Sul caso Marrazzo non ho molto da dire, se non che, a differenza di Berlusconi e per quanto ne sappiamo ora, lui alle sue trans non ha proposto posti in Europarlamento né le ha candidate alle regionali. Inoltre andava lui da loro - e tutt'al più sarebbe esecrabile se usava l'auto blu per farlo - e non se le portava in una residenza ufficiale. Non credo nemmeno che le abbia mai fatte viaggiare in aereo di stato. A parte questo, posso aggiungere che Marrazzo si è comportato da perfetto buon cattolico: vizi privati e pubbliche virtù. Come ha ben scritto Malvino, dichiarando contrito che la sua frequentazione delle trans è stato "frutto di debolezza" Marrazzo ha di fatto avallato il sistema di valori dei suoi ricattatori. Del resto è così che funziona: gran parte dei clienti delle trans che si prostituiscono sono uomini eterosessuali, spesso regolari padri di famiglia - di quella famiglia tradizionale su cui i destrorsi nostrani versano calde lacrime di coccodrillo -, individui per i quali il frisson non consiste tanto nel prendersi un cazzo nel culo, ma nel prenderselo perché è proibito, perché è trasgressivo, tanto più se a metterglielo è qualcuno che ha anche un bel paio di tette.
C'è qualcuno, però, che usando la sua logica bacata e manipolatoria, sfrutta questo episodio e lo combina con un'altra notizia di questi giorni, che nulla c'entra con il primo, per sputare veleno omofobico e spargere a piene mani odio contro i cittadini transessuali e omosessuali. Mi riferisco all'azzimato gagà che risponde al nome di Marcello Veneziani e all'articolo apparso ieri su Il Giornale. Nessuna sorpresa, da questo punto di vista: non è il primo pezzo che leggo di Veneziani, sia sulla gazzetta del fratello di Berlusconi che su Libero, e non mi ha mai deluso. Anche questa volta si rivela il mentecatto di sempre.
Veneziani inizia dicendo che preferisce un donnaiolo impenitente come Berlusconi (il quale denuncerebbe pubblicamente i ricatti a cui è sottoposto) a uno come Marrazzo, che invece va a trans e asseconda i ricattatori pagandoli di nascosto. Purtroppo il nostro prode giornalista dimentica di precisare che, spesso, chi tace su relazioni di questo genere è perché da sempre è stato costretto a vergognarsene, proprio da parte di chi adesso li considera "squallidi". Insomma, è inutile buttare merda addosso a qualcuno e poi lamentarsi perché dopo puzza. Ma poi prosegue citando la sentenza della Cassazione che sostiene che "c'è famiglia se c'è mutua assistenza". Insomma, le due cose sarebbero legate ed entrambe sarebbero il sintomo di un irrimediabile declino, non solo dei costumi, ma della nostra civiltà tutta e, soprattutto - rullo di tamburi -, del millenario concetto di famiglia tradizionale, unica e indissolubile, tra uomo e donna. Da qui, quindi, l'affondo all' "imbarbarimento" che considera lecito "ogni egoismo, ogni piacere, ogni sfizio, purché consensuale". Traduzione per il volgo: per colpa di questi froci che vanno con le trans brasiliane - e non vero, come sappiamo, perché sono soprattutto i bravi paparini, tradizionali per l'appunto, che apprezzano l'articolo - ormai la società è allo sbando. Vorremo mica peggiorare la situazione introducendo i matrimoni gay o approvando leggi contro l'omofobia, eh?
Che il messaggio sia abbastanza chiaro lo dimostrano i commenti degli aficionados del Giornale, che danno sfogo alla loro rogna omofobica e si grattano senza ritegno. Chi ha lo stomaco abbastanza forte può pure leggere. Quella che è davvero squallida è l'operazione compiuta da Veneziani: qui non si tratta soltanto di omofobia, ma abbiamo invece a che fare con quell'omofobia manipolatoria, coscientemente applicata dall'autore del pezzo allo scopo di ottenere effetti specifici come, per l'appunto, solleticare gli istinti dei lettori e conquistare consenso. E', ovviamente, un'omofobia indiretta, strisciante, non immediatamente aggressiva, ma è comunque omofobia. E' inutile replicare portando dei dati di fatto e far notare, per esempio, a Veneziani e ai suoi lettori che non esiste alcuna contraddizione tra l'estensione del concetto di famiglia e la concessione di pari diritti anche alle coppie non tradizionali e la difesa della cosiddetta "famiglia tradizionale". Si facciano, Veneziani e i suoi fan, un giro in posti come la Svezia o in certe zone di Berlino: è pieno di mamme, papà, bambini in carrozzina e froci felici e contenti che hanno pieno diritto di cittadinanza, come gli altri eterosessuali. Il resto è, banalmente, la realtà: le famiglie si sfasciano comunque e i lettori acclamanti di Veneziani - che lo sa benissimo e invece di ricondurli alla ragione sceglie di aizzarli - preferiscono attribuire la colpa dei loro fallimenti a gay, lesbiche e transessuali e non, come dovrebbero, a sé stessi.
Una decina di giorni fa, in occasione della morte del cantante gay dei Boyzone Stephen Gately, una scribacchina del Daily Mail, tale Jan Moir, ha scritto un pezzo trasudante omofobia, in cui neanche troppo velatamente sottintendeva che era lo "stile di vita" gay ad avere in qualche modo provocato la sua morte, in così giovane età. Una sorta di memento: prima o poi i froci fanno una brutta fine e addio l' "e-vissero-felici-e-contenti" dei matrimoni gay. Ebbene: il Daily Mail - che non è esattamente un quotidiano progressista, tanto che viene soprannominato Daily Heil - è stato inondato dalle proteste. Sul sito web hanno dovuto cambiare il titolo originario sostituendolo con uno più anodino, gli inserzionisti pubblicitari hanno tolto la pubblicità da quella specifica pagina per non essere associati alle dichiarazioni omofobe di Moir. E, dulcis in fundo, all'organismo di vigilanza sulla stampa britannica sono arrivate 25.000 (dicasi: venticinquemila) lettere di protesta e di condanna nei confronti di Jan Moir, la quale ha dovuto scusarsi pubblicamente e cospargersi il capo di cenere. Ecco, mi piacerebbe che qualcosa del genere succedesse anche da noi e che certa gente che scrive sul Giornale fosse costretta a chiedere scusa in ginocchio sui ceci. Perché quelle che diffondono tipi come Marcello Veneziani o Renato Betulla Farina non sono mere "opinioni", ma un vero e proprio cancro omofobico.