E va bene che c'è crisi, ma...
Undici e qualchecosa del mattino. Suonano alla porta. Guardo attraverso lo spioncino e mi sembra di intravedere qualcuno di "ufficiale": un messo comunale o un tipo dell'azienda del gas o dell'elettricità. Metto da parte i miei sospetti e apro. Mi si para davanti un tizio con un cartellino appeso alla t-shirt che comincia a parlare, parlare, parlare, in tono abbastanza monocorde. Esordisce dicendo: "Sono qui per controllare la sicurezza dell'impianto del gas". Prego, si figuri, entri pure. Io, intanto, continuo a guardargli il cartellino che gli ballonzola sulla t-shirt. Lo porto in cucina, dove c'è il boiler. Lui osserva e dice: "Ah, ecco qui, e il contatore dov'è?". Glielo mostro, dietro la porta d'ingresso. "E' uno di quelli piccoli, bene, bene... E' stato rifatto da poco". Effettivamente tutto l'impianto è stato rifatto nel 2002, quando ho comprato l'appartamento. Lui prosegue imperterrito: "In conformità alle nuove normative di sicurezza europee e italiane... bla bla bla... un dispositivo di sicurezza per le fughe di gas... bla bla bla... si potrebbe mettere qui sopra, lo spazio c'è... bla bla bla... I suoi vicini l'hanno già installato, ero passato settimana scorsa ma lei non c'era... bla bla bla..." Alla sua cascata di parole io replico sempre: "Mh". E mentre emetto quell'unico grugnito il mio sguardo fissa, ipnotizzato, il cartellino che gli penzola dalla t-shirt. A un certo punto dice: "Il costo è di centonovantanove euro più Iva". Penso "me cojoni!" e, riscuotendomi dal torpore che il flusso ininterrotto delle sue parole mi ha causato, obietto: "No, mi scusi, sia chiaro: la normativa mi impone di installare o semplicemente la normativa permette a lei di vendere questo dispositivo?" Lui elude la domanda e riprende la cantilena: "Secondo l'attuale normativa europea e italiana bla bla bla... c'era anche l'avviso esposto che saremmo passati... bla bla bla... tutti i suoi vicini... bla bla bla". Lo blocco: "Non ho visto nessun avviso. Guardi, secondo la normativa, io ho dovuto far fare quel buco nel muro. I miei obblighi finiscono lì e lei sta semplicemente cercando di vendermi qualcosa. Se così non è, mi informerò dall'amministratore". Punto il dito sul suo cartellino: "Quella lì non è né la società del gas né un'agenzia ufficiale di controllo, ma una srl che produce e vende allarmi antigas, punto e basta". Lo invito ad andarsene e - ma è sottinteso - a non farsi più vivo. Ero abbastanza furibondo, anche se non l'ho dato troppo a vedere. Capisco bene che altri sprovveduti possano cascarci - e poi uno si domanda come è possibile che a intervalli regolari i giornali riportino notizie di anziani gabbati da questi trucchetti -, perché le tecniche ci sono tutte: innanzitutto il richiamo a una autorità (la "normativa", anche quando questa non impone proprio nulla), poi lo stordimento a forza di parole e, dulcis in fundo, lo stigma dell'anticonformismo ("l'hanno messo tutti, non vorrà mica solo lei fare il diverso?", un'informazione che, oltretutto, potrebbe essere anche falsa e usata come mezzo di pressione). Quando finalmente se ne va, cerco su Google il nome della società per conto della quale opera e ne trovo subito il sito: come volevasi dimostrare, è un'azienda del Bresciano che produce videocamere per la sorveglianza, antifurti e... allarmi per il gas.
Un'oretta dopo mi squilla il cellulare: è un numero di Roma che non ho mai visto prima. Normalmente sono restio a rispondere a numeri sconosciuti e lì per lì temo quasi che siano i Radicali che, da quando non ho più rinnovato la tessera, continuano a chiamarmi sul telefono fisso e con i quali ho ingaggiato una prova di forza rifiutandomi ostinatamente di alzare il ricevitore quando vedo il loro numero. Forse, penso, stavolta si sono fatti furbi e chiamano da un altro numero. D'altro canto ho anche prenotato un albergo a Roma per una notte, settimana prossima, e non vorrei che fossero loro che mi chiamano per avvertirmi di qualche problema. Così, a malincuore, rispondo. E' una voce di donna che mi comunica che sta chiamando per conto della banca con la quale ho il mutuo. O, per meglio dire, della banca inglese che s'è fagocitata la banca, altrettanto inglese, con cui ho il mutuo - banca che, suppongo, prima o poi verrà inglobata da un'altra banca ancora più grossa. Penso subito a qualche inconveniente, e invece no: "Come lei sa la nostra banca ha aperto molte filiali a Milano e ora siamo in grado di offrirle un conto corrente con un tasso d'interesse garantito, per dodici mesi, del cinque per cento, a zero spese". Vorrei quasi chiederle dove vanno a prendere tutti quegli interessi, dato che la crescita economica è ben al di sotto di quel tasso lì. In realtà penso: "A chi li andate a rubare?". "Se vuole le fisso un appuntamento con il direttore di una delle nostre filiali..." Veramente sarei un po' impegnato, in questo periodo - in effetti passare le mattinate a grattarmi le palle e guardare il soffitto richiede un certo impegno -, e poi, così, su due piedi... Spero che desista. "Lei ha una mail?" Ecco, sì, brava. Gliela do, così manderà tutte le "specifiche" del caso, come dice lei, e io potrò continuare a fregarmene allegramente come ho fatto in altri casi simili.
Ora io capisco che c'è crisi e che questi non sanno più dove sbattere la testa per accalappiare nuovi clienti, ma se c'è una cosa che mi urta è proprio questo tipo di marketing rapace. Mi sento come la carogna di un animale sopra il quale volteggiano gli avvoltoi che se la contendono. Se io mai prendessi in considerazione l'acquisto di un allarme antigas o l'apertura di un nuovo conto corrente, non lo farei mai con chi, sponte sua, viene a seccarmi la gloria in casa mia. Anzi, mi rivolgerei alla loro concorrenza solo per fargli un dispetto e punirli, così in futuro ci penseranno due volte prima di commettere lo stesso errore con qualcun altro. Non a caso, infatti, il mio numero telefonico non è presente in elenco e forse dovrei anche mettere un sistema di riconoscimento delle impronte digitali sulla maniglia della porta, ché oggi va tanto di moda.



