Le infamie di ieri

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04/11/2011

Comments

Roberto

Che bel risultato, stiamo già dicendo che si stava meglio quando si stava peggio? Con tutta la strada che c'è ancora da percorrere verso una (peraltro improbabile, possiamo tranquillizzarci) "normalizzazione" dell'omosessualità, il solo fatto di riuscire così precocemente a concepire il rimpianto per la subcultura gay dei bei tempi andati, mi sembra solo un sintomo di interiore colpevolizzazione per il fatto di aver percorso un pezzetto di strada. Oltre ad una mancanza di rispetto verso i gay che se la sono passata peggio: buon per noi che, al nostro rimpianto, nulla possono commentare i nostri fratelli maggiori che sono stati sterminati nei campi di concentramento.

Simone

Non ho letto il libro e dopo questa bellissima "recenzione" lo faro' di sicuro, pero' un commento che in parte hai comunque in parte ripreso anche tu:
"smettono anche di usare la cultura come mezzo per raggiungere il prestigio sociale"
Mi domando sara' possibile scrivere una storia in cui sono comprese anche per persone che per mancanze di capacita' e di possibilita' socioeconomiche non si dedicono a un lavoro intelletuale?

Aldo Brancacci

Tuttavia l'impegnativa (e in questo senso coraggiosa) asserzione che «la fine dell'oppressione richiede la fine della sensibilità gay» merita di essere attentamente meditata. Dirò di più: ha molte chances di cogliere nel vero. Perché? Perché tutto si paga, e niente si ha gratis. La cultura dei diritti è sacrosanta, ed è la mia, ma lo sfondo psicologico della cultura dei diritti non può essere una cultura ingenuamente illuministica, bensì una visione molto più disincantata e avvertita.

Pagheremo i diritti con una grossa perdita. Ciò non di meno io voglio i diritti, e non rimpiango questa perdita, ma non oerché non ne valuti la portata, ma perché ho messo in conto all'acquisizione dei diritti tale perdita.

L'unica cosa che non ho capito nella bella recensione di Stefano, è perché lui dica che questa battaglia che si spaccia per progressista è conservatrice. Io non penso affatto che sia conservatrice, loin de là. Spiegami perché è conservatrice, Stefano - e avrai difficoltà a farlo.

stefano

No, no, dicevo solo che la richiesta di accedere al matrimonio è la richiesta di accedere a un istituto conservatore, in senso letterale. In un certo senso, chiedendo la possibilità di sposarci sosteniamo, di fatto, la bontà e validità di un istituto conservatore (che cioè - ci piaccia o no - oggi è fondamentale nella nostra società). E' come dire: bene, avete vinto "voi". Non vogliamo la "rivoluzione" - i gay non sono automaticamente eversivi, come Mieli suggeriva dovessero esserlo -, ma vogliamo anche noi sederci "alla tavola" della società, vogliamo essere "inclusi". E per me questo è un elemento conservatore. E non ritengo sia, di per sé, una cosa negativa: tutt'altro. (Tra parentesi, non dico nulla di originale: è esattamente la stessa posizione di gente come Andrew Sullivan e Bruce Bawer).
Il punto è che qualcuno pensa che in questo modo avrà risolto tutti (o quasi tutti) i problemi degli omosessuali. Invece no, resterà un residuo, dovuto al fatto che, comunque, saremo sempre una minoranza, con tutti i problemi delle minoranze. E con l'impronta psicologica che questo ha lasciato su di noi.

Aldo Brancacci

Sono completamente d'accordo con la quartina finale, Stefano.

Però sulla tesi di fondo mantengo una distanza. Anzi due.

La prima è questa: perché mai non dovremmo sederci anche noi a tavola? La tavola è la società. Se la identifichi invece con le istituzioni eterosessuali ti sei già posto, ab initio, fuori di una società comune. Questa obiezione si potrebbe ancora più semplicemente esporre: siamo stati esclusi ab initio, e non lo abbiamo scelto, ma solo subìto. Certo che vogliamo essere re-inclusi.

La seconda è questa: se noi vogliamo rappresentare un punto di vista diverso (diverso: per la nostra storia, per ciò che ne abbiamo appreso, per la nostra biografia personale; perché il punto di vista diverso ci è toccato in sorte e ce lo siamo conquistato - se non ce lo fossimo conquistato non avremmo avuto accesso a alcun tipo di Storia, individuale o collettiva), ebbene, non possiamo farlo prima di aver liquidato il matrimonio non in quanto eterosessuale, ma in quanto matrimonio. Fin quando il matrimonio sarà solo eterosessuale, noi non potremo liquidarlo (nondum matura est...); è solo quando sarà di tutti, che noi, o chiunque altro, potrà liquidarlo.

aelred

Aldo,
ti ringrazio tantissimo di quest'ultimo commento.
a parte che la recensione di stefano è molto interessante e come al solito precisa, trovo illuminante questo tuo intervento, a proposito dell'antica questione sul matrimonio e la lotta dei gay per ottenerlo

Aldo Brancacci

Grazie, Aelred: sono emozionato e contento per quanto
mi hai detto. Diffondi anche tu quest'idea :-)

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