Provi a elencare i caffè in cui siete stati insieme le poche volte che vi siete visti. Il bar della Leipziger Strasse - il primo in assoluto -, il bistro di Wittenbergplatz - quello che lui ha definito arredato in modo kitsch e che tu avevi conosciuto tre anni prima, in altre circostanze -, il "Caffè Vivaldi", alla fine della Trautenaustrasse, - in cui eravate andati una sera a cena, più perché era vicino alla pensione in cui stavi che per vera convinzioni -, il caffè del Nikolaiviertel - in cui ti aveva portato lui, sempre pieno, e in cui la prima volta gli hai fatto notare un altro ragazzo che vi guardava ("Guarda senz'altro te", gli hai detto) e che, due anni dopo, hai rivisto - e, teatro del vostro ultimo incontro, il bar dell'hotel Radisson, anche questo scelto perché era già lì, sulla strada tra l'università e l'Alexanderplatz: anonimo ed elegante come possono esserlo i bar dei grandi alberghi.
E poi? Niente di più. "Non vado mai in quei locali" ti aveva detto lui una volta, calcando la voce su 'quei'.
Tutti luoghi che non portano traccia di alcuna personalità, e certamente non della sua.