Lunedi' scorso era una "bank holiday" qui in Gran Bretagna e, per interrompere il mio soggiorno londinese, ho fatto un'escursione di un giorno a Cardiff. In realta' quando ho comprato il biglietto ferroviario - piu' di un mese fa, online, dall'Italia, per ovviare ai prezzi salatissimi delle ferrovie britanniche - non lo sapevo affatto. Cosi' quando sbarco alla stazione di Cardiff ed entro subito nella St. Mary High Street, poco prima delle dieci di mattina, mi accoglie il deserto. In compenso c'e' il sole e fa quasi caldo. Sono di buon umore. Mi fermo per un caffe' da Costa e noto subito una differenza rispetto a Londra: qui c'e' un indigeno (un biondino di nome Joe) a servire al bancone. L'altra cosa che mi colpisce appena entro in Galles, alla stazione di Newport, e' che tutto e' scritto in inglese e in gallese. Me lo immaginavo, ma la cosa mi fa un po' ridere. E' come se, dopo le scritte in inglesi, un gatto fosse salito sulla tastiera e avesse zampettato qui e la', disseminando consonanti a casaccio. Che lingua strana: gia' alla stazione scopro, per esempio, che "fford allan" non e' un nome proprio - magari di un personaggio dei fumetti -, ma piu' banalmente l' "uscita". E poi, mi dico, a che serve? Tutti parlano inglese, probabilmente solo inglese. Almeno non mi sembra di aver colto nessuna frase in gallese, che negli annunci alla stazione suona un po' come neogreco. Anzi, mi chiedo se hanno assoldato schiere di filologi dai dipartimenti universitari per tradurre tutti i testi e poi leggerli con quella voce impostata.
La prima tappa e' obbligata, perche' alla fine di St. Mary High Street mi si para davanti il castello. Che vuoi fare, non visitarlo? Allora scucio le undici sterline d'ingresso, mi rifilano un'audioguida (di cui non funzionano i tasti della fila verticale centrale e dev'essere un destino, perche' il giorno prima, a Eltham Palace, non funzionavano quelli della fila orizzontale centrale) e comincio a gironzolare non sapendo assolutamente nulla di quello che vedro'. Scopro cosi' che prima ci sono stati i romani, poi i normanni - che hanno costruito la collinetta centrale, la "Motte", con la fortezza, "the Keep" - e che, infine, nel diciannovesimo secolo il castello e' stato comprato dal terzo duca di Bute. Arricchitosi con le miniere di carbone, ha ristrutturato tutto quanto con il suo architetto, William Burges, e ha dato agli interni il carattere di - cito dalla guida - "a neogothic extravaganza".
Uscito dal castello, ho svoltato a destra, entrando in Queen Street, una delle vie principali del centro. Pedonale e commerciale. Le citta' del Regno Unito mi fanno sempre un effetto strano: c'e' un curioso miscuglio di grandezza e di squallore. Spesso ho la sensazione che il paese abbia fatto parte dell'ex blocco sovietico. Solo negli ultimi vent'anni, accanto a questi blocchi di cemento, si e' cominciato a costruire edifici piu' eleganti. E l'eleganza convive con il grigiore. Ormai e' quasi mezzogiorno e la strada e' animata: malgrado il giorno festivo i negozi sono tutti aperti. Mi viene da ridere quando vedo un ragazzo carino che, a un banchetto, vende "smelly fruit balls". Forse sono troppo malizioso io, ma mi e' parso un doppio-doppio senso delizioso.
La passeggiata continua a passo spedito attraverso i Gorsedd Gardens, da dove si sbuca davanti all'imponente municipio e al museo nazionale (che e' gratis ma che non ho nessuna voglia di visitare), per proseguire costeggiando l'universita' e tagliando dentro gli Alexandra Gardens. Ritornato nel centro vero e proprio, mi sono "fatto" l'altra via pedonale e commerciale - Working Street, che diventa poi The Hayes -, piu' elegante di Queen Street. Nella vecchia biblioteca, l'ufficio informazioni cittadino ha allestito una bella mostra permanente (e interattiva) sulla storia della citta'. E' possibile anche visitare il corridoio del vecchio ingresso della biblioteca, tutto rivestito di raffinate maioliche: la biblioteca e' stata costruita in epoca vittoriana, quando Cardiff voleva fare sfoggio della ricchezza raggiunta.
A questo punto ho abbandonato il centro vero e proprio e, superando il ponte sul fiume Taff, mi sono lasciato alle spalle il nuovo Millennium Stadium (che, se non erro, dev'essere stato inaugurato nel 1999) e sono sceso sul lungofiume, il Fitzhamon Embankment. E finalmente ho trovato un'altra Cardiff, chiusa nel perimetro di quattro strade. Una Cardiff piu' popolare e, oggi, etnicamente meno gallese (per usare un eufemismo). Il quartiere si chiama "Riverside" e non dev'essere tranquillissimo, a giudicare dalla pubblicita' di corsi di autodifesa nella vetrina di un negozio cinese o dai cancelli che, per ordine del consiglio comunale, chiudono un viottolo laterale, al fine di "prevenire e evitare atti violenti".
Non sono, invece, andato alla zona del porto. Avrei dovuto correre ancora piu' di quello che ho fatto. Una giornata e' appena sufficiente per dare un'annusatina alla capitale del Galles e farsi le quattro ore e mezzo di treno, tra andata e ritorno, che la separano da Londra.
