Una famiglia normale. Come abbiamo disinnescato la bomba gay di Stefano Bolognini è un volumetto, toccante e divertente allo stesso tempo, che si legge in un paio d'ore, come ho fatto io ieri sera. Anziché scrivere un manuale o un saggio sul coming-out e sulle sue implicazioni psicologiche, sociologiche e politiche, ha preferito svolgere un'indagine in corpore vili, per così dire, attingendo a quanto di più vicino a sé aveva.
Il libro in questione, infatti, è composto da una serie di interviste ai suoi famigliari, a cui ha chiesto come loro hanno vissuto il suo coming-out e quale sia adesso la loro opinione su di lui, sul suo compagno, sulla famiglia gay, sull'omosessualità in generale e sui diritti delle coppie dello stesso sesso. Scivolando lievemente da un capitolo all'altro - difficile staccarsene prima di aver raggiunto l'ultima parola dell'ultima intervista - leggiamo le testimonianze, divertite o imbarazzate, ma sempre sincere, della madre, del padre, del fratello, dei cugini, della "suocera", persino della nonna e infine dello stesso compagno di Bolognini. Sono testimonianze sincere perché nessuno di loro è, tipicamente, un militante gay e, anzi, quasi tutti loro si sono trovati gettati all'interno di questa situazione senza mai averci pensato troppo prima. O, se ci avevano pensato, l'avevano fatto solo in quel modo cursorio, superficiale e ingenuamente offensivo imposto dal discorso comune sull'omosessualità, tanto più greve quanto più si risale nel passato. Molti di loro, inoltre, sono - o si dichiarano - "cattolici", ma non risparmiano le critiche alla sordità della chiesa, o addirittura "di destra" (come la nonna che legge Libero e venera Berlusconi, ma nello stesso tempo è truccata da vera gay icon). Quello che alla fine accade è che più o meno tutti, a seconda del proprio coraggio e del proprio temperamento, arrivano a comprendere le ragioni di Stefano Bolognini e, in senso più ampio, delle persone gay, a dimostrazione che a livello umano e affettivo è possibile superare le incrostazioni ideologiche negative.
Il titolo, infine, riprende in modo quasi allusivo l'ambiguità di un termine che ricorre spesso nelle interviste - normale, normalità -, proprio perché questo concetto, in maniera spesso involontaria, è un'ossessione di cui è difficile liberarsi ogni volta che si parla di omosessualità. Osserva acutamente la compagna del cugino dell'autore: "Per me l'omosessualità è totalmente scontata, ma le tue domande sono un po' tendenziose, è come se volessi snidare la diffidenza nei confronti dei gay. [...] Non ho molti amici gay, ma conosco i colleghi gay di Simone: ogni tanto ci usciamo a cena ed è la cosa più normale del mondo. Ma anche dire che è normale è come evidenziare qualcosa che tanto normale non è". La famiglia "normale" del titolo, dunque, ha un duplice significato: non soltanto è quella originaria di Stefano Bolognini, ma è anche quella che lui ha scelto di formare con il suo compagno e che - come spiega lui stesso all'inizio - ha cercato di inscrivere all'interno della prima.
Oltre al libro in sé, consiglio anche la lettura della bella intervista di Chiara Lalli all'autore, che si trova qui.




in due parole la "normalità della diversità"
Posted by: demopazzia | 05/12/2008 at 16:42
vado a comprarlo subito! che incredibile press-agent sai essere!!!
dalle premesse -che immagino saranno confermate perché Bolognini è persona di grande valore e capacità- avverto si tratterà per me di un libro storico. straordinaria l'osservazione della compagna del cugino, e ci fa riflettere sul senso della parola "normalità".
e penso riprenderò presto in mano il primo "libro gay" che ho letto a 13 anni (!), lo storico "Rapporto contro la normalità" del FHAR francese.
forse è ora di dar nuovamente e stavolta affettuosamente -ma altrettanto inesorabilmente- scacco all'idea di normalità (visto da vicino nessuno è normale etc).
a proposito di "stati della normalità" vorrei fare domanda a te, su un tema che non ho visto trattare o mi è sfuggito: cosa pensi delle ultime spettacolari vicende che vedono protagonista l'ex onorevole Guadagno?
Posted by: paolo rumi | 06/12/2008 at 12:15
@ paolo: domanda semplice. La penso esattamente come ha scritto Giovanni Dall'Orto sul suo sito.
Posted by: Stefano B | 06/12/2008 at 14:15