Qualche mese fa lui aveva scritto questa cosa sulla scuola - o, per meglio dire, su una sua ipotetica privatizzazione totale - che aveva scatenato un putiferio di commenti (ahimè non più presenti online, da quando ha cambiato piattaforma di hosting). Io avevo dichiarato il mio totale dissenso, ma poi ho perso il treno e al riguardo non ho scritto più nulla. Tutta la faccenda mi è tornata in mente adesso perché sullo Spiegel di questa settimana c'è un lungo articolo, bello e documentato - ma purtroppo non riesco a trovarlo nell'edizione online -, in cui si parla proprio di "Hausunterricht" (ovvero: lezioni a casa) e, nello specifico, di una famiglia che ha deciso di istruire tutti i suoi figli in casa e non mandarli a scuola. Il punto è che in Germania questo è vietato per legge, diversamente da quanto avviene in altri paesi come l'Austria, il Regno Unito o gli Stati Uniti d'America.
La famiglia Dudek abita in un paesino dell'Assia e si rifiuta ostinatamente di mandare i figli a scuola, malgrado le autorità scolastiche abbiano preso tutte le misure necessarie a questo fine. Il prossimo passo potrebbe essere persino il carcere per i genitori. Qual è il problema, dunque? Be', tanto per dirne una, i Dudek sono fondamentalisti cristiani e ritengono che, frequentando le scuole pubbliche, i figli - numerosi, poiché la loro religione gli impone di non ostacolare le eventuali nascite - potrebbero restare contaminati: " 'Non possiamo affidare i nostri figli a persone che non danno alcuna importanza a Gesù Cristo e alla Bibbia'. Le scuole statali sarebbero luoghi di contaminazione e di vizio". A questa concezione, balzana ma non ancora violenta benché potenzialmente pericolosa per lo sviluppo indipendente dei figli, corrisponde naturalmente un certo tipo di educazione. Per esempio "i Dudek credono che il mondo sia stato creato seimila anni fa, ritengono che il diluvio sia una realtà e che la vita sulla terrra sia una tappa di passaggio. Le leggi della Bibbia costituiscono la cornice delle loro azioni. Le leggi terrene dello stato tedesco devono inserirsi in questa cornice. Se non lo fanno, vengono violate". Ovviamente le lezioni di biologia che impartiscono ai figli comprendono il creazionismo e dalle lezioni di tedesco è esclusa la lettura del Faust di Goethe perché "secondo il padre è meglio non occuparsi a fondo di un libro in cui il diavolo ha un ruolo tanto importante".
L'argomento che alcuni usano per sostenere l'istruzione in casa è che i genitori sono responsabili dei figli e quindi non dovrebbero essere obbligati a mandarli in scuole statali. Dovrebbero cioè poter "scegliere" come meglio far studiare i loro figli. Così, però, si corre l'enorme rischio che dei figli, che per la loro giovanissima età non sono ancora in grado di compiere scelte autonome, diventino ostaggi delle ideologie scellerate dei genitori. Nel caso specifico della famiglia Dudek può accadere, tutt'al più, che ai figli venga messa in testa una delle tante scemenze propagate dal cristianesimo facendogliela passare per verità assoluta. Che cosa succederebbe però se, garantito questo diritto a tutte le famiglie, cominciassero a farne uso anche i fondamentalisti islamici? In questo caso non si tratta più di pure e semplici sciocchezze, ma - spesso - di incitamento alla violenza e alla sovversione delle istituzioni democratiche. Se concediamo che i figli sono "proprietà" dei genitori, che scelgono in loro vece, siamo disposti ad accettare anche questa estrema conseguenza? Senza contare che è proprio in questi casi estremi che l'istituzione scolastica permette a questi bambini di entrare in contatto con idee eterodosse utili a creare uno smottamento nelle concezioni granitiche imposte dalla famiglia.
Il ruolo della scuola pubblica - ancora meglio se statale - dovrebbe invece garantire una pluralità di visioni. Il bambino si abitua fin da piccolo a conoscere un mondo che non è quel microcosmo chiuso di casa sua. Questo è, spesso, un fenomeno sgradevole - è vero. Nel mondo ci sono anche un sacco di cose che ci irritano, che urtano la nostra individualità, che ci fanno sanguinare. Ma esistono, non è possibile far finta di nulla. La scuola pubblica, oltre che a garantire a tutti le medesime occasioni in termini di apprendimento - il che non impedisce a nessuna famiglia di offrire qualcosa in più ai propri figli -, è anche e soprattutto uno dei primi momenti in cui i bambini socializzano con un "altro" che non provenga direttamente dalla famiglia. Un altro che spesso è molto diverso da lui e dalla sua famiglia di origine, ma che lo costringe a una torsione e a un riallineamento delle sue percezioni e cognizioni. Che, insomma, lo fa crescere. Non è solo questione di trovarsi qualche amichetto. Si tratta di imparare a interagire anche con chi ti sta antipatico, con chi ti offende, con chi non la pensa come te, con chi proviene da un diverso ceto sociale. Certo, sarebbe molto più comodo vivere nella propria bolla: ma educare all'esistenza nel mondo non significa corazzare le pareti della propria bolla, ma farle esplodere.
Qualcuno potrebbe obiettare però che in quei paesi in cui è possibile l'istruzione domestica non sono successe catastrofi. Lo stesso Spiegel fornisce alcuni dati: in Nuova Zelanda e in Australia gli studenti "in casa" sono l'1 per cento della popolazione scolastica, in Gran Bretagna l'1,5 per cento e negli Stati Uniti il 4. Sono percentuali irrisorie che probabilmente non incidono sul fatto principale e maggioritario, cioè che la stragrande maggioranza degli studenti frequenta scuole vere e proprie. Finché le percentuali rimangono tali, il pericolo è limitato: è un po' quello che avviene per le vaccinazioni obbligatorie. Anche in questo caso esistono genitori che, in nome del diritto di scegliere (al posto dei figli, va da sé) e di un'astratta libertà, decidono di non far vaccinare i figli - spesso violando la legge. Ma se non succede nulla - e i figli non si ammalano delle malattie contro cui dovevano essere vaccinati - non è perché avevano ragione i genitori, ma perché tutti gli altri - la stragrande maggioranza, appunto - sono vaccinati e fanno da barriera al diffondersi dei virus. La scuola pubblica - o, quanto meno, la scuola i cui programmi sono controllati da autorità pubbliche - è il vaccino della democrazia.
La famiglia Dudek abita in un paesino dell'Assia e si rifiuta ostinatamente di mandare i figli a scuola, malgrado le autorità scolastiche abbiano preso tutte le misure necessarie a questo fine. Il prossimo passo potrebbe essere persino il carcere per i genitori. Qual è il problema, dunque? Be', tanto per dirne una, i Dudek sono fondamentalisti cristiani e ritengono che, frequentando le scuole pubbliche, i figli - numerosi, poiché la loro religione gli impone di non ostacolare le eventuali nascite - potrebbero restare contaminati: " 'Non possiamo affidare i nostri figli a persone che non danno alcuna importanza a Gesù Cristo e alla Bibbia'. Le scuole statali sarebbero luoghi di contaminazione e di vizio". A questa concezione, balzana ma non ancora violenta benché potenzialmente pericolosa per lo sviluppo indipendente dei figli, corrisponde naturalmente un certo tipo di educazione. Per esempio "i Dudek credono che il mondo sia stato creato seimila anni fa, ritengono che il diluvio sia una realtà e che la vita sulla terrra sia una tappa di passaggio. Le leggi della Bibbia costituiscono la cornice delle loro azioni. Le leggi terrene dello stato tedesco devono inserirsi in questa cornice. Se non lo fanno, vengono violate". Ovviamente le lezioni di biologia che impartiscono ai figli comprendono il creazionismo e dalle lezioni di tedesco è esclusa la lettura del Faust di Goethe perché "secondo il padre è meglio non occuparsi a fondo di un libro in cui il diavolo ha un ruolo tanto importante".
L'argomento che alcuni usano per sostenere l'istruzione in casa è che i genitori sono responsabili dei figli e quindi non dovrebbero essere obbligati a mandarli in scuole statali. Dovrebbero cioè poter "scegliere" come meglio far studiare i loro figli. Così, però, si corre l'enorme rischio che dei figli, che per la loro giovanissima età non sono ancora in grado di compiere scelte autonome, diventino ostaggi delle ideologie scellerate dei genitori. Nel caso specifico della famiglia Dudek può accadere, tutt'al più, che ai figli venga messa in testa una delle tante scemenze propagate dal cristianesimo facendogliela passare per verità assoluta. Che cosa succederebbe però se, garantito questo diritto a tutte le famiglie, cominciassero a farne uso anche i fondamentalisti islamici? In questo caso non si tratta più di pure e semplici sciocchezze, ma - spesso - di incitamento alla violenza e alla sovversione delle istituzioni democratiche. Se concediamo che i figli sono "proprietà" dei genitori, che scelgono in loro vece, siamo disposti ad accettare anche questa estrema conseguenza? Senza contare che è proprio in questi casi estremi che l'istituzione scolastica permette a questi bambini di entrare in contatto con idee eterodosse utili a creare uno smottamento nelle concezioni granitiche imposte dalla famiglia.
Il ruolo della scuola pubblica - ancora meglio se statale - dovrebbe invece garantire una pluralità di visioni. Il bambino si abitua fin da piccolo a conoscere un mondo che non è quel microcosmo chiuso di casa sua. Questo è, spesso, un fenomeno sgradevole - è vero. Nel mondo ci sono anche un sacco di cose che ci irritano, che urtano la nostra individualità, che ci fanno sanguinare. Ma esistono, non è possibile far finta di nulla. La scuola pubblica, oltre che a garantire a tutti le medesime occasioni in termini di apprendimento - il che non impedisce a nessuna famiglia di offrire qualcosa in più ai propri figli -, è anche e soprattutto uno dei primi momenti in cui i bambini socializzano con un "altro" che non provenga direttamente dalla famiglia. Un altro che spesso è molto diverso da lui e dalla sua famiglia di origine, ma che lo costringe a una torsione e a un riallineamento delle sue percezioni e cognizioni. Che, insomma, lo fa crescere. Non è solo questione di trovarsi qualche amichetto. Si tratta di imparare a interagire anche con chi ti sta antipatico, con chi ti offende, con chi non la pensa come te, con chi proviene da un diverso ceto sociale. Certo, sarebbe molto più comodo vivere nella propria bolla: ma educare all'esistenza nel mondo non significa corazzare le pareti della propria bolla, ma farle esplodere.
Qualcuno potrebbe obiettare però che in quei paesi in cui è possibile l'istruzione domestica non sono successe catastrofi. Lo stesso Spiegel fornisce alcuni dati: in Nuova Zelanda e in Australia gli studenti "in casa" sono l'1 per cento della popolazione scolastica, in Gran Bretagna l'1,5 per cento e negli Stati Uniti il 4. Sono percentuali irrisorie che probabilmente non incidono sul fatto principale e maggioritario, cioè che la stragrande maggioranza degli studenti frequenta scuole vere e proprie. Finché le percentuali rimangono tali, il pericolo è limitato: è un po' quello che avviene per le vaccinazioni obbligatorie. Anche in questo caso esistono genitori che, in nome del diritto di scegliere (al posto dei figli, va da sé) e di un'astratta libertà, decidono di non far vaccinare i figli - spesso violando la legge. Ma se non succede nulla - e i figli non si ammalano delle malattie contro cui dovevano essere vaccinati - non è perché avevano ragione i genitori, ma perché tutti gli altri - la stragrande maggioranza, appunto - sono vaccinati e fanno da barriera al diffondersi dei virus. La scuola pubblica - o, quanto meno, la scuola i cui programmi sono controllati da autorità pubbliche - è il vaccino della democrazia.




ho letto solo le prime righe perché sono di fretta ma volevo dirti che i commenti ci sono ancora eh:)
poi leggo con calma
Posted by: Yoshi | 08/01/2009 at 13:54
Applausi scroscianti da parte mia! Se il concetto di società ha un senso, tutta la tua analisi è perfetta.
Posted by: knulp | 08/01/2009 at 13:54
@ yoshi: ma dove? li hai nascosti bene, eh, vecchio birbante :P
Posted by: Stefano B | 08/01/2009 at 14:01
Se non siamo in grado di attuare una sana società anarchica e non violenta, la scuola pubblica mi pare il male minore.
Posted by: aitan | 08/01/2009 at 17:24
Sono contento che tu abbia sottolineato che
"...non [si] impedisce a nessuna famiglia di offrire *qualcosa in più* ai propri figli".
Spesso sono le famiglie ad impedirselo.
Posted by: Weissbach | 08/01/2009 at 17:43
Be pero' converrai con me che anche l'aver dato allo Stato i propri figli ha comportato in passato dei problemini non tanto piacevoli. Ricordiamoci che gli stati totalitari hanno usato la scuola pubblica per inculcare le loro ideologie. Forse se molte famiglie nei periodi piu' bui del nostro passato avessero avuto la possiblita' di educare i pargoli a casa il fascismo non avrebbe avuto cosi' tanto successo. E pensa ad un futuro in cui la chiesa cattolica possa prendere controllo dell'educazione pubblica in italia? Cosa succederebbe? Non e' un'ipotesi cosi' peregrina e lontana. Noi laici, liberi pensatori, diversamenti credenti potremmo avere uno sfogo nell'educazione a casa dei nostri bambini ed evitare l'estinzione delle nostre idee e valori.
Perche' non un sistema misto? Io non sono per l'abolizione della scuola pubblica perche' considero l'istruzione un diritto per tutti, ma che male c'e' ad affiancarla alla possibilita' di poter istruire i propri figli a casa?
tanto le percentuali sarebbero comunque bassissime perche' la maggior parte dei genitori lavorano e per forza di cose devono mandarli a scuola.
Posted by: Fabristol | 08/01/2009 at 18:20
"attuare una sana società anarchica" mi pare davvero un triplo salto mortale con avvitamento, sia sul piano logico che lessicale, in cui quanto meno "società" e "anarchica" sono antinomie; ciò detto oramai stefano è il mio blogger di riferimento.
;-)
Posted by: pio | 08/01/2009 at 18:31
Il mio post era prima di tutto una boutade. Poi vorrei precisare che io non penso ASSOLUTAMENTE che i figli siano proprietà dei genitori...ma men che meno dello Stato.
Quello che dici sull'incontro con il "diverso" può essere anche vero, ma io prendo sempre il mio caso personale: a me la scuola pubblica non ha dato niente, anzi, sono sicuro che se fossi andato in una delle scuole private da me auspicate o avessi avuto dei tutor, avrei potuto raggiungere risultati più alti.
Posted by: Yoshi | 08/01/2009 at 19:23
Be', il tuo post l'ho usato a pretesto: mi è tornato in mente leggendo questo articolo sullo "Spiegel" e l'ho preso ad "aggancio".
Detto questo, non sono contrario alla scuola privata, bada bene, purché i programmi siano quelli statali e, soprattutto, non sia finanziata dallo stato. Diverso è il discorso per il tutoraggio privato.
Posted by: Stefano B | 08/01/2009 at 19:25