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28/02/2005

Comments

Yoshi

tu dici di volere uno stato distributore di risorse e secondo me qui sta la falla che fa crollare sempre tutto. non stato centrale ma federalismo di base, di comunità, potere diffuso e solidale, questa organizzazione secondo me sarebbe la "migliore".
l'utopia è irraggiungibile ma si piò tendere all'utopia, i vari anarchismi secondo me non si dovrebbero classificare come "ideologie" in quanto non sono pensieri totalizzanti ma offrono, ognuno (e sono tantissimi!) soluzioni o parti di soluzioni per vivere insieme aperte al cambiamento, più che di ideologia io parlerei di ideale.
l'ideologia la vedo come un sistema di pensiero chiuso che ha già in se tutte le soluzioni (sempre sbagliate, sembra), l'ideale mi da più il senso di apertura e di pensiero critico, boh :)

stefano

E' il concetto di utopia applicato al campo politico che mi fa stare male. Tutto bello in teoria, ma il materiale umano è questo. Io non voglio *tendere* a nessuna utopia, perché *tendendo all'utopia* si dimentica, spesso, la concretezza delle cose da fare, giorno per giorno, pragmaticamente e poco poeticamente. Chi pulirà i cessi in una situazione di anarchia? Va bene, ognuno si pulirà i suoi... Chi pulirà il culo dei vecchi e dei malati, allora, in una situazione di anarchia?

Yoshi

non capisco la tua domanda, secondo me non ha attinenza, in una ipotetica società anarchica non avremo la fine della storia nè dei lavori di merda, nessun eden. anche la tua è comunque un'utopia eh:) uno stato benevolo che distribuisce ricchezza non s'è mai visto e mai si vedrà :)

stefano

Se è un'utopia, è molto scettica. Lo stato non è di certo "benevolo", ma l'ideale sarebbe di impedire agli stessi individui il mantenimento e l'esercizio del potere prolungato affinché non si sviluppi la paranoia "da potere". Ma, appunto, sono molto scettico, perché vedo i meccanismi dell'agire degli uomini, a partire dai loro microcosmi. Tu prova a guardare i rapporti che si stabiliscono in un ufficio e poi dimmi tu. Amplificali, avrai la società in grande.
La mia concezione, se vuoi, è molto pragmatica: nessuno sarà *salvato*, ma si tratta di scegliere una direzione dell'azione politica. Io penso che certe risorse siano più garantite se sono pubbliche e non se sono privatizzate, per dire. Ciò detto, non è che avremo il paradiso in terra. Tutt'altro. La condizione umana è quello che è.
(A che serve l'anarchia se ci saranno ancora lavori di merda? Chi verrà *costretto* a farli - è questo il senso della domanda... cioè, come si concilia la *costrizione* - perché immagino che nessuno vorrà farli di sua spontanea volontà - con l'idea di libertà che l'anarchia porta con sé?)

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