Sul Corriere della Sera di ieri leggo il pezzo di Guido Olimpio - uno dei migliori giornalisti italiani che si occupano di terrorismo, sia detto per inciso - sull'arresto di Faisal Shahzad, il terrorista di origine pakistana che aveva predisposto il "suv bomba" da far esplodere a New York in Times Square. Guardo la fotografia di Shahzad pubblicata dal quotidiano: è un ragazzo appena trentenne, dalla faccia pulita, persino carino. Quanti ce ne sono in giro di volti come il suo nelle nostre città? E poi, dall'articolo di Olimpio, scopro che "Shahzad, figlio di un generale, origini del Kashmir, nato nella turbolenta area di confine afghano-pachistana, è giunto negli Usa come studente 11 anni fa. Laureatosi in informatica, analista economico, ha acquisito la cittadinanza nell'aprile 2009". Da questa biografia pare che Shahzad fosse un immigrato completamente integrato nella società americana, tanto da averne addirittura ottenuto la cittadinanza, e nulla fa pensare che vivesse una vita di stenti, ai margini della società. Al contrario: nel decennio che ha trascorso negli Stati Uniti è riuscito a laurearsi, a trovare un buon lavoro, a sposarsi e ad avere due figli. Persino la famiglia di origine non sembra particolarmente disagiata: è infatti figlio di un generale. Tutti questi dati smentiscono la vulgata secondo cui è la miseria a generare o a fomentare l'odio anti-occidentale che, a sua volta, sarebbe il carburante di tanto terrorismo. Appena arrestato, Faisal Shahzad ha dichiarato di aver agito da solo, ma questa versione è stata successivamente smentita da ulteriori arresti eseguiti dalle autorità pachistane e da altre ammissioni di Shahzad: "In apparenza 'cani sciolti', terroristi 'fai-da-te', radicalizzatisi in Occidente e non in un rifugio qaedista. In realtà dietro gli aspiranti mujahedin ci sono dei referenti. Non sono dei veri solitari".
E' evidente che a spingere Shahzad - e molti come lui - è il suo islamismo radicale e non presunte condizioni di svantaggio sociale. E' cioè una fede, l'Islam, a fargli credere che sia giusto sterminare innocenti, colpendo nel mucchio con un'autobomba, perché occidentali e dunque infedeli. Questo non significa che chiunque aderisca, più o meno tiepidamente, all'Islam sia destinato a diventare un terrorista, si badi bene, ma è inutile fingere che ciò non avvenga con più probabilità tra chi crede all'Islam rispetto a chi crede in altre religioni. Si può, per principio, ritenere che tutte le religioni monoteistiche siano dannose per gli esseri umani, ma non si può nemmeno negare che le religioni non sono tutte uguali, non tutte si trovano al medesimo stadio di sviluppo sulla via di una progressiva laicizzazione effettiva. All'atto pratico non tutte le religioni sono uguali. E gli atti di terrorismo, nel mondo, sono in gran parte provocati da islamisti: questo è un dato di fatto. Oltretutto non si tratta né di un pregiudizio né di illazioni: sono i terroristi stessi a invocare la loro fede per spiegare quello che fanno. Siamo noi, invece, che non vogliamo credergli.
Ecco, a me sembra che sia questo il punto centrale, quello che segna una differenza. Per come siamo fatti e diventati noi - occidentali e ampiamente laici nei nostri comportamenti anche quando, a parole, asseriamo di essere religiosi o credenti - non ci capacitiamo che quello che pensiamo (e a maggior ragione se si tratta di una religione o di una concezione mitica del mondo) influenzi tanto in profondità il nostro comportamento. E lo influenzi davvero. Per noi, le nostre "convinzioni religiose" sono solo una patina che non incide più di tanto sui nostri comportamenti reali o, se lo fa, è solo marginalmente perché i moventi delle nostre azioni sono altri. Per questa ragione - e per la nostra mentalità - siamo fin troppo disponibili a scontare la religione dalla motivazione vera che spinge i terroristi islamici ad agire. Una disponibilità che si accentua inoltre per il fatto che, macerandoci nei nostri sensi di colpa occidentali e coltivando una certa tendenza a denigrarci più del dovuto, riteniamo sia opportuno trattare con i guanti di velluto e con maggiori riguardi le religioni e le ideologie "altre", più esotiche. Credo invece che, al contrario, quando all'origine di certi crimini umani c'è la religione, questa dovrebbe essere trattata come un'aggravante e non come una scusante - che è poi quello che si fa normalmente cercando le cause altrove e ignorando le dichiarazioni espicite di chi quel crimine l'ha commesso. Gli si farebbe un onore prendendole sul serio e adottando le misure opportune, invece di sostenere che il problema è altrove, di comportarsi come se religioni si equivalessero anche all'atto pratico e fingendo che l'islam non sia - più di altre religioni - una micidiale ideologia politica.

Concordo,Stefano, e ricordo che anche i terroristi di Londra, Madrid e dell'11 settembre erano tutti di buona famiglia e con una buona educazione alle spalle, per lo più con una formazione scientifica (ingegneri ecc.). La religione acceca e rende violenti molto più dell'odio di classe (se fosse per quello con tutti i poveri che ci sono in medioriente o negli stessi USA dovrebbe scoppiare una bomba al secondo). In nome della religione si fanno e si dicono le cose peggiori per poi trincerarsi dietro la libertà di credo, che evidentemente è considerata un assegno in bianco che permette di tutto. E guai però a criticarla, perché allora il liberticida fanatico sei tu. È un mondo alla rovescia...
Posted by: ale | 07/05/2010 at 09:25
E' altrettanto ingenuo prendersela con la religione. Anche le masse laiche sono capaci di potenti esplosioni di entusiasmo bellico. Basti pensare alle scene di entusiasmo delle masse borghesi in TUTTE le capitali dei vari paesi europei il giorno in cui furono comunicate le dichiarazioni di guerra allo scoppio della I guerra mondiale. E' la ben nota volontà di potenza delle classi medie (e mai lumpenproletarie) e "medio-colte" che genera i conflitti. E' ingenuo pensare che queste classi sociali vadano fuori di testa all'odore del sangue solo per la religione o che vogliano accontentarsi solo del benessere materiale. Esse vogliono non solo pane, ma anche "vita" e "significato", che vuol dire sentirsi parte di un paese temuto e rispettato e di una "civiltà all'avanguardia", qualunque cosa significhi questo nebuloso termine. Queste masse non povere diventano rabbiose e rancorose se invece si sentono parte di paesi non rispettati e considerati "arretrati". Basti pensare a quanto insistono gli islamici con il ricordo del loro periodo d'oro o con il fatto che l'Islam sarebbe più "avanti" rispetto al cristianesimo o alla laicità occidentale. In Europa non siamo diversi, è solo che lo shock militaristico della II guerra mondiale è stato così forte da lasciarci attoniti. Ma non è stata una vera evoluzione, non è un vero pacifismo, il nostro. Non siamo migliori o più pacifici degli islamici. Siamo solo un po' rimbambiti e guardinghi, come dopo una forte esplosione. Oggi è l'Islam, ieri il Giappone imperiale o la Germania. Ma non facciamoci illusioni: anche le masse borghesi britanniche o americani vibrarono di entusiasmo per il sangue e per l'espansione delle loro civiltà durante gli anni delle due guerre mondiali (naturalmente di più all'inizio della prima, quando l'orrore della guerra moderna non aveva ancora reso tutti meno infantili). Solo che, per loro fortuna, gli anglo-americani ebbero il rarissimo privilegio di poter combattere per una causa giustissima: abbattere Hitler. La storia riserva anche queste possibilità di poter essere buoni, talvolta. Ma, lo ripeto, capita molto raramente.
Posted by: GMR | 07/05/2010 at 11:29
Comunque sono anche d'accordo con Stefano: allo stato attuale è l'Islam che genera il maggior grado di rancore. Nel post precedente ho voluto esprimere una visione pessimistica generale che serva di monito a chi crede che con la "laicità" si risolva tutto. Però altro è dire che tutta l'umanità è potenzialmente feroce allo stesso modo, altro è dire chi in questo momento storico genera più ferocia. L'altro ieri il cristianesimo se volete, ieri le ideologie laico-nazionaliste da Napoleone a Hitler, oggi l'Islam. Ma in Europa siamo paralizzati, dopo l'orgia sanguinaria (laica) delle due guerre mondiali.
Posted by: GMR | 07/05/2010 at 11:38
Ah, che bello: con il doppio commento mi hai risparmiato la fatica di risponderti, visto che col secondo commento ti sei risposto da solo dicendo (meglio) quello che avrei voluto dirti io a chiosa del commento precedente:)
Posted by: stefano | 07/05/2010 at 11:46
Comunque anche io mi sento paralizzato. Penso che l'Islam (e per Islam non intendo solo una religione, ma un ambito socio-culturale) sia al momento l'ambito socio-culturale più rancoroso. Ma non so quale soluzione proporre. Soluzioni "dure" sono al di la del mio livello di sopportazione (così confermo che oggi anche un conservatore occidentale come me all'atto pratico è un pappamolla come e altrettanto delle sue controparti di sinistra multiculturalista). Soluzioni di paziente laicizzazione educazionale mi paiono anodine e inefficaci, e comunque all'atto pratico presuppongono un livello di fiducia nei nostri valori che è del tutto al di la dell'operatore culturale medio occidentale, che in genere è una persona molto più interessata e motivata a parlare male dell'Occidente. Solo dell'Occidente cristiano nel migliore dei casi, dell'intero occidente laico e non laico nel peggiore. Proprio per questo il film Ipazia mi pare un pessimo esempio. Troppo facile prendersela col cristianesimo. Per me l'anti-cristianesimo è rispettabile nei gay: caso di danno concreto e quindi di avversione fondata. Negli altri casi si tratta di un'ossessione astratta per spiriti annoiati.
Posted by: GMR | 07/05/2010 at 12:19
accordo e incazzatura con chi continua dilettarsi con la pazza teoria delle "frontiere aperte"
le ideologie minimaliste sugli effetti delle migrazioni islamiste sono la sotto-materia delle teorie massimaliste del secolo breve.
orfani del partito bolscevico dei primi del 900 desiderano masse ideologizzate che facciano la spallata rivoluzionaria
Posted by: paolo ferrario | 07/05/2010 at 13:14
GMR, mi piace qual che dici sull'impotenza. anche perché, cresciuto nella generazione del "fate l'amore non la guerra", a uno come Faisal mi accompagnerei pure nell'intimità se non fosse che temo la coltellata o -a questo punto- la strage. anche quando sono omosessuali, temo abbiano in casa uno specchio deformante. meno capisco quel che dici sul cristianesimo e Ipazia (non a caso Amenabar è gay). ma il discorso è qui off-topic o troppo lungo.
invece, Stefano, non so cosa proponi di fare tu a noi cittadini di buona volontà. gli occhi li abbiamo già aperti, e ok: l'Islam è IL pericolo per la tolleranza. sputiamo loro in faccia sul tram? li rispediamo indietro tutti e ci accontentiamo dei cinesi per fare la pizza o cucinare nei ristoranti? buttiamo la bomba N su tutte quelle nazioni di infidi?
Posted by: Paolo, por supuesto | 07/05/2010 at 14:11
>Guido Olimpio - uno dei migliori giornalisti italiani che si occupano di terrorismo, sia detto per inciso -
Ehm, c'è un'ampia letteratura sulle bufale di Olimpio a dir la verità...
Posted by: anonimo imbonitore | 07/05/2010 at 15:52
Caro Paolo, il fatto che Amenabar sia gay mi pare confermi quel che ho detto: da un regista gay posso comprendere il senso di una operazione culturale di trasformazione di Ipazia in una liberale popperiana. Ma in sé si tratta di una operazione errata. D'altro canto, si tratta di un film, non di un libro sulla differenza tra libertà degli antichi pagani e dei moderni. Infine, il fatto che negli stessi giorni del lancio del film su Ipazia il fumetto South Park abbia accettato di smettere di sbeffeggiare l'Islam mentre continuerà impunemente a prendere in giro gli altri due monoteismi mi pare significativo sui limiti di certe operazioni di illuminismo facile verso gli oscurantismi deboli, mentre l'oscurantismo forte e che minaccia con le armi viene a quanto pare rispettato.
Posted by: GMR | 07/05/2010 at 17:15
Naturalmente il fatto che Ipazia non fosse per nulla una liberale intrisa di spirito critico galileiano non ne giustifica il linciaggio. Come avrete intuito, la mia opinione (personale ma non troppo) è che senza il cristianesimo l'area occidentale si sarebbe evoluta come una versione occidentale dell'Impero cinese: una civiltà sicuramente rispettabile e interessante, ma per niente laica in senso moderno. E vorrei aggiungere anche un'altra cosa: gli imperatori romani non-cristiani, per varie ragioni, erano comunque da decenni alla ricerca di una religione che giustificasse e sostenesse l'assolutismo burocratico e anti-individualistico della tarda romanità, e già da decenni molti pensatori pagani avevano ritenuto che il lasso politeismo olimpico fosse inadatto. Malgrado tutti i fanatismi dei cristiani fu un felice errore scegliere il cristianesimo. Felice errore perché esso in sé non era strutturalmente adatto a quella operazione e perché in esso c'era il germe dell'individualismo moderno. Se Costantino avesse scelto i culti mitraici e solari (culti militaristici e assolutistici, molto diffusi nell'esercito legionario), a mio parere -ma anche a parere di grandi storici del liberalismo come Constant e più recentemente Pierre Manent- la modernità non sarebbe nata e vivremmo in un impero di stile orientale del tutto illiberale. Una sorta di Giappone o Cina pre-II guerra mondiale. Beninteso, so bene che 1) la controprova non è possibile e che la storia non permette di verificare sperimentalmente le ipotesi; 2) a un moderno liberale post-cristiano in fondo (e giustamente, lo capisco) importa ben poco di queste pedanterie storiciste e dei possibili meriti pre-liberali del cristianesimo. Spiace però osservare che troppo spesso la foga libertaria anti-cristiana si spenga flaccidamente di fronte all'Islam, per non parlare di altre forme di religiosità orientale di fronte alle quali ci si genuflette supinamente (intendo il buddismo). Non resta che sperare davvero che questa giovane laicità acristiana e anticristiana sia davvero capace di sostenersi da sé senza la trave antropologica cristiana, come dice di essere capace. Ma South Park? Lo sapremo tra cent'anni e più, quando noi saremo tutti morti.
Posted by: GMR | 07/05/2010 at 17:43
Un'ultima notazione, che credo possa interessare tutti. Sono cresciuto in compagnia di un padre laicissimo e acristiano. Nella mia giovinezza sono stato l'unico ragazzino senza prima comunione nel raggio di molte migliaia di chilometri quadrati. L'esperienza che mi dicono colpevolizzante del catechismo non l'ho vissuta (e non la vivranno nemmeno i miei figli, cui auguro di diventare cristiani dopo i quarant'anni come facevano gli antichi romani del tardo impero), e solo oggi mi rendo conto di quanto questo mi renda diverso da molti miei coetanei quarantenni solo da adulti laicizzati, ho scoperto. Tuttavia era anche vero che nella laicissima biblioteca di mio padre trovavo segnali che mi facevano pensare. In particolare, il libro responsabile della mia conversione antropologica al cristianesimo e all'antipaganesimo (di quella religiosa non parlo e non vi tedio) fu un libro, "Mimesis", di un critico letterario ebreo in fuga dal nazismo, Erich Auerbach. Quello fu un libro che intese rifondare la coscienza individualistica occidentale offesa dal razzismo nazista riconoscendo la radice cristiana. Fondamentale il capitolo sull'episodio del tradimento di Pietro nei Vangeli come radice dell'individualismo occidentale. ne consiglio la lettura a tutti e specialmente agli amici tentati dal neopaganesimo degli stenterelli. Ora, che un ebreo tedesco che aveva assistito alle ambiguità filonaziste dei cristiani tedeschi ritenesse plausibile rifondare la coscienza liberale occidentale su basi (anche) cristiane, mi colpì profondamente. Erich Auerbach non è una figura che possa essere liquidata sommariamente come un neocon giudaico-cristiano o un editorialista del Foglio. Dopodiché, ognuno infili queste parole nello zaino della sua storia e segua la sua strada. Un caro saluto a tutti e grazie per la pazienza a chi è giunto a leggere queste ultime righe.
Posted by: GMR | 07/05/2010 at 18:08
No, no, grazie a te per aver avuto la pazienza di scriverle.
Dovrò tornare sull'argomento, è ovvio.
Posted by: stefano | 07/05/2010 at 18:41
forse dovremmo sostenere persone come Ahmed Marcouch
http://www.youtube.com/watch?v=NKjvA1uJpCE&feature=player_embedded
http://www.qantara.de/webcom/show_article.php?wc_c=478&wc_id=662
Posted by: Paolo, por supuesto | 08/05/2010 at 17:02
A proposito:
http://fabristol.wordpress.com/2010/05/12/io-sono-lars-vilks/
Posted by: fabristol | 12/05/2010 at 10:27
Ecco, adesso sono certo che i nostri intellettuali e i nostri vignettisti condanneranno l'accaduto e faranno tante belle vignette sarcastiche su questi fanatici che hanno aggredito il loro collega. Vediamo se Vauro s'indigna e si fa sentire o se per lui la satira va bene solo quando si tratta di disegnare Fiamma Nirenstein vestita da zombie ebraica con la croce uncinata appunta al petto. Siamo qui che aspettiamo.
Posted by: stefano | 12/05/2010 at 10:54
"Fiamma Nirenstein vestita da zombie ebraica con la croce uncinata appunta al petto"? Alla faccia. Gli ex amici sono vipere.
Posted by: GMR | 12/05/2010 at 11:56
Sì, fu l'ispirata vignetta di Vauro quando Nirenstein si candidò con il PdL alle ultime elezioni.
Posted by: stefano | 12/05/2010 at 12:56
A me stanno già incominciando a chiamarmi leghista. Vedi un po' tu...
Posted by: fabristol | 12/05/2010 at 20:01