... ma io volevo dimostrarti che tutto si poteva fare e che i berlinesi non erano poi così freddi se facevi loro un bel sorriso! e poi ricordo tanti altri piccoli dettagli come quando fummo svegliati alle sette del mattino da un ispettore che doveva controllare che la stanza del pensionato che di lì a poco avresti lasciato era integra e completa nel suo affascinante squallore di mobilio e accessori, ricordo la meravigliosa vista su berlino di cui si godeva, ricordo il tuo bellissimo e solare compagno d'appartamento, ricordo ancora altre cose ma non mi va di stressare tutti i tuoi lettori e forse questi miei ricordi qui sono un po' fuori luogo.

avi

quanta saudade, nostalgia di ciò che non si è avuto, alla pessoa... l'unica cosa che non mi convince è quando dici che non avresti tradotto, non avresti incontrato M.S., non avresti il lavoro che hai: magari avresti tradotto altre cose o fatto un lavoro completamento diverso ma altrettanto interessante del tuo attuale e incontrato altri compagni. nessuno può saperlo. bisogna vedere se ti struggi perché non ami quello che hai o se avresti amato di più quello che non hai avuto e che avresti forse potuto avere.

un ultimo appunto: le case si possono vendere tranquillamente anche con il mutuo sopra, senza problemi, devi solo informare la banca con cui hai il mutuo la quale provvederà a inviare un suo funzionario al momento del rogito. Devi inoltre informarti se è prevista una penale in caso di estinzione anticipata del mutuo stesso (valuterai tu la convenienza).

Non è mai troppo tardi per niente. Ho trovato molto bella e logica, raziocinante, la tua considerazione che non hai voltuo accettare fino in fondo la tua solitudine. Nulla di cui tu debba pentirti, né rammaricarti, né giustificare, anzi. Devi solo considerare se vale la pena di rischiare sempre e comunque: qualche volta non ne vale la pena, ma quando sì e quando no puoi saperlo soltanto tu.

Matthaei

Piccola considerazione tecnica: vendere una casa in un momento come questo dovrebbe essere facile (e lucroso!).

gp

Troppi pensieri qui che lasciano dietro cose sospese. Che aspetti? Non hai tanto tempo ancora. Nessuno prenderà le scelte al posto tuo: muoviti. Non c'è pensiero che blocca la volontà di chi ha coscienza di cosa desidera realmente.

liseuse

Come avrei voluto scriverlo io, 'sto post. Esprime così bene tutti i miei aridi lambiccamenti: "Perché non sono rimasta lì, quella volta?"
Sarà che è sempre torppo facile dare consigli, mi unisco al coro di: "Non è troppo tardi"!

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