"Talvolta si tira fuori l'argomento che la liberazione sessuale sorgerà dal potere politico. Non sono d'accordo. La liberazione, in particolare per una minoranza che si odia e si nasconde come quella omosessuale, richiede un cambiamento di valori e di consapevolezza che trascende la politica tradizionale. Certo, è importante cambiare le leggi, affrontare i giornali che danno informazioni non accurate, esigere lo stesso spazio in televisione. Ma la somma di tutto ciò non coincide con la liberazione. Ci liberiamo attraverso il nostro modo di vivere e, fintantoché gli omosessuali sono oppressi, camminare a braccetto per strada con il proprio amante è un atto politico tanto quanto battersi per le riforme legali. Come sostiene Kate Millet in Sexual Politics, quelli di noi che sono oppressi a causa del loro sesso o della loro sessualità hanno bisogno di una definizione nuova e più ampia di politica per soddisfare le esigenze della nostra oppressione."
"La liberazione gay avrà raggiunto il suo pieno potenziale quando non sarà più necessaria, quando non ci vedremo più reciprocamente come uomini e donne, gay ed etero, ma semplicemente come persone con svariate potenzialità. E' il destino del Negro, ha scritto una volta James Baldwin, di portare il fardello sia degli americani bianchi che di quelli neri. Potrebbe essere il destino degli omosessuali di liberare sia i gay che gli etero."
Dennis Altman, Homosexual. Oppression and Liberation. Pag. 134 e pag. 154. Traduzione (delle citazioni) mia. Il libro risale al 1971 (edizione riveduta del 1973) ed è uno dei primi testi "teorici" sul movimento di liberazione gay, scritto dal sociologo australiano dopo un soggiorno negli Stati Uniti. La parte introduttiva sui meccanismi psicologici che agiscono all'interno di ogni gay è molto acuta e valida ancora oggi.

In linea di massima, in linea teorica, il discorso non fa una piega. Ci possiamo impegnare, ma dalle parole (da queste parole) ai fatti ci passa un mondo.
Effettivamente a lungo andare è logorante. Quando ti vedi con il tuo fidanzato, magari passi un pomeriggio assieme a lui camminando per qualche città, deve arrivare la sera quando rientri in casa o quando sali in macchina perchè tu possa abbracciarlo e, oltremodo, baciarlo.
Ma, ammettiamolo, è difficile agire in controtendenza. Non mi va di dare spettacolo, non mi va di essere insultato, non mi va di essere deriso. Io, quando amo, voglio (anche) tranquillità. Pensiamo alla realtà. Non voglio passare la mia vita, le mie giornate a lottare.
Io sono orgoglioso di essere gay tanto quanto un etero è orgoglioso di essere etero. Non mi interessa essere "orgoglioso", voglio essere felice. Io mi sono accettato fin da subito, ho avuto ben pochi problemi dentro di me, fortunatamente.
Il problema è che (e lo diceva Simone De Beauvoir) un individuo tenuto in stato di inferiorità è, di fatto, inferiore. Dove si deve considerare l'è in senso dinamico di "essere divenuto", "essere stato fatto"; il problema è sapere se questo stato di cose deve perpetuarsi.
Lo so, sta anche a me. E tento di fare il possibile. Ma che fatica...
Posted by: Davey | 06/03/2009 at 18:13