"Hai visto come è facile tornare indietro?" mi dice D. quando, al telefono, commentiamo il modo in cui è stata definitivamente affossata la mostra Arte e Omosessualità che doveva, finalmente, inaugurarsi a Milano in questi giorni, ma che - grazie all'intervento di suor Letizia e della sua giunta, la quale voleva purgarla di dieci opere - non si farà più. Non a Milano, almeno, che evidentemente non è città abbastanza europea e che non conta un numero sufficiente di abitanti gay disposti a protestare contro questo atto di bigottismo censorio. E' facile muoversi a passo di gambero: è facile quanto giurare e spergiurare di non essere omofobi ma poi, caso unico, pretendere di stabilire quali opere possano o no essere esposte in una mostra. La censura preventiva, che non è mai stata applicata per nessuna mostra milanese, ha funzionato benissimo in questo caso, dimostrando che il problema è proprio quella cosa lì: l'omosessualità. Questa marmaglia che "governa" Milano ha perso un'ottima occasione per dimostrare sul serio e con i fatti di non essere omofoba. A suor Letizia dico soltanto: "Viva Smirne" - sperando che fallisca l'unica cosa su cui si sta applicando, così almeno dovrà giustificarsi davanti alla cittadinanza per la quantità immane di denaro pubblico che sta spendendo nella speranza di far concludere più affari alla sua combriccola.
Ma sto divagando. Tutta la faccenda - che lui ha commentato benissimo qui - è degenerata in qualcosa a metà strada tra la farsa e la tragedia e, siccome siamo in Italia, i toni sono da operetta. Operetta tragica, se possibile. Il fatto nudo e crudo della censura preventiva non deve essere ammesso, ovviamente, pena la perdita della facciata "liberale" e allora ci si nasconde dietro il dito (mignolo, direi, e del piede) delle scuse. Suor Letizia Morattila ha dichiarato: "Milano non merita provocazioni sterili che confondono e contrabbandano per arte quello che arte non è". Ah, la prosopopea degli imbecilli! Bisogna ricordare a lei, in teoria un'amministratrice della città (oltre che sindaco di tutti, inclusi quei froci che a occhio e croce danno il voltastomaco alla sua sensibilità ciellina), che non è competenza del politico stabilire che cosa è arte e che cosa non lo è. Il politico dovrebbe mostrare una sana indifferenza in materia di arte, soprattutto quando - come in questo caso - anche un cieco vede chiaramente che questo giudizio nasconde il pregiudizio omofobico. Tuttavia questo atteggiamento accomuna i governanti di centrodestra e di centrosinistra e infatti la signora Daniela Benelli, assessore alla cultura della Provincia di Milano, ha affermato: "Le provocazioni di Sgarbi hanno fatto emergere ancora una volta il conservatorismo della città, ma dubito che la mostra avesse qualche qualità culturale". (E il corsivo è mio). Anche qui verrebbe da dirle: "Amore, non è compito tuo giudicare il valore artistico di una mostra". Si può esporre anche uno stronzo in una teca: saranno poi i visitatori a decidere se ne è valsa la pena o no, senza che nessun altro decida al posto loro.
In una democrazia la libertà di espressione artistica - anche quando l'arte fosse vera e propria merda per turlupinare i poveri di spirito o i wannabe esteti - non può essere una gentile concessione che il Principe cala dall'alto. I pretesti per non concederla si trovano in fretta: le sensibilità da rispettare (e, ripeto, questo lo dicevano anche quelli che avrebbero voluto mettere un bavaglio, magari piccolo piccolo, ai vignettisti danesi che si facevano beffe di una religione stupida e feroce), la provocazione (che, per definizione, è sempre "sterile"), lo scarso valore artistico - e via menando il can per l'aia. La libertà di espressione artistica o è o non è: sottoponendo la "mostra omosex" (come si sono ostinati a definirla certi giornalisti) all'imprimatur di una manica di disperati che siedono in giunta comunale si è, ipso facto, sancito che la libertà di espressione artistica non è. O lo è nella misura in cui lo stabilisce l'autorità: il loro comportamento equivale esattamente a quello di un Erich Honecker che, assumendo l'incarico di segretario del partito socialista unificato della DDR nel 1971, disse che secondo lui l'arte "poteva parlare di tutto" - sempre che, ovviamente, partisse dal punto fermo di una prospettiva socialista. Ah be', grazie tante. Insomma, questi sedicenti "liberali" - in realtà clericalfascisti, ovvero lupi travestiti da nonna per meglio divorare i cappuccetti gonzi che ne decantano le virtù - amano trattare i cittadini maggiorenni come se fossero bambini bisognosi di protezione o poveri minorati mentali. Si respira un brutto clima, in città e nel paese: chi non se ne rende conto non vuol capire che la prossima volta potrebbe toccare a qualcun altro, forse a lui.
[Update: Qui una chiosa satirica alla vicenda]

brrrrr! che freddino fa in italia d'estate...
Posted by: ssynth | 17/07/2007 at 01:51
Parla di censura uno che filtra i commenti ai suoi post...
Posted by: un critico | 19/07/2007 at 15:20
"Un critico" (ah, complimenti per l'anonimato): che critica originale! Mai sentita prima!
Impara la differenza tra uno spazio privato - come è un blog - e un'istituzione pubblica - come è un consiglio comunale -, in cui dei politici hanno responsabilità pubbliche, che riguardano tutti i cittadini, così capirai anche la differenza tra che cosa è censura e che cosa no. E poi evita di venire a scrivere sciocchezze qui.
Posted by: stefano | 19/07/2007 at 15:37