Kenshiro: un film del manga
Settimana scorsa, leggendo Inserzione per una casa in cui non voglio più abitare di Bohumil Hrabal, mi sono imbattuto in una frase - invero attribuita a un personaggio, perciò non commetterò l'errore di credere che esprima il pensiero dell'autore - che mi ha dato da pensare: "Gli intellettuali puzzano di merda lontano dieci metri". Resisterò alla tentazione di usarla come nuovo esergo al blog e invece, siccome non voglio dare l'impressione di essere troppo puzzone (nell'accezione hrabaliana, perché in realtà io sono un maniaco dell'igiene personale), racconterò di quello che ho visto al cinema ieri sera. Per fare contento lui, che aveva dietro di sé una settimana di duro lavoro, oltre che un'influenza intestinale e varie vicissitudini di cui nulla dirò ma che sono culminate con la furia degli elementi che si è scatenata due domeniche fa sulla città di Milano e che hanno concorso a stremarlo, mi sono offerto di accompagnarlo all'Odeon a vedere Ken il guerriero - La leggenda di Hokuto. Per chi non sapesse di che cosa si tratta - come me fino a ieri sera, per esempio - è lo spin-off cinematografico di una serie di cartoni animati giapponesi di parecchi anni fa, il cui protagonista era, per l'appunto, tale Kenshiro - Ken per gli amici, suppongo -, della dinastia di Hokuto, insieme con i suoi fratelli Raul e Toki. Io, in quanto a cartoni animati giapponesi, ero rimasto molto indietro: da piccolo avevo visto prima Heidi, poi Rémy e infine avevo fatto il grande salto con Atlas Ufo Robot. E poi, tranne una breve passioncella per Spank, si è aperta una voragine cognitiva che si è conclusa ieri: si capirà dunque il mio spaesamento.
Quali impressioni ho ricavato, dunque, dalla mia visione di ieri sera? A parte un momento di disorientamento iniziale, dovuto al fatto che mi sembrava di confondere i personaggi - anche per via dei nomi così strani, tranne Raul, che in cuor mio associavo a una specie di incrocio tra Bova e Casadei -, a poco a poco mi sono lasciato conquistare dalla storia. In fin dei conti Ken il guerriero mette in scena - ora fate finta che io mi stia schiarendo la voce per impostarla come richiede la formula che sto per enunciare - la sempiterna lotta tra il Bene e il Male. Siamo infatti in un mondo postatomico, distrutto da innumerevoli guerre causate dalla ferocia, dalla stupidità e dall'avidità degli esseri umani, in cui si fronteggiano i due princìpi, incarnati uno dalla dinastia dei Nanto e l'altro da quella degli Hokuto. Della prima fa parte l'imperatore cattivo, Sauzer, che vuole essere l'unico a regnare sul mondo e non si fa scrupolo di usare i bambini sopravvissuti per costruire un'enorme piramide in suo onore. Della seconda fanno invece parte i tre fratelli che, ognuno a modo suo, combattono contro il male per far trionfare il bene. In realtà, mi dice J. che nella serie televisiva la faccenda è un po' più sfumata e al bene si mescola un po' di male: anche Raul vuole governare con il pugno di ferro, ma lui lo farebbe non per brama di potere, ma perché sa che imponendo la sua volontà - sostanzialmente buona - farebbe cessare le divisioni e, quindi, riporterebbe la pace. E' un imperatore illuminato, quindi. "Un po' come Silvio!" chioso io. In ogni caso tutta quella violenza, quel sangue e quelle mosse assurde accompagnate da sproloqui altrettanto assurdi durante i combattimenti mi hanno messo addosso un certo buon umore. Un po' meno soddisfacente, per i miei gusti, è stato tutto il tripudio di muscoli da body-builder estremo: Ken e Raul erano notevolmente più carini da adolescenti.
Per non rovinare la sorpresa agli spettatori, non dirò come finisce il film - anche se posso anticipare che finisce esattamente come ci si aspetterebbe che finisca. E ci mancherebbe anche che fosse uno specchio fedele della triste realtà! Alla cassa del cinema volevo mandare avanti J. a comprare il biglietto: "Ti do i soldi, vai tu, ché mi vergogno". Ma il mio imbarazzo era fuori luogo: in sala eravamo solo adulti. Quando siamo usciti, però, un dubbio mi è rimasto lo stesso: va bene Ken-shiro, ma dove sono i due cuori e la pallavolo?



