Se c'è un ritornello continuamente ripetuto di questi tempi è che, ormai, le categorie di "destra" e "sinistra", in ambito politico, non avrebbero più senso, perché apparterrebbero a un'epoca definitivamente tramontata. Puro ciarpame, insomma: noi che siamo moderni dobbiamo essere "liquidi" e, volteggiando lievi sulle ali dei sofismi che ci propinano i pensatori della neodestra, sforzarci di superare queste assurde distinzioni. Insomma - pensare che abbia senso una distinzione simile ci rende irrimediabilmente passé e questo, per chi ha sete di modernità (qualunque cosa ciò significhi), è una cosa sconveniente, un po' come scoreggiare platealmente in una boutique di Armani e sorriderne compiaciuti. Io invece credo che la distinzione tra sinistra e destra abbia ancora un senso e un peso, anche se adattata - anzi, soprattutto se adattata - alla nostra contemporaneità. Diventa ridicola solo se si trasforma la sinistra in una macchietta che attinge la propria definizione e i propri valori all'immaginario veterocomunista. Per essere di sinistra oggi, insomma, non occorre riesumare la salma di Lenin e proporre di portarsela in Italia. Ma se pure avessi qualche dubbio sulla sussistenza e sulla consistenza di questa distinzione, mi basterebbe, per convincermene, osservare l'insistenza, ai limiti dell'incarognimento, con cui qualcuno afferma che non ha più valore. E, guarda caso, si tratta quasi sempre di gente di destra - e qui non mi riferisco ai neo-fascisti di ogni risma, ma proprio ai neo-liberisti e ai mercatisti dogmatici: strano a dirsi, ma sono proprio loro a volerci convincere che il concetto di divisione tra destra e sinistra non ha più valore, quasi come per estendere surrettiziamente il loro dominio anche sulle coscienze non domate e annullare così gli ultimi barlumi di opposizione.
Che cosa potrebbe essere di sinistra, oggi? A me, per esempio, pare che tassare di più i redditi da speculazione finanziaria e meno quelli da lavoro sia una cosa di sinistra. Di sinistra è, tanto per dire, evitare di prelevare ricchezza dai ceti medio-bassi per trasferirla ai ceti più alti tramite quella che, con eufemismo, si usa chiamare "tassa piatta" o flat tax, che di fatto equivale a un taglio consistente nella tassazione dei redditi più alti - soprattutto se consideriamo che, negli ultimi anni, la forbice tra chi guadagna molto e chi guadagna poco si è notevolmente allargata e, tanto per dirne una, il reddito di un CEO corrisponde a un multiplo molto più alto del reddito di un lavoratore dipendente rispetto a quanto non fosse una trentina d'anni fa. Naturalmente è comprensibile che i miliardari difendano le loro ricchezze - più o meno onestamente guadagnate, ipotizzando che qualcuno pssa diventare straricco solo grazie al proprio lavro -, ma non vedo perché debba difenderle io per loro, quando io vivo solo del mio reddito da lavoro. Una cosa di sinistra sarebbe - per proseguire in questo elenco - non considerare il lavoro una "merce" dissociata dalla persona che la "fornisce" e le persone come pedine da spostare o come materiale inerte da modellare a piacimento. E' di sinistra, poi, credere che non tutti i rapporti umani possano o debbano essere regolati dal mercato, ma che alcuni ambiti, poiché riguardano elementi fondamentali della vita umana e come tali rendono possibile l'esercizio di tutte le altre libertà, debbano essere garantiti comunque a tutti e sostenuti con la fiscalità pubblica: istruzione e sanità ne sono gli esempi più forti. Ed è di sinistra usare le risorse di tutti perché questi presupposti siano garantiti, mentre è di destra dichiarare che si tratta di "irresponsabilità fiscale" impiegare il denaro pubblico per fornire assistenza sanitaria ai bambini e, allo stesso tempo - pur dichiarandosi liberisti -, praticare come unica forma di keynesianesimo l'aumento esponenziale delle spese pubbliche nel settore militare. E' di sinistra rendersi conto che, oltre al merito - che non va represso o umiliato -, esistono anche altri elementi che contribuiscono alle nostre riuscite e ai nostri fallimenti: nel primo caso i risultati conseguiti dagli altri, per esempio, che entrano a far parte del "sistema" e che creano condizioni più favorevoli affinché ogni individuo realizzi le sue potenzialità, nel secondo i rovesci della fortuna, meglio sopportabili se c'è una rete collettiva che protegge l'individuo nella sua fragilità. E' di sinistra aspettarsi che questa rete sia certa e garantita dallo stato, e non sottoposta alla "buona volontà" delle istituzioni di carità. Ed è di sinistra capire che lo slogan "meno stato" è, per l'appunto, solo uno slogan: l'intervento dello stato può essere più o meno buono, più o meno utile, e quindi non censurabile o disprezzabile a priori, al di là dei risultati che intende raggiungere. In genere però è (o dovrebbe essere) sottoposto al controllo democratico dei cittadini che votano - e votano secondo il principio "una testa, un voto", quindi a prescindere dalla loro ricchezza -, mentre spesso (o quasi sempre) le azioni delle grandi imprese private - soprattutto delle corporation - hanno un'identica influenza sulla libertà dei cittadini, i quali però non possono esercitare nessun controllo democratico, se non quando sono azionisti - e cioè a seconda della loro ricchezza.
Uno che diceva che la distinzione tra destra e sinistra non ha più senso era - ed è - Daniele Capezzone, che ancora ringrazio per avermi aperto gli occhi: in primo luogo su di lui, in secondo luogo sull'immane sciocchezza di questa affermazione. Da lui apprendo infatti che si è opposto alla proposta di un "salario minimo" - una misura che esiste anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, benché avversata, per l'appunto, dalla destra (che esiste e si fa sentire, in questo caso) - sostenendo che "aumenta il lavoro nero e fa saltare la contrattazione locale". Persino Ichino - che non è un pericoloso leninista - gli ha fatto notare che un salario di mille euro al mese sono sei euro all'ora: non è esattamente una cifra da grandi patrimoni. Ecco, secondo me è di destra pensare che la libertà debba essere a senso unico: la libertà dell'imprenditore di abbassare la retribuzione fino a renderla virtualmente uguale a zero. A questo punto tanto varrebbe ripristinare la schiavitù: se c'è qualcuno che "liberamente" l'accetta, perché no? E' di destra ignorare che la libertà può esistere solo tra pari e richiamarsi a un'astratta "libertà" - usata come una clava per mettere a tacere chi è in condizioni oggettivamente svantaggiate -, fingendo che questa non sia influenzata dallo sbilanciamento dei poteri delle due parti contraenti. Invito chiunque svolga un lavoro "normale" - cioè non particolarmente pregiato o raro - a contrattare su un piano di parità (e quindi di reciproca libertà) le condizioni del proprio lavoro con chi (il datore di lavoro) ha invece il coltello dalla parte del manico: la sua unica libertà sarà quella di svendere la propria dignità oppure morire di fame*. Per esempio, mi piacerebbe vedere Capezzone raccogliere pomodori in Campania per dieci euro al giorno e meditare, nel frattempo, su quanto sia assurdo che una retribuzione minima venga garantita per legge e su quanto sia "moderno" superare la distinzione tra destra e sinistra.
Questo per quanto riguarda i diritti dei lavoratori. Ci sono però anche i diritti civili. Sarebbero anche questi "di sinistra" - o non, piuttosto, di una destra attenta ai valori dell'individuo? Io credo invece che anche questi diritti - come per esempio, visto che mi tocca in prima persona, i diritti delle persone gay - siano patrimonio della "nuova" sinistra. E' vero che in altri paesi europei, quelli in cui governa una destra meno rancida della nostra, questi diritti non sono sono stati annullati e sono stati confermati, ma è altrettanto vero che, per quanto riguarda l'introduzione delle varie forme di unioni gay, questa è avvenuta grazie a governi socialisti, liberalsocialisti o socialdemocratici. Poi, a giochi fatti, la destra si è semplicemente (e realisticamente) adeguata, ma non ha il merito di aver introdotto questa innovazione del diritto. A dirla tutta io non credo che ci sia una contrapposizione reale tra "vecchi" diritti, solitamente rappresentati dalla sinistra e relativi alla difesa dei lavoratori, e "nuovi" diritti: i primi non escludono affatto i secondi, ma penso anzi che i diritti dei lavoratori siano, a loro volta e in senso lato, diritti umani e civili. Sono come cerchi concentrici: i secondi includono i primi. Non si tratta quindi di dover "scegliere" tra gli uni e gli altri, ma di promuovere sia gli uni che gli altri, perché la difesa di entrambi, allo stesso tempo, è una cosa di sinistra. E dire questo significa non essere né le macchiette "vetero-marxiste" che, agli occhi della destra, è qualunque sinistra che si ostini a non considerare i lavoratori limoni da spremere, né le fighette "liberal-chic" che pensano solo a diritti decorativi (la "gauche caviar", insomma) e che se ne fottono di chi lavora. Ed è per questi motivi che per me la differenza tra sinistra e destra esiste ancora oggi ed è una differenza grande e visibile, una differenza a cui tengo. Ed è per questo che io ancora mi dichiaro di sinistra: diversamente da lui, io capisco benissimo.
[* Racconto un aneddoto personale: qualche anno fa una casa editrice mi ha chiesto se volevo tradurre un libro. C'era un problema, però: il libro era molto urgente, saranno state trecento pagine da fare in due mesi. Come se non bastasse, il libro era in olandese. Io ho traccheggiato e ho chiesto se non fosse possibile rivolgersi a un altro traduttore. No, non avevano nessuno a disposizione. "Nemmeno a dividerlo tra due traduttori?" ho domandato. No, nemmeno in quel caso. Mi sono trovato nella condizione di doverlo tradurre io, quel libro - e come se non bastasse mi è stato chiesto di mandare subito la prima stesura man mano che la producevo, anche se non era definitiva. Io stavo fornendo un lavoro "pregiato", avevo il potere di scarsità dalla mia parte, ma quando ho tentato di spuntare una retribuzione più alta, che in teoria dovrebbe essere contrattabile, non ce l'ho fatta. Il mio potere individuale, infatti, era inferiore al potere della casa editrice e così ha prevalso l'asimmetricità del potere su un'astratta libertà. Perché tra un individuo e una struttura forte, è solitamente quest'ultima ad avere la meglio. La mia unica "libertà" sarebbe consistita nel rifiutare l'incarico.]




rifiutando l'incarico e in assenza, confermata da quanto racconti, di altri traduttori sul mercato al momento disponibili, non pensi che l'avresti spuntata tu? Ovvio che questo che dico prescinde da quella che poteva essere in quel momento la tua condizione personale di necessità economica e che in nessun modo vuole essere un giudizio.
per il resto concordo per filo e per segno con quanto affermi
Posted by: tato | 19/03/2008 at 23:34
Non so, ma non credo, mi è stato detto che non potevano proprio... Detto questo ho accettato perché, evidentemente, m'importava di più "rimpolpare" il curriculum e il libro mi sembrava interessante.
La cosa paradossale, però, è che, con tutta quella fretta, è l'unico libro che ho tradotto e che, benché mi sia stato pagato, non è mai stato pubblicato, dopo una serie di rinvii. Ma questo è un dettaglio, ovviamente.
Posted by: stefano | 19/03/2008 at 23:40
IL NO ALLA COSIDDETTA SCHIAVITU' CI COSTA MILLEMILA PUNTI DI PIL L'ANNO, IRRESPONSABILE!1!11!ELEVEN!!!1
Posted by: diderot | 20/03/2008 at 00:13
Il punto è che magari insistendo avrebbe ottenuto qualche spicciolo in più su quella traduzionie, ma poi la casa editrice avrebbe potuto risentirsi, e non dargli più altri lavori. Insomma la differenza esiste tra forti e deboli, e determina asimmetrie insormontabili se lasciate alla mano invisibile
Posted by: tomaso | 20/03/2008 at 16:23
bel post, complimenti
quello che dici sull'essere di sinistra è condivisibilissimo. Ma noi italiani non siamo capaci di fare ragionamenti semplici, o forse siamo impediti dalla nostra storia, dall'ideologia che ne è derivata, dalla chiesa che ha sempre prevaricato le istituzioni repubblicane.
Per cui quelle che sembrano deduzioni ovvie vengono stritolate dalle affermazioni becere di una politica di scarsissima qualità.
Posted by: mariad | 20/03/2008 at 22:33
...
:)
("Sometimes silence speaks louder than words" - The Pretenders, "Thin Line between Love and Hate").
Posted by: Monsieur Poltron | 21/03/2008 at 01:30
Ciao! Un post super polposo e super succoso. In particolare volevo intervenire su quanto apre il tuo post: la distinzione tra destra e sinistra. Sono d'accordo con te che la distinzione ha senso e che esiste ancora, visibile e vivente. Qual è il problema? E' la classe politica che propone, purtroppo soprattutto per quanto riguarda la sinistra, una faccia vecchia, che non supporta più l'ideale della sinistra di oggi. Credo che il "pastone" che sta facendo oggi la sinistra sia deleterio per se stessa, in quanto non combacia con nessun gruppo di italiani, volendo combaciare con tutto, non attrae più nessuno. E' troppo vecchia e troppo minestrone, finendo con l'essere astorica calata nel contesto attuale. Per quanto riguarda la destra, anche loro mi sembrano abbastanza incasinati con le definizioni, ma forse sono più furbi (e tieni conto che per me la parola furbi ha connotazione quasi esclusivamente negativa) nell'incastrare la parte di italiani che non pensa o che non riesce a distinguere una presa in giro. Ciò che mi rattrista in particolar modo è che loro si sentano particolarmente furbi e che abbiano molto seguito.
Dan mi ha molto parlato del dibattito nato riguardo al tuo "convincetemi a votare qualcuno"...ora cerco di farmi convincere anche io. Byez!
Posted by: Arianna | 21/03/2008 at 10:00
Complimenti per il post ... ragionamento perfetto. Apriamo gli occhi e votiamo sinistra arcobaleno.
www.sinistrarcobaleno.it
Posted by: Sinistra Arcobaleno | 21/03/2008 at 10:44
caro Cadavrexquis
oggi ho ritrovato il tuo post sulla mostra degli anni 70 alla triennale di milano e così ho di nuovo memorizzato il blog che leggevo quando frequentavo vivereacomo.
in tempi di elezioni politiche mi sono soffermato con attenzione e vantaggio culturale (una vera opportunità di sinistra!) su questa lista aggiornata degli ancoraggi di "sinistra"
mi sono permesso di memorizzarla in Tracce e Pensieri, citandoti come si fa nei libri.
è veramente una bella e godibile pagina per chi desidera non solo vivere la propria vita ma anche stare nella storia.
spero non ti dispiaccia il rilancio per esteso. se preferisci solo un link dimmelo.
buoni giorni
amalteo
Posted by: amalteo | 31/03/2008 at 15:14
Questo articolo l'ho letto da amalteo. L'ho sinceramente apprezzato.
grazie
marina
Posted by: marina | 05/04/2008 at 12:34