L'aereo partiva di mattina. Lui l'avevi rivisto due giorni prima e poi più niente. Sei arrivato in anticipo all'aeroporto e l'hai trovato, immobile, accucciato su una rastrelliera (un portaombrelli?) di fronte ai banchi di registrazione della Lufthansa. "Aspetti me?" gli hai chiesto, sorpreso che si fosse fatto quasi un'ora tra S-Bahn e autobus, da Karlshorst a Tegel, soltanto per venire a salutarti. "Sì, chi se no?" ti ha risposto. Indossava mocassini neri e calzini bianchi. La sua solita aria dimessa. Nonostante la tua gioia - e il suo bel pensiero - non siete riusciti a dirvi niente ("kein ordentliches Gespraech", come ha scritto lui poi, anni dopo, ricordando quell'incontro in aeroporto). "Devo entrare nella saletta imbarchi" gli hai detto, "ti devo salutare". E, prima che potesse ritrarsi, gli hai dato un bacio sulle guance. Il primo e l'unico che gli avresti mai dato.