A me non interessa determinare, ora, se siano più i vantaggi o gli svantaggi della cosiddetta Tav. Quello che sta per essere costruito è un tunnel, una parte di una tratta che, a sua volta, s'inserisce in un progetto ben più vasto e che attraversa tutta l'Europa. La tratta Lione-Torino, a sua volta, è stata approvata (e in gran parte finanziata dall'Unione Europa). Perché i processi decisionali - se qualcuno se lo fosse dimenticato - funzionano così: ci sono organismi democratici eletti che stabiliscono che cosa fare. Non è che per ogni singola cosa i cittadini, in massa, si radunano nella pubblica piazza e deliberano per alzata di mano. In ogni caso ci sono stati degli aggiustamenti in corso d'opera, dal canto loro i francesi hanno fatto la loro parte e adesso tocca all'Italia fare la sua. Che cosa sono, dunque, tutti i casini di questi giorni?
Al di là del fatto specifico - cioè la Tav - a me pare che si siano messi in moto (ancora una volta) una serie di eventi e di cortocircuiti su cui sarebbe interessante spendere due parole. Tanto per cominciare è evidente che la Tav è un mero pretesto per manifestazioni, proteste, assembramenti e violenze che nulla hanno a che fare con essa. Non c'è desiderio di contrattare e infatti la loro piattaforma è la cosiddetta "opzione zero", cioè o non si fa la Tav o si continua con le violenze: il vecchio massimalismo "o tutto o niente". I più rumorosi e facinorosi sono i soliti gruppuscoli di cosiddetti antagonisti, il cui obiettivo principale è il sovvertimento del sistema, ovvero - tanto per farla breve - dell'ordine liberal-democratico, che sarà sì imperfetto e corrotto, ma è comunque il modo migliore (o il meno peggiore) quando si tratta di organizzare e comporre interessi comuni e divergenti. Loro, invece, manifestano una totale alterità a questo mondo, che vorrebbero rovesciare, anche se non si sa bene in cambio di che cosa. C'è un elemento mistico nelle loro proteste, la pretesa di una palingenesi che può nascere dalla distruzione dell'esistente, marcio e in disfacimento. Sono i soliti purificatori che operano attraverso la violenza e che già abbiamo conosciuto in altri frangenti della storia e che, di volta in volta, sfruttano l'argomento caldo del momento - oggi è questo, domani sarà un altro: l'oggetto in sé è irrilevante - per imporre il loro ordine nuovo, contrassegnato da una purezza micidiale, che a me fa orrore. I puri - che sono loro - condannano e usano violenza contro chi non soltanto è impuro, ma anche contro chi è tiepido, contro chi non si pronuncia (o non vuole pronunciarsi o dichiara serenamente che non è in grado di farlo) o contro chi si limita a dare testimonianza: chi non prende posizione è, anche per questo, un nemico da eliminare.
Il cortocircuito dev'essersi verificato, invece, nella mente di coloro che hanno fatto del movimentismo una bandiera, che vanno in fibrillazione emotiva tutte le volte che qualcuno protesta in piazza e tendono a pensare che valga di più, in termini di valore e affidabilità democratici e di misura della volontà popolare, una strada piena di gente del voto espresso alle urne e delle decisioni prese dagli organismi eletti tramite quello stesso voto. Se la manifestazione è pacifica, non c'è niente di male: avrà comunque un valore di testimonianza, potrà servire da correttivo e da stimolo all'attività parlamentare. Ma non è, in quanto tale, garanzia del fatto che quelli che stanno in piazza hanno più ragione o sono più rappresentativi della volontà popolare. Figuriamoci poi se, come negli avvenimenti di questi giorni, le manifestazioni si mescolano a palesi violenze, a interruzioni dei servizi pubblici e a pesanti limitazioni della libertà altrui (perché che cos'altro è quando una minoranza di violenti occupano autostrade e binari ferroviari?). Per non parlare poi delle aggressioni fisiche contro i giornalisti della Stampa, contro gli operatori video di Corriere Tv e del Tg3, tutti rei di avere dato notizia dell'operato degli antagonisti e di essere, quindi, al soldo dei "padroni", dello "stato fascista", degli "sbirri", o delle minacce (di morte inclusa) a magistrati come Caselli o ai sindaci della zona che invece la Tav la sostengono. Se poi, come è accaduto finora, i tutori dell'ordine e le forze pubbliche si sono comportati con ammirevole ritegno, la violenza nuda e cruda di quegli squadristi rossi risalta in maniera ancora più stridente.
La loro strategia è chiara: provocare, con i loro atti violenti, la violenza della forza pubblica in risposta - e magari anche un morto da santificare (come già accadde con Carlo Giuliani, tant'è che, infatti, proprio il padre ha avuto di ridire sull'encomio ufficiale rivolto al carabiniere che non ha risposto alle provocazioni verbali di un "notav"). Ci sono andati vicini con Luca Abbà, quasi folgorato su un traliccio, tant'è che i suoi compagnucci hanno cercato di attribuirne la responsabilità agli "sbirri", ma gli è andata male, perché il candidato martire è fuori pericolo: non gli si potrà dedicare un'aula in Senato, ma chissà che qualcuno non lo candidi alle prossime legislative. Come se non bastasse, questi pretendono di lanciare sassi e molotov, bloccare strade e stazioni ferroviarie, pestare e minacciare, e per di più farlo a costo zero (per loro, ovviamente, ma non per la società). Certo, la loro è una "buona causa" e quindi la violenza è giustificata (non è guerriglia - ha detto il maitre-à-penser Santoro -, ma è resistenza, il che presuppone ovviamente che lo stato sia fascista e dittatoriale). Invece dovrebbero sapere che la violenza chiama in risposta la forza e l'autorità dello stato e che loro devono assumersi la responsabilità delle loro azioni. Questo principio sembrano invece averlo dimenticato, così come preferiscono trascurarlo (quanto colpevolmente, quanto consapevolmente?) i conniventi che in qualche modo li giustificano, sminuendo la portata eversiva delle loro azioni. Per quanto mi riguarda, spero che questo governo tiri dritto e rispetti gli impegni presi, così come mi auguro che la forza pubblica - il cosiddetto ordine costituito, che a tanti sembra una parolaccia - sia inflessibile.

Pienamente d'accordo.E la sinistra italiana dovrebbe piantarla di coccolarsi questi prepotenti.
Posted by: angelo ventura | 04/03/2012 at 05:48
si. d accordo ma non e' tutto così semplice,
come se in Italia i processi decisionali fossero tutti lineari e trasparenti..
siamo pur sempre il paese dove il parlamento ha stabilito parentele tra mantenute ed il raiss egiziano e dove prevale il particulare guicciardiniano..
ciò non toglie che anche il vendolame ed i campioni del populismo dell iDV (di Pietro , de magistris e& c) tentino impunemente di cavalcare la tigre Dell antagonismo...neanche i c.d. tecnici potranno mettere la mano sul fuoco che quest'opera sia veramente necessaria ed economicamente conveniente.. del resto mi pare che anche il ponte sullo stretto era stato deciso irrevocabilmente varie volte ed altrettante revocato..
Posted by: Andrea | 04/03/2012 at 22:15
Pare che il governo stia stanziando del denaro per la Val di Susa. Questo mi sembra
renda possibile individuare quello che forse è il reale problema: non la questione escatologica della sinistra massimalista e peraltro minoritaria (a cui peraltro non si può contrapporre l'altrettanto mitologico e assolutistico concetto della liberaldemocrazia come migliore dei sistemi politici possibili, o come il meno peggiore - se si vuole andare di litote), bensì il modo in cui sono stati distribuiti in passato i finanziamenti dell'Unione Europea. Ribadisco: pur nella mia sconfinata ignoranza, il fatto che ora il governo ricorra a un fondo per la Val di Susa mi fa pensare che, come al solito, i soldi piovuti dall'alto (cioè dall'UE) a suo tempo si siano fermati chissà come nella stratosfera (cosa che probabilmente in Francia non è accaduta, il che potrebbe spiegare la diversa evoluzione della vicenda). Dunque, e scusate per la mia pletora di illazioni poco fondate, mi viene da pensare che il problema stia non tanto nell'orientamento teologico-politico dei gruppi cui hai fatto riferimento (moderati vs estremisti), bensì nel modo in cui in Italia ci si astiene dal governare la cosa pubblica, per poi portare i problemi irrisolti sul piano ideologico tirando in ballo le solite vetuste contrapposizioni "religiose" che con la realtà hanno ormai poco a che fare (a proposito, avete letto l'atto di indirizzo sul fisco emanato dal governo pochi giorni fa?).
Posted by: myskin | 05/03/2012 at 17:03
Ti leggo spesso e spesso concordo. Anche in questo caso, per la prima parte del post. Sul finire, l'ennesimo tirare in ballo a sproposito Giuliani rovina tutto il ragionamento fatto in precedenza. Se forse non era il caso di dedicagli un'aula in parlamento forse non è nemmeno il caso di riparlarne ogni volta che un manifestante (di qualsiasi tipo e parte) rischia la vita. E' un'espediente usato spesso da Sallusti e qui francamente non ce n'era bisogno. Si capiva lo stesso quello che volevi dire.
Saluti
Posted by: Lorenzo | 06/03/2012 at 01:13
Guarda che si è tirato in ballo da solo il padre, io l'avrei anche lasciato stare.
Posted by: Stefano | 06/03/2012 at 07:20
Quindi ogni volta che parla il padre è necessario cercare il nuovo candidato al ruolo di martire da manifestazione insinuando che un intero movimento non aspetti altro così come altro non aspettavano a Genova? Quello che dice il padre di Carlo Giuliani ci dovrebbe dire qualcosa sulle motivazioni che hanno spinto Luca Abbà a salire su un traliccio? Te l'ho detto, non mi sembra un'argomentazione che ti fa onore, ma ovviamente libero di pensarla come vuoi.
Posted by: Lorenzo | 06/03/2012 at 16:32
Se dice una stupidaggine, sì, visto che si ostina a spacciare una certa immagine "eroica" del figlio. Evidentemente, per quelli come Abbà, è una strategia che funziona.
Posted by: Stefano | 06/03/2012 at 16:48
Ok, quindi se dice una stupidaggine il padre di Carlo Giuliani ne rispondono tutti quelli che stanno protestando per qualcosa. Mi sembra un po' vago, ma ok.
Posted by: Lorenzo | 06/03/2012 at 16:56
No, non tutti, solo quelli che protestano come fece suo figlio (e come ha fatto Abbà), usando la violenza e, nel caso in cui paghino (anche con la propria vita), elevandosi a martiri.
Posted by: Stefano | 06/03/2012 at 16:59
Non starò a discutere ancora di come andarono le cose a Genova, ma limito a constatare che definire violento il comportamento di Abbà, almeno in quel frangente, mi pare fuori luogo e non ho elementi per sapere se in altre situazioni abbia preso in mano estintori da scagliare contro le forze dell'ordine. Forse tu si. Forse mi sono perso qualcosa o forse abbiamo due concezioni diverse di violenza.
Posted by: Lorenzo | 06/03/2012 at 18:16
non so se essere davvordo o meno con la tav perchè non capisco il problema, ma una domanda mi sorge spontanea: i soldi per questo investimento da dove escono? facciamo altri debiti?
Posted by: roulette online | 08/03/2012 at 09:55
"(...) Dipingere la mobilitazione contro la Tav come una battaglia localistica infiltrata dalle solite frange estreme – qualcosa di arcitaliano – significa non tener conto che fenomeni analoghi accadono anche laddove non ci sono né i nostri campanilismi, né continuità antagonistiche con gli anni ’70. La crisi della democrazia rappresentativa non è un problema solo nostro, benché ne incarniamo uno stato avanzatissimo, il peggiore in Europa con la Grecia (...)"
Helena Janeczek
il resto dell'articolo qui:
http://www.nazioneindiana.com/2012/03/15/val-di-susa-stoccarda-wall-streetscopri-le-differenze/
Posted by: antonella | 15/03/2012 at 16:10