Una stanca "lettera d'amore" a Berlino
Quando in libreria ho visto Berlino di Alessandra Montrucchio e l'ho sfogliato prima di comprarlo, ho pensato con un certo disappunto: "Ma mi ha rubato l'idea!". Alessandra Montrucchio, infatti, è - come me - innamorata di Berlino e il suo libro è il racconto di una storia d'amore che dura da vent'anni, cioè da quando, nel 1987, la visitò per la prima volta con i suoi genitori, come tappa finale di un lungo viaggio in Germania. Da allora numerosi sono stati i suoi soggiorni nella città e Berlino registra il loro susseguirsi e descrive i cambiamenti epocali di cui è stata protagonista la capitale tedesca.
Naturalmente io non sono in grado di leggere oggettivamente questo libro e l'unica cosa che posso fare è confrontare l'esperienza e le sensazioni di Alessandra Montrucchio con le mie. Riconosco in lei, almeno in questo senso, un' "anima gemella", malgrado molte siano le differenze nel modo in cui abbiamo vissuto e percepito Berlino. Per esempio, per l'autrice Berlino è innanzitutto la parte occidentale che visita nel 1987, quando è ancora troppo giovane per poter andare nella parte orientale della città. Ed è appunto Berlino Ovest che la affascina: sarà solo molti anni dopo che incomincerà a esplorare anche quella che era stata la "capitale della Ddr". Ecco perché si sentirà sempre molto legata a quella porzione di città e, soprattutto, al quartiere di Charlottenburg. Quello che però ci accomuna è la tendenza a fare di Berlino una sorta di seconda città, distaccandosi dai percorsi tradizionali dei turisti, fino a tentare di costruire una vita quotidiana - persino una "vita di quartiere" -, fingendo quasi di essere veri berlinesi.
Ogni capitolo è dedicato a un anno, a cui corrispondono uno o più viaggi a Berlino. E naturalmente ogni viaggio a Berlino è popolato di nuovi incontri e di persone che contribuiscono a delineare il profilo della città. Alessandra Montrucchio, per esempio, è un'appassionata di musica pop tedesca contemporanea e quindi descrive anche i concerti a cui è stata e i musicisti che ha conosciuto, tra i quali spicca Hart - che diventa poi il suo miglior amico berlinese e colui che la ospita negli ultimi soggiorni in città. Alle visite a Berlino si affiancano poi piccole escursioni nella "provincia" che ci sta attorno, con un tentativo di rappresentare al lettore l'esistenza dei non berlinesi.
Detto questo, però, devo anche aggiungere che Berlino è, tutto sommato, un libro mediocre. Il linguaggio e la scrittura non sono affatto adeguati all'argomento che affrontano: sono abbastanza pedestri e banali. Ho avuto costantemente la sensazione che l'autrice stesse facendo un compitino scolastico. Lo stupore che dovrebbe suscitare una città come Berlino si diluisce in una percezione molto "borghese" della realtà - perché è questa, in fin dei conti, la cifra dominante della scrittrice, che è una buona borghese torinese innamorata della metropoli alternativa per eccellenza. Di ciò che può esserci di sinistro e inquietante a Berlino poco o nulla traspare dalle pagine di Montrucchio. Le notazioni storiche o di attualità, poi, sembrano tirate via, quasi come se l'autrice si fosse informata o avesse fatto qualche ricerca solo in occasione della scrittura del suo libro. Ogni tanto, poi, vengono buttate nel testo alcune citazioni di altri libri (per lo più romanzi) che parlano della città. E anche qui si presenta un problema: i testi scelti sono abbastanza ovvi. Si tratta o di classici come "Berlin Alexanderplatz" di Doeblin o "Il cielo diviso" di Christa Wolf, oppure di romanzi di un certo successo (almeno in Germania) pubblicati di recente, come "Il signor Lehmann" di Sven Regener o "Salam Berlino" di Yadé Kara. Questa mancanza di originalità è dovuta, molto probabilmente, a un altro grave difetto di Montrucchio. Leggendo il suo libro, infatti, avevo dato per scontato - fino a un certo punto - che l'autrice conoscesse il tedesco. E invece no: sebbene verso la fine accenni al fatto che lo sta studiando, risulta per quasi tutto il suo racconto che l'unica lingua che sa maneggiare è l'inglese - accennando ripetutamente al fatto di non riuscire a comunicare con molte persone che l'inglese, specialmente nell'ex Ddr, lo sanno poco o male. Questa non è certamente una colpa, ma se qualcuno visita una città di cui s'innamora all'istante a me sembra ovvio che si metta subito a studiarne la lingua ed è quindi tanto più stupefacente che non l'abbia fatto l'autrice dopo vent'anni di viaggi a Berlino. Questo è un limite oggettivo di Alessandra Montrucchio nel suo tentativo di raccontare la capitale tedesca dall'interno: vorrebbe darne un'immagine profonda, ma alla fine chi legge ha la sensazione che sia rimasta sempre in superficie e il libro lo chiude con un forte senso d'insoddisfazione.




Ma in libreria compravi la Olga, nevvero?
Posted by:inquilina g | 24/05/2007 at 16:10
Via, Stefano, ora tocca a te. Sopperisci a una persona che si dichiara innamorata di una città senza saperne la lingua: peccato mortale N.1!
Avevo adocchiato il libro appena appena uscito, ma aspettavo arrivasse in biblioteca...perché non mi fidavo. Vedi che intuito che ho :)
Insomma, scrivi questo libro, in fondo hai già tutto pronto. Dann würde ich dich nächstes Mal nicht mehr mit Infoanfrangen belästigen (erfolglos :o))))
Posted by:liseuse | 24/05/2007 at 21:29
voglio leggere il tuo libro.
Posted by:benjamino | 25/05/2007 at 22:28
mi piacerebbe leggere altri racconti di vita di chi magari l'ha vissuta più di me, che come turista, in un freddo febbraio del 2006 sono atterrata al tegel e mi sono innamorata di questa città così diversa in ogni sua direzione, così affascinante e alla quale non puoi sfuggirle, è impossibile non percepire tutto ciò che ha vissuto. Non conosco il tedesco eppure berlino mi ha affascinata-sconvolta a momenti. In tantissime descrizioni del libro di A. Montrucchio, ho ritrovato mie riflessioni fatte in quella breve settimana, inevitabili o scontate non lo so, ma sentite e vissute. Mi preparo ad una nuova partenza senza spiacciare una parola di tedesco.
Posted by:Nouvelair | 20/06/2007 at 10:28