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15/07/2011

Comments

Vito

...suggestivo come al solito, eppure...
Ma insomma e' sicuro che debba andare in un modo "oppure" in un altro?
E se la vita fosse un po' meno schematica e suggerisse risposte diverse, molteplici, conflittuali, se richiedesse una flessibilita' che sorride ai nostri ideali o li ignora... avremo ragione noi, con quanto ci eravamo prefissi o la nostra cecita' e' il tentativo di costringere l'esistenza nei nostri schemi?
E cosa sara' mai il "naufragio" se non una lettura di noi fatta con un dizionario arbitrario?
Se consentissimo alla vita di "spiegarci" e non il contrario? Se restassimo aperti. Se non avessimo pregiudizi su cio' che eravamo, siamo o saremo?
Se finalmente trovassimo risibili naufragio o successo, se il senso fosse compreso tra le due sponde, o fosse, semplicemente oltre. Oltre le previsioni e le definizioni.
Abbraccio, vito

Gianni de Martino

L’immagine del naufragio è presente anche in Leopardi. Anelito all’infinito e sovrana maternità della morte sembrano confondersi nell’immagine del mare, che forse è una figura della struttura del tutto aperta e mobile dello spirito umano. Ma davvero non resta altro – quando sarà - che consegnarsi, romanticamente, al naufragio, sia pure con l’augurio che sia perlomeno « dolce » ? « L’infinito ? Va’, citrullo ! », così avrebbe chiosato, con garbata ironia, l’amico poeta Antonio Porta… Un saluto cordiale e un abbraccio, gianni

Hans

Grazie, Stefano.
Grazie, Vito.

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