Al rientro
Quel che è bello dura poco. Anche stavolta sono rientrato - ieri, per l'esattezza - da Berlino e il primo impatto con l'Italia e con Milano non è stato confortante. Solitamente bastano pochi giorni per disintossicarsi e, quando si torna alle antiche abitudini, è sempre un bel colpo. L'aereo è atterrato al terminal 2 di Malpensa, cioè il vecchio aeroporto. Abbiamo deciso di prendere il treno per tornare a Milano. Il treno, però, parte dal terminal 1. Sapevo che c'è un autobus navetta che fa la spola tra i due terminal, ma quello che non sapevo era come la fa: l'abbiamo appreso a nostre spese. L'abbiamo trovato fermo davanti all'uscita, siamo saliti e abbiamo aspettato. Poi abbiamo aspettato. Infine abbiamo aspettato ancora. Nel frattempo una radio urlava a tutto volume canzoni e jingle pubblicitari. Dopo una ventina di minuti di attesa - e io che pensavo che uno shuttle dovesse fare avanti e indietro in tempi ragionevoli - le porte si chiudono e il veicolo accenna a muoversi. Peccato che in quel momento stiano arrivando altri passeggeri: l'autista, allora, si ferma e li fa salire. Nuova chiusura delle porte e nuovo accenno di partenza. E, di nuovo, un altro gruppo di passeggeri in arrivo: vogliamo lasciarli a terra? No, ovviamente. L'autista fa salire anche questi e, intanto, l'autobus-navetta è ormai pieno come un uovo. Finalmente partiamo sul serio. E qui apprendo due cose: la prima è che il terminal 1 è molto più lontano di quanto pensassi ed è, letteralmente, una cattedrale nel deserto, la seconda è che l'autobus cosiddetto navetta fa due fermate intermedie, una al parcheggio - dove imbarca altri passeggeri - e una in the middle of nowhere dove imbarca un numero imprecisato di steward e di hostess, che riescono a salire solo dopo diversi tentativi da tutte le porte, visto che il mezzo ormai sta straripando. Alla terza fermata sono questi a scendere per primi, così molti pensano che si tratti di un'ulteriore fermata intermedia. Fatto sta che l'autobus si ferma tra il terminal 1 e un parcheggio e non c'è nulla a segnalare che si tratta della fermata definitiva. A questo provvede l'autista che bercia qualcosa del tipo: "Giù, giù! Siamo arrivati", come se stesse facendo scendere il bestiame da un carro. Attraversiamo la strada - e in corrispondenza della fermata e del tunnel che porta al Malpensa Express non ci sono nemmeno le strisce - e andiamo a prendere i biglietti per il treno. L'aereo da Berlino è atterrato alle 13.45: sono le 14.45. Un'ora di viaggio per passare da un terminal all'altro, e per fortuna che le valigie ci sono state consegnate quasi subito. Andando al treno penso che tutto sommato sono fortunato perché io so come si fa ad arrivarci, ma uno straniero che atterri a Milano che impressione riceve da tutto questo casino? Non oso immaginare il caos quando ci sarà la tanto celebrata Expo. Rimetto piede in casa alle 16 in punto, dopo un viaggio nei puzzolenti vagoni del Malpensa Express, "express" per modo di dire, poiché si ferma a Busto Arsizio, a Saronno, a Milano Bovisa-Politecnico - e ho temuto il peggio quando ha rallentato entrando alla stazione di Rescaldina. Di Berlino, invece, dirò più avanti.



