Manifesto per l'eguaglianza dei diritti

Le infamie di ieri

Cadavrexquis on Flickr


  • www.flickr.com
    Cadavrexquis' photos More of Cadavrexquis' photos

Supporting

« La catastrofe (e la fuga) in sogno | Main | Cerchi »

28/10/2008

Comments

Il Riformista non fa che ripercorrere gli errori già fatti, anni addietro, dai media della cultura anglosassone che hanno confuso il popopo gay, con quella piccola fetta modaiola-festaiola-mondana-benestante di esso, che vengono descritti in questi articoli.

Ma non è che, in questo, siamo trattati peggio di altre "categorie", ti pare?

Il mercato è fatto per soddisfare qualche desiderio di chi compra e per far fare soldi a chi vende, ma non per liberare chicchessia; tanto più, poi, quando è così ipocrita da rivolgersi ai suoi clienti solo allusivamente. Non vedo quale liberazione possa mai scaturire dall'ipocrisia. Piuttosto, sciocchezze come quelle scritte sul Riformista potrebbero, in una situazione di crisi economica più grave di oggi, e appena appena cambiando il tono dell'articolo dal leggero al serio, liberare odio sociale contro i gay. Ma diciamo che oggi è una giornata in cui vedo io tutto nero.

No, infatti. Ma qui non facevo confronti.
E del resto è più facile categorizzare che non parlare dei singoli casi. Non si può pretendere dai giornalisti che scrivano letteratura.

@ Roberto, anch'io ho pensato la cosa che hai pensato tu: dicendo che i gay guadagnano di più e possono spendere di più (e quindi, in realtà, identificando i gay solo con una piccola parte di loro) si rischia quasi di fomentare una sorta di "odio" verso dei "privilegiati".

Ma il Riformista come carta da culo va bene o nemmeno per quello? Perché hanno aumentato le pagine, magari per un paio di sedute va bene.

Sì, direi che è più morbida di quella che usavano prima, quindi in caso di emergenza potrebbe servire alla bisogna...

è brutto constatare come si cerchi di definire con stupidate il "gay"; è una soluzione di comodo per non affrontare il vero problema di molti "etero" ossia la propria inesistenza e inconstenza... il che vale appunto per un giornale come il riformista.

ciao

sono Daniele, una della persone citate nell'articolo. Trovo molto interessante e profondo ciò che scrivi, e condivido in parte le critiche all'articolo; provo comunque a contribuire. Mi occupo prefessionalmente del cosiddetto "mercato gay", ma siccome non penso che il profitto o la professione giustifichino tutto, mi sono posto anche io i tuoi interrogativi.

Onsetamente apprezzo molto il fatto che tu non ti scagli tout court contro il concetto "mercantile" nè lo esalti, mi fa piacere quindi interloquire.

Sicuramente quello che emerge da molti articoli sul gay mktg è un mondo gay "da macchietta": il gay con la porsche o con il completo D&G, che ovviamente è una minoranza (come tra gli etero). Però c'è del vero: il fatto che, se vogliamo, liberi da "pianificazioni di lungo termine" (figli, casa di proprietà) tendenzialmente gli omosessuali, anche non benestanti, tendono a spendere più di un pari reddito eterosessuale è piuttosto vera. Ripeto: tendono, si tratta di approssimazioni.

E anche il fatto che fioriscono i locali o le serate gay, se vogliamo ha il suo perchè, aldilà degli stereotipi: il "locale gay" è un punto di riferimento molto più fondamentale per i gay che per gli etero..ciò è innegabile. E che in città come milano molto imprenditori del divertimento si siano accorti di questo, e del fatto che la serata gay, entro certi limiti, fa figo, credo sia altrettanto evidente.

Questo non scioglie comunque il tuo dilemma, che, se vogliamo, come peraltro dice un commento, è riferibile a molti altri "target", che sembrano esistere solo quando consumano.

Dal mio punto di vista posso dirti per esperienza diretta che questo "vendere l'anima al diavolo" schematizzando sotto l'egida del consumo una realtà multiforme, sfaccettata e anche dolorosa, se vogliamo, come quella omosessuale, ha anche un suo risvolto immediato utile ai gay.

Gli introiti di chi "vende" il mercato gay finiscono infatti in larga parte ad alimentare realtà e aziende in cui i gay si esprimono e lavorano(come i giornali di cui parli, un bel po' di siti internet, e chiaramente molti locali). Quindi la versione "macchiettistica" (che peraltro appartiene ad ogni profilazione di un target di marketing, te ne potrei passare alcuni che sono autentici capolavori, calembour postmoderni) ha almeno il merito di attirare pubblicità che dà da viveve a molte persone, ma anche artisti, associazioni, eventi che permettono al mondo gay di aggregarsi, di dibattere, di divertirsi, e forse di emanciparsi un po'. Almeno a quelli che riescono ad aggirare i problemi che ha il povero Dall'Orto, che conosco e stimo, e del quale ho letto la bella intervista di Felix Cossolo.

Ripeto, almeno in parte questo avviene, per certo.

Scusa la lungaggine ed in bocca al lupo

Un saluto

sono talmente d'accordo con questa riflessione che l'ho copincollata sul forum boylife di gay.tv (ovviamente citando la fonte), dove abitualmente scribacchio qualcosa
Spero non me ne vogliate!!

Verify your Comment

Previewing your Comment

This is only a preview. Your comment has not yet been posted.

Working...
Your comment could not be posted. Error type:
Your comment has been saved. Comments are moderated and will not appear until approved by the author. Post another comment

The letters and numbers you entered did not match the image. Please try again.

As a final step before posting your comment, enter the letters and numbers you see in the image below. This prevents automated programs from posting comments.

Having trouble reading this image? View an alternate.

Working...

Post a comment

Comments are moderated, and will not appear until the author has approved them.