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07/06/2011

Comments

Filopaolo

Ho l'amara impressione che la tua faziosità sia specularmente uguale e opposta a quella dei filopalestinesi che tanto detesti.
Possibile che si possa parlare ancora di questi argomenti tirando fuori il vecchio luogo comune del "popolo che ha fatto letteralmente fiorire il deserto" e facendo la semplice conta degli attacchi a Israele rispetto a quella opposta di Israele contro i suoi nemici?
Come non vedere che le colpe per la degenerazione della situazione sono da attribuire ad entrambe le parti. A che serve questa difesa ad oltranza di Israele facendo finta di non vedere anche la sua parte di responsabilità? A cominciare per esempio dalle ragioni storiche, politiche ed economiche, della sua fondazione, che come saprai sono ben antecedenti ai fatti della seconda guerra mondiale.

I filopalestinesi per te puzzano troppo di sinistra, E la sinistra a te sta sulle palle, sempre e comunque; ti leggo da un po' di tempo e questo è evidente. Questa secondo me è l'unica ragione della tua presa di posizione così parziale. Sennò non si capirebbe perché una persona che dimostra di solito un notevole spirito critico, volgarizzi e semplifichi a tal punto le proprie posizioni su questo tema.
(Non affibbiarmi d'ufficio ad una parte politica per quello che ho detto: sono tendenzialmente ateo e anarchico e ho smesso di votare molti anni fa)
Saluti

stefano

Per farti passare l'amara impressione prenditi un bel cucchiaino di miele e stai tranquillo. Intanto, però, rispondo con qualche precisazione:
1) "Sennò non si capirebbe perché una persona che dimostra di solito un notevole spirito critico..." Ecco, questo è un argomento che non tollero più. Quello che scrivo su qualsiasi argomento è frutto dello stesso "notevole spirito critico" o della sua mancanza, non è che lo spengo scrivendo su Israele.
2) Nella fattispecie, devo dedurre che per te è normale che la manifestazione di uno stato (nel caso concreto, Israele) susciti minacce di violenza ("mettere a ferro e fuoco la città" e via delirando)? In questo caso, qual è la parte "giusta" da difendere?
3) Il breve elenco che ho fatto degli attacchi subiti da Israele in questi ultimi mesi serviva a mostrare quello che purtroppo finisce in secondo piano: le reazioni di Israele, che a qualcuno paiono sempre spropositate, sono risposte ben precise a degli attacchi che mirano a delegittimarlo. O pensi che tirare di proposito un missile contro uno scuolabus o trucidare dei neonati siano forme legittime di risposta all' "oppressione israeliana"? "Come non vedere che le colpe per la degenerazione della situazione sono da attribuire ad entrambe le parti?". Se le due parti sono uno stato, che tra mille difficoltà, riesce ancora a essere democratico, e un'entità spaccata tra una Gaza governata da terroristi che si mantengono al potere grazie a un colpo di stato, silenziando e uccidendo le opposizioni, e una West Bank governata da al-Fatah il cui mandato elettorale è scaduto da due anni e che ora, per soprammercato, "fa la pace" con Hamas (senza pretendere un mutato atteggiamento politico da parte di quest'ultimo), io sono ben lieto di stare dalla parte dello stato democratico. In questi giorni, per esempio, ci sono state, a Tel Aviv, dimostrazioni di cittadini israeliani che chiedono al loro governo di accettare l'idea di rientrare nei confini del 1967. Sono dimostrazioni antigovernative, in pratica. E' irrilevante che io sia o non sia d'accordo, ma sta di fatto che in Israele questo è possibile, così come è possibile una Knesset frazionata in un sacco di partiti - a volte ai limiti dell'ingovernabilità, quasi come l'Italia -, inclusi partiti arabi, mentre in "Palestina" (e a Gaza men che meno) no. Quando leggerò di manifestazioni di cittadini gaziani che dimostreranno per chiedere al proprio governo di riconoscere Israele, per esempio - e mi viene da ridere al solo immaginarlo -, senza venire sterminati dal proprio stesso governo, be', allora penserò che forse le "colpe di una degenerazione sono da attribuire a entrambi", perché questo significherebbe che anche Gaza è diventata un po' più democratica. Se poi un giorno i cittadini israeliani in massa decideranno di suicidarsi, be', io - che non sono né ebreo né israeliano - non potrò di certo impedirglielo.
4) "A cominciare per esempio dalle ragioni storiche, politiche ed economiche, della sua fondazione, che come saprai sono ben antecedenti ai fatti della seconda guerra mondiale". Certo, come sono ben antecedenti ai fatti della seconda guerra mondiale le ragioni storiche, politiche ed economiche per la creazione di tutti gli stati della zona: Siria, Libano, Giordania - cioè quel 75% di Palestina mandataria che, in barba a ogni promessa di futura divisione, i britannici regalarono agli hashemiti - e Iraq. Cosa facciamo? Vogliamo metterli tutti in discussione? Vogliamo mettere in discussione l'esistenza di stati "artificiali" come il Pakistan e il Bangladesh (be', che c'è: in fin dei conti sono pur sempre India, no?)
5) "Possibile che si possa parlare ancora di questi argomenti tirando fuori il vecchio luogo comune del "popolo che ha fatto letteralmente fiorire il deserto"". Sarà un vecchio luogo comune - e mi scuso se non ho avuto voglia di formularlo in modo diverso -, ma sta di fatto che corrisponde alla verità. Ti tira il culo che gli israeliani siano riusciti a portare vita lì dove c'era solo deserto? Vatti a guardare qualche foto del Negev e dei sistemi di irrigazione a goccia messi a punto dagli israeliani per coltivare e rendere abitare una terra arida. E le foreste piantate dal nulla tra Tel Aviv e Gerusalemme non me le sono sognate io: le ho viste. Io apprezzo un popolo che è riuscito in queste imprese. Dall'altra parte sono solo capaci di distruggere le serre lasciate in eredità dagli israeliani, solo perché le hanno fatte gli israeliani.
6) " I filopalestinesi per te puzzano troppo di sinistra, E la sinistra a te sta sulle palle, sempre e comunque". E' curioso che mi rimproveri questo, soprattutto in questo post dove non parlo affatto di sinistra e dove, anzi, cerco pure di riconoscere il merito - nell'ultimo paragrafo - della sinistra istituzionale. Certo, se per te la sinistra è quella di Vattimo, allora hai ragione: mi sta sulle palle, sempre e comunque, e parecchio. La mia "presa di posizione così parziale" - ovvero a favore di Israele - non deriva dal fatto che la sinistra mi sta sulle palle, ma è casomai il contrario: quella sinistra lì mi sta sulle palle non tanto perché è "filopalestinese", ma perché con la scusa di "difendere i palestinesi", in realtà si accanisce solo su Israele (e, spesso, anche sugli ebrei tout court). Non metterti le fette di salame sugli occhi: quando questi propugnano uno "stato democratico e laico in Palestina" (opponendosi quindi anche all'idea dei due stati per due popoli che - una volta che i palestinesi hanno accettato il diritto di Israele a esistere in quanto stato ebraico - è pur sempre una soluzione realistica: se non ci si può amare, tanto vale vivere separati e morta lì), propugnano un modello destinato al fallimento, in sostanza una Palestina modello Iugoslavia. Non si può far finta di non vedere che in tutto il mondo arabo-musulmano non c'è un singolo stato dove gli ebrei possano vivere tranquilli. Perché una Palestina mista dovrebbe funzionare? A tutti piacerebbe vivere in pace, scambiandoci abbracci e bacini e ballando il girotondo, ma il solo fatto che lo desideriamo non lo rende né reale né attuabile.

Cristiano

Tutto qui: sacrosanta verita'. In Israele puoi manifestare contro la politica del governo. Prova a farlo a Gaza contro il governo di Hamas. Sostenere idee anti-israele e pro palestinesi a prescindere da cio' e' semplicemente prostituzione intellettuale. Aiutate Gaza a liberarsi dal terrore di chi la opprime da dentro, li' si' che bisogna avere coraggio. Tutto qui.

Cachorro Quente

Secondo me bisognerebbe smetterla di essere filo-israeliani o filo-palestinesi. Non è una partita di calcio.

E' ovvio che Israele è l'unica democrazia della regione; che la leadership palestinese è inaffidabile e fanatica; che i paesi arabi confinanti sono inaffidabili, corrotti e repressivi; ed è altrettanto ovvio a chi non abbia fette di prosciutto che molti filo-palestinesi in Europa sono ottusi, intolleranti e totalmente disinformati.

Preso atto di questi fatti, che utilizzo ne facciamo? Israele è una democrazia, sì; ma non è mai stato dimostrato in maniera soddisfacente che le democrazie si comportino tanto meglio in politica estera delle dittature; la stupidità di alcuni filopalestinesi non è un argomento a favore o contro la causa palestinese; quello che ha subito, e rischiato di subire, Israele nel '48 e nel '67 ha importanza ancora oggi, ma non può dominare completamente l'analisi che si fa delle sue azioni; e, in genere, l'applicazione di categorie morali alle relazioni internazionali è sempre rischiosa.

Gianni de Martino

Secondo me Pisapia ha fatto bene a non spostare in una specie di nuovo "ghetto" ( "fuori dalla città", come pretende Vattimo) l'evento per Israele.
Da qualsiasi "parte" si stia, la libertà per "La settimana di Israele" a Milano non può in nessun modo essere messa in discussione o addirittura minacciata dalla violenza, nemmeno quando si tinge di rosso, di arancione o di "pensiero debole".

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