Prima o poi dobbiamo morire tutti e se, pur nelle sue varie modalità, la morte ha le stesse conseguenze per tutti, diverso è invece la maniera in cui ognuno di noi, personalmente e culturalmente, si rapporta alla propria morte e a quella dei propri cari. Diverse sono le forme di elaborazione del lutto e diversa è la relazione con ciò che resta del corpo. La giornalista inglese Sarah Murray ha scritto un libro che si occupa di questo aspetto: Making an Exit. From the Magnificent to the Macabre. How we Dignify the Dead (Uscire di scena. Dal magnifico al macabro. Come diamo dignità ai morti).
Il saggio di Sarah Murray è un ibrido azzeccato tra il genere del travelogue e quello dell’autobiografia. Lo spunto iniziale, infatti, è una riflessione sulla morte del padre che, pur parlando di ciò che sarebbe rimasto di lui come di “materia organica” e niente di più, ha invece predisposto con precisione, quando ha saputo di essere malato terminale e ha sentito la fine avvicinarsi, la dispersione delle proprie ceneri sulle colline del Dorset. Questo episodio suscita una serie di ricordi famigliari che spingono l’autrice a riflettere sulla propria mortalità e su come vorrebbe essere “trattata” e ricordata quando non ci sarà più.
Sarah Murray, però, ha anche la passione dei viaggi e durante la sua vita ha vissuto in varie località del mondo: dalla Cina all’India, fino a stabilirsi a New York. La morte del padre la spinge quindi a viaggiare nelle località più disparate, per scoprire in che modo le diverse culture e società affrontano la fine della vita e si comportano con le spoglie dei morti.
In corrispondenza di ogni tappa del suo itinerario, che avviene spesso in occasione di particolari festività legate alla celebrazione dei morti, Sarah Murray individua un aspetto saliente dei riti funebri di quel determinato paese e poi passa a raccontare come esso sopravviva in altre società, in altre epoche o in altre culture. Per esempio, il travelogue comincia con l’Iran, visitato nel periodo della festività sciita dell’Ashura, in cui si commemora il martirio dell’imam Hussain a opera del califfo Yazid. Questa festa religiosa è celebrata con vere e proprie orge di pianti e di lamenti. Ecco che allora l’autrice introduce il tema del pianto pubblico in occasione dei funerali: chi lo pratica ancora nel mondo, come viene ritualizzato in alcune società, come viene rimosso in altre. A Bali, invece, assiste al rito della cremazione di Tjokorda Gde Agung Suyasa, membro della famiglia reale, durante la festa del Pelebon. E festa è il termine più appropriato, perché i funerali, a Bali, sono un’occasione gioiosa, che richiede giorni e giorni di preparazione, con l’allestimento di carri sontuosi e di sarcofagi fantasiosi da bruciare sulle pire, e attira frotte di turisti. L’argomento di questo capitolo è quindi la cremazione e l’autrice fornisce numerosi aneddoti sulla storia del suo rifiuto e della sua più recente accettazione nelle società occidentali e su come oggi viene realizzata.
Il resto del viaggio di Murray prosegue in posti come il Ghana, dove si fa costruire una bara personalizzata a forma di Empire State Building, perché ad Accra sono specializzati in “fantasy coffins” e chi può ama farsi seppellire in bare di foggia diversa che rispecchiano la sua personalità e le sue passioni. Ad Hong Kong fiorisce un’industria dedita a riprodurre oggetti in cartone - dagli orologi alle banconote, dalle carte di credito ai telefonini - che possono essere bruciati insieme ai morti, come una sorta di omaggio. Nelle Filippine, a Sagada, le bare vengono infilate nella roccia delle montagne e si allevano maiali perché vengano sacrificati in occasione dei funerali.
In altre tappe, invece, l’autrice si concentra più sul luogo e sulla storia che non sui riti: il viaggio in India, per esempio, serve a ricordare come in tutto il mondo esistono ancora cimiteri che accolgono i resti mortali dei soldati inglesi - o degli altri espatriati, quando c’erano ancora le colonie - che sono morti fuori dalla patria e che, a quei tempi, non potevano essere rimpatriati con molta facilità (e questo serve poi a raccontare come avviene oggi la conservazione e la traslazione dei cadaveri di chi muore lontano dal proprio paese). Nella Repubblica Ceca Sarah Murray visita la cittadina di Kutna Hora, dove c’è lo stravagante ossario di Sedlec in cui sono conservate le ossa di parecchie generazioni di morti, disposte in modo da formare dei bizzarri oggetti ornamentali - e da qui parte una divagazione sugli ossari che si trovano un po’ dappertutto in Europa, quando nel Medioevo era prassi comune esumare le ossa sepolte da tempo per fare spazio per nuove sepolture. Il pellegrinaggio dell’autrice si conclude in Messico, a Oaxaca, dove ogni anno, in concomitanza con i primi giorni di novembre, si celebra il “Giorno dei Morti” messicano e ovunque vengono eretti altari commemorativi su cui chiunque può depositare un oggetto che ricordi i propri morti. Durante questa festività, poi, appaiono immagini e statuette che ricordano la morte, come “La Calavera Catrina”, uno scheletro donna elegantemente agghindato, affascinante e minaccioso al contempo, che si riallaccia alla antica tradizione delle Danze Macabre (e una delle cui “incarnazioni” - se il termine non fosse involontariamente ironico - è riprodotta sulla copertina di Making an Exit).
L’ultimo capitolo è una sorta di “testamento”, in cui Sarah Murray descrive come vorrebbe lasciare questo mondo. Può sembrare macabro e inopportuno - dice - pensare al proprio funerale in anticipo, quando si è ancora vivi. In realtà non è così: secondo molti studiosi la paura della morte è un’esperienza fondamentale degli esseri umani e, secondo alcuni di essi, è addirittura il motore centrale che ci spinge ad agire e a combinare qualcosa durante la nostra esistenza. Per lenire questo timore e avere la sensazione di mantenere un po’ il controllo su ciò che accadrà quando noi non ci saremo più, quindi, pensare al destino delle nostre spoglie mortali può essere una soluzione. Chi invece non volesse farlo, può però sempre leggere un libro come Making an Exit e scoprire che cosa gli succederà quando enzimi e batteri aggrediranno il suo cadavere un momento dopo il decesso e dilettarsi con una cornucopia di informazioni, aneddoti e curiosità sull'universo funebre e su tutto ciò che vi ruota attorno (anche commercialmente). Perché poche cose hanno un effetto tonico sullo spirito come la riflessione sul macabro.

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