Investimenti blindati e cinismo finanziario
Sulla Repubblica di oggi leggo che il Credito Svizzero, la seconda banca svizzera e una delle protagoniste del recente crac finanziario, pensava di consigliare ai suoi clienti in cerca di redditività di investire nelle carceri private americane (perché, nella foga di privatizzare, negli Stati Uniti hanno venduto pure molte carceri ai privati, una cosa che di per sé mi fa già rabbrividire). Crisi o non crisi, infatti, le carceri non sono come gli alberghi e ci si può finire dentro anche da disoccupati. Anzi, è persino meglio. Negli Stati Uniti, infatti, "c'è un tasso di detenzione di 600 detenuti ogni 100 mila abitanti, contro gli 85 della media europea". Non credo che gli americani siano naturaliter più criminali degli europei, ovviamente, ma semplicemente tendono a dare una risposta puramente punitiva a quei comportamenti antisociali che spesso sono anche il risultato di crisi economiche. La mossa del Credito Svizzero è di raro cinismo, come ha osservato anche Amnesty International che ha preso duramente posizione nei confronti della banca svizzera: prima ha contribuito a creare la crisi, con tutto il suo strascico di conseguenze, poi cerca di approfittarne consigliando questo tipo di investimenti. Ma tutto questo non mi stupisce più di tanto: il mondo sprofonda nella merda e i più spregiudicati cercano di stare a galla in qualsiasi modo. Quello che però più mi offende, perché testimonia il grado di distacco dalla realtà di questa gente e lo smarrimento di ogni principio etico, è la risposta data una portavoce: "Era un'informazione interna non destinata alla stampa". Dunque la cosa vergognosa non era l'iniziativa in sé, ma il fatto che questa, ahimè, sia trapelata al pubblico tramite la stampa. Se la stampa, svolgendo per una volta la sua funzione di garante della democrazia, non l'avesse rilevata e diffusa, tutto sarebbe andato per il meglio, non ci sarebbe stato nessun problema? Provo schifo per un universo in cui si possono fare le peggiori porcate purché i cittadini non ne siano a conoscenza; un universo in cui lo scandalo non è l'aver fatto, ma il fatto che si sia saputo. Il segreto santifica ogni azione?




Ciò che ti disgusta rimanda ad una tradizione culturale, in senso lato, cattolica. In diritto canonico, il pubblico scandalo è di norma un'aggravante -e talora addirittura un elemento costitutivo- del reato (che spesso è anche un peccato), di modo che in assenza di scandalo non c'è reato, o c'è un reato di ben minore gravità. L'autorità ecclesiastica può perdonare un peccato-reato se è rimasto segreto, ma non se ne è derivato pubblico scandalo. Anche l'art. 564 del nostro codice penale punisce l'incesto solo se ne è derivato pubblico scandalo.
Posted by: Roberto | 17/11/2008 at 13:22