Chiudetevi in casa, sprangate le porte, abbassate le tapparelle e, nella penombra, ascoltate il nuovo album di Kate Bush, 50 Words for Snow, una delle più belle sorprese musicali di questo 2011 che volge al termine e sicuramente la cosa migliore che Kate abbia fatto da vent'anni a questa parte (Aerial mi aveva convinto solo in parte e The Red Shoes per niente).
Quello che più colpisce, a un primo ascolto, di questo nuovo lavoro è la sua straordinaria compattezza, sia sonora che tematica. Tutto un disco che ruota intorno alla neve (e al freddo, e al ghiaccio): potrebbe esserci niente di meno digeribile? E invece no. Certo, è un disco che richiede una determinata disposizione mentale perché vi si possa accedere, ma devo dire che io ne sono rimasto immediatamente catturato. Non si presta a un ascolto distratto, però, e all'ascoltatore richiede che si immerga nelle sette tracce che lo compongono e che durano dai sette ai quattordici minuti ciascuna.
Il disco si apre con Snowflake, una sorta di dialogo tra la cantante e i fiocchi di neve che stanno cadendo. In questo brano la parte del fiocco di neve è interpretata dal figlio tredicenne, Albert Mcintosh, dalla voce ancora infantile e molto acuta. Snowflake stabilisce subito l'atmosfera avvolgente dell'album - inquietante e rilassante allo stesso tempo - creando un tappeto sonoro con una melodia sospesa e incantatoria. E' un invito ad abbandonare la frenesia e il rumore di questo mondo quello che qui viene ripetuto, fino a conficcarsi nella mente di chi ascolta: The world is so loud / Keep falling, keep falling. Come se la neve, cadendo, dovesse sommergere il caos e instaurare il regno del silenzio.
I pezzi successivi continuano a declinare lo stesso tema, in diverse variazioni. In Lake Tahoe è protagonista una donna affogata in un lago ghiacciato, il cui spirito ritorna di tanto in tanto, mentre Misty racconta la storia di un amante di neve che la mattina si scioglie dopo aver trascorso la notte nel letto dell'amata. Il Wild Man a cui si riferisce la canzone con questo titolo è lo "yeti" scoperto durante una spedizione da un gruppo di esploratori, che decidono di cancellare ogni traccia perché venga lasciato in pace. Tutte canzoni, insomma, in cui ritorna, quasi ossessivamente, quel senso di solitudine che coglie l'individuo, colmandolo di desiderio e di timore allo stesso tempo. Snowed In At Wheeler Street è il dialogo tra due innamorati - ed è, forse, tra tutti, il pezzo più orecchiale e più "pop" - e vede la partecipazione di Elton John come voce maschile. Anche qui la vicenda specifica acquista un valore eterno: i due innamorati simboleggiano un po' gli innamorati che, in tutti i tempi, hanno subìto la separazione e l'abbandono. Originale e divertente il brano che dà il titolo all'album, in cui la voce narrante dell'attore Stephen Fry elenca per l'appunto cinquanta diversi nomi, reali e inventati, per designare la neve, incalzato dalla stessa Kate Bush che tiene il conto e lo incita a fare "come gli eschimesi", in un crescendo ritmico che ha quasi dell'orgasmico. Among Angels, che chiude l'album, è invece una pacata canzone d'amore, per sola voce e pianoforte.
Dal punto di vista musicale, invece, 50 Words for Snow ha quasi il sound di certi esperimenti di rock progressivo degli anni settanta, ma con meno psichedelia (e questa sensazione è dovuta anche alla durata dei brani) e una speziatura maggiore di jazz (ma senza esagerare). Kate Bush usa in maniera molto parca l'elettronica, solo qualche accenno, come per aggiungere qualche commento a margine di una musica che è ampiamente fatta con mezzi e strumenti tradizionali. E poi c'è lo strumento che l'ha resa famosa: la sua voce che, sempre più matura, esplora anche tonalità più basse e cavernose, bene adatte al panorama innevato dipinto da questo album.
