Io mi stupisco che molti dei difensori dell'individuo e dei suoi diritti - sacrosanti entrambi - siano capaci di tuonare solo contro lo Stato che li conculcherebbe. Lo Stato moloch, lo Stato che, secondo il famoso motto reaganian-thatcheriano, sarebbe il problema e non la soluzione, lo Stato che, come dà, toglie anche. Tutt'al più estendono i loro furori alla chiesa cattolica e alle altre grandi religioni organizzate, soprattutto se monoteistiche - e su questo io non saprei dar loro torto. Quello che faticano a capire è che, invece, sono spesso le grandi società - le cosiddette corporations - a conculcare i diritti individuali. Eppure dovrebbe essere ovvio: in un'epoca di globalizzazione gli stati tradizionali sono stati sempre più privati delle loro prerogative, oltre che delle loro funzioni abituali. Nell'era del capitalismo finanziario, le società sfuggono ai controlli degli Stati e persino l'esazione fiscale si fa complicata. Pensare che oggi lo Stato sia ancora il grande Leviatano che schiaccia il minuscolo individuo è veramente frutto di una visione antiquata. Oltretutto, almeno in teoria, negli Stati (democratici) i rappresentanti dei cittadini sono eletti e il loro mandato, se le cose funzionano a dovere, può essere revocato. E il principio è quello che a ogni individuo corrisponde un voto, a prescindere dal suo reddito o dalla sua posizione sociale. La stessa cosa non si può dire della gestione delle corporations, in cui non c'è nessun tipo di controllo democratico - e non mi si parli del controllo degli azionisti nelle assemblee degli stessi, che avviene in base al principio "un'azione un voto" stabilendo così, nei fatti, una democrazia censuaria, ovvero una plutocrazia: come se, alle elezioni politiche, il voto di ogni elettore pesasse di più o di meno a seconda della sua dichiarazione dei redditi. Invocare poi lo spostamento di interi settori tradizionalmente di competenza dello Stato - cioè di quel patto tra individui che fonda la cittadinanza (e poco importa che non l'abbia sottoscritto ognuno di noi singolarmente: nemmeno io ho sottoscritto alcun patto con quelle corporations che, comunque, con le loro politiche influenzano pesantemente la vita degli individui) - al privato, asserendo che solo così se ne ottimizza la funzionalità, mi pare aberrante. Aberrante perché, lungi dal difendere i diritti dell'individuo, si subordina il concetto di cittadinanza ai princìpi economici del mercato e, proprio per questo motivo, si offende l'individuo, riducendolo a un puro e semplice consumatore. Invece chiunque può e deve godere dei diritti di cittadinanza, a prescindere da quanto guadagni e da quanto possa consumare.

Ti amo di un amor liberalsocialista.
Posted by: formamentis | 11/12/2008 at 18:54