"Non pensavo che potesse essere così bello tra due uomini" mi dice lui riferendosi a una relazione che qualche tempo prima ha avuto con un altro uomo e che è durata - mi risponde quando glielo chiedo - sette mesi. Lo dice in tono sommesso, quasi come rivolgendosi a sé stesso più che a me. Io mi volto e lo guardo stupito, non so più se per quello che ha detto o per quello che io ho intravisto, in quel preciso momento, nelle sue parole. Sorridendo gli dico, a voce bassa e con intento di scherzoso rimprovero: "Ma che frase omofoba hai detto! Perché non dovrebbe essere bello?". L'amore e il piacere di stare insieme con qualcun altro, la condivisione dell'esistenza o di un suo breve tratto, sono la stessa cosa per tutti gli esseri umani e non dipendono dal sesso delle persone - questo gli dico, umilmente. In realtà mi rendo conto che quella sua frase - quasi una voce dal sen fuggita - è simile al precipitato che si deposita sul fondo di un alambicco, alla fine di qualche processo chimico. E' una voce che viene da lontano e che ha scelto lui come medium per farsi sentire. E' la voce di tutti quelli che, nei suoi trentatré anni di vita, gli hanno detto o gli hanno fatto intendere che solo tra una donna e un uomo esistono veri sentimenti e che tutto il resto, cioè il rapporto tra due uomini o due donne, è inesistente, irrilevante, di second'ordine, derivativo - vizio o passatempo, non importa: in ogni caso mai da prendere sul serio. E non importa quanto chi, nel tempo, è stato esposto a queste voci abbia tentato di contrastarle, pensando contro la corrente che voleva trascinarlo a valle o fingendo che non esistessero e cercando di non sentirle, perché prima o poi arriva un momento - che può durare solo la frazione di un secondo - in cui esse prendono alle spalle anche la persona più accorta. Basta non stare in guardia, basta un attimo di rassegnazione, basta una certa stanchezza per la fatica di dover mettere sempre troppa coscienza in faccende a cui più si addice un po' di incurante spontaneità. Ma è difficile rifare il viaggio al contrario.




E' tutto di un vero che più vero non si può. Solo tu potevi dirlo così bene.
Posted by: Roberto | 30/11/2008 at 16:46
Proprio così... Il nemico dell'amore tra persone dello stesso sesso, e che spesso portiamo dentro, è la disistima.
Ogni amore, e ogni tipo d'intesa (amicizia, passione, complicità di una vita) è diverso e si sviluppa nel tempo a modo suo.
Ma se l'unione eterosessuale è mostrata ed introiettata come unico esempio cui tentare di far assomigliare il proprio amore si opera una mistificazione grave.
E spesso non basta una vita per riconoscerlo.
Posted by: novio ideal | 01/12/2008 at 10:35
E' così come dice Roberto. Anche questa mezza generazione è fallita. Quando io avevo thirty-something mi capitava di guardare ai ventenni e al loro modo molto spontaneo di approcciare il sesso, il loro desiderio di innamorarsi. Da lì dove ero, cioè dal punto in cui i tuoi stessi pregiudizi, i nemici che hai dentro, hai ormai imparato a conoscerli tutti, mi sembrava che quei ragazzi sarebbero stati risparmiati. Ci ho creduto davvero, e ho provato sana invidia. Oggi guardo di nuovo ai ventenni di oggi, e di nuovo formulo la speranza che proprio la loro generazione sia la prima senza (troppi) nemici interni.
Posted by: finO | 01/12/2008 at 11:52
Smettila di scrivere così bene! Mannaggia...
Cristallo e fiamma, diceva Italo Calvino, giusto? L'eleganza pungente di Pessoa, l'arguzia sarcastica di Cioran, e l'umanità calorosa di una Yourcenar... Smettila eh!
Battute a parte...
E' vero. Molti restano intrappolati in un bozzolo di pregiudizi, preconcetti e categorie mentali che arrivano dall'esterno, che non vengono elaborati e filtrati da un pensiero autonomo e sufficientemente analitico (ma hai ragione anche tu nel dire che non si può "mettere sempre troppa coscienza in faccende a cui più si addice un po' di incurante spontaneità").
E, per di più, la sensibilità (che mai è slegata del tutto dalla ratio umana - anzi!) fa sì che inconsapevolmente certe idee entrino sotto pelle, e uno le faccia proprie, senza rendersi conto che un lavorìo sociale, culturale (di cui non ci si accorge) fin dall'infanzia ci costruisce delle ""gabbie interiori""... Appunto, quello che tu chiami "il nemico dentro"...
Posted by: Sebastian | 01/12/2008 at 17:27
E' una ipotesi quanto mai verosimile, e come al solito magistralmente espressa, quella che ci proponi, anche se non immune da una probabile componente proiettiva che forse dice più di te che di "lui".
Posted by: pio | 03/12/2008 at 00:30