'Meglio una disperazione certa di una speranza in sospeso', ti sei detto. E gli hai telefonato: "E' importantissimo che ci vediamo ancora una volta prima che io parta, ti devo parlare".
Volevi affrontare l'argomento. Siete andati al caffè del Nikolaiviertel. Ma neanche stavolta ce l'hai fatta: la sua presenza sfidava tutti i tentativi, la sua presenza stroncava tutta la tua risoluzione. Così, ancora una volta, hai girato intorno a quello che volevi dire, sperando che fosse lui a rivolgerti delle domande precise - è stata una tua ossessione di quegli anni che lui ti chiedesse delle cose.
Così gli hai dato la lettera. La notte prima, nella tua stanza d'albergo, hai preso carta e penna e, di getto, gliel'avevi scritta. Gli hai rivelato tutto.
"Vuoi aprirla e leggerla subito?
"No".
Quando lui ti ha finalmente risposto, per iscritto, è stato un no. "Avevo già sospettato tutto". Anche tu.