Ricapitolando, nel giro di pochi giorni si sono cimentati nella "caccia al frocio", con una certa risonanza mediatica, il senatore Giulio Andreotti che, non pago di aver dichiarato che i "gay vanno all'inferno", ha sostenuto che i Dico non sono quello che vogliono "i giovani" (come lui?) e che aveva ragione sua madre quando, da ragazzino, gli impediva di andare al cinema dove c'erano dei signori che avrebbero potuto attentare alla sua innocenza. Da un lato mi verebbe da dire che, tutt'al più, questo sarebbe stato segno di una certa generosità da parte degli omosessuali - provarci con un Andreotti, intendo -, se non fosse che, pur di diffondere il solito pregiudizio omofobico, Andreotti ricorre anche al paragone, neanche tanto sotterraneo, tra omosessuali e pedofili. Poi c'è stata l'impareggiabile senatrice Paola Binetti che ha sostenuto, in una trasmissione televisiva se non ero, che l'omosessualità è una "devianza". A dire il vero, quando ho scritto il post sul caso Jürgen Möllemann un paio di giorni fa, non pensavo che l'attualità mi avrebbe fornito altri spunti con tanta rapidità - e infatti non è questo il post che stasera volevo scrivere, ma tant'è. Binetti è, si parva licet, "neuropsichiatra infantile" - nel senso che li rovina già da piccoli, poveretti -, ma ignora che la psichiatria ufficiale non considera l'omosessualità una malattia. Binetti si limita a fomentare il pregiudizio omofobico: è tanto aspettarsi almeno un richiamo nei suoi confronti da parte del leader del suo schieramento, l'ex radicale Francesco Rutelli (che, tra parentesi, mi dicevano essere in odore di "frocietà", ma forse era solo un pettegolezzo infondato)? Infine, su un blog che solitamente non bazzico leggo ora questa notizia. Leggetela: io non la riprendo, anche perché - francamente - non mi sembra il caso di dare troppo risalto a una rivista che probabilmente ha una tiratura più bassa di Pride, il mensile gay più diffuso in Italia, e che immagino riceva anche finanziamenti pubblici, dato l'editore che si ritrova. Ma anche questo è un sintomo di quell'omofobia ambientale - un calderone pieno di merda in cui troppi si compiacciono di rimestare. Sic stantibus rebus, non sarebbe il caso di smetterla di fare troppi distinguo e schierarsi dalla parte dei diritti degli omosessuali? Se la casa sta andando a fuoco, chi si preoccuperebbe di mettere in salvo i centrini di pizzo prima di accendere gli idranti o gli estintori? Io ho la sensazione che molti non vedano la casa (dei diritti dei gay) che sta andando a fuoco e si preoccupino troppo di minuzie.
Detto questo, proseguo con una nota squisitamente personale, che si potrà condividere o no. Che ovviamente riguarda me in quanto gay - perché la cosa mi tocca di persona e passa per il mio corpo e per la mia mente - e, forse, in misura minore chi non lo è, per quanto forte possa essere la sua empatia nei confronti dei diritti degli omosessuali. Quando sento o leggo questi sfoghi di omofobia in libertà, non avete idea di che cosa mi passi per il cervello. E' come se qualcuno spegnesse un interruttore. E' come se qualcuno agitasse il famoso drappo rosso davanti al toro. Io mi sento, letteralmente, attraversare da una rabbia e da una violenza che però devo arginare e ricacciare giù. Non piango, non urlo: tutt'al più bestemmio a denti stretti, se sono a casa da solo. Oppure scrivo qualche riga furiosa. Ma garantisco che se in quei momenti avessi davanti a me l'omofobo di turno - il Veneziani, lo Sgarbi, l'Andreotti, la Binetti - io sarei capace di saltargli alla gola, azzannarlo alla giugulare, picchiarlo di brutto. Non servirebbe a nulla, lo so, ma almeno darei sfogo a tutta quella rabbia che a palate mi stanno, loro, buttando dentro. E io mi considero una persona tutto sommato pacifica. Invece questi non me li trovo mai davanti, ovviamente. Loro hanno tribune in cui esercitare la loro "libertà di parola" - leggasi: il loro manganello verbale contro una minoranza discriminata, gli omosessuali - che io non ho. Io però mi chiedo che fine faccia tutta questa rabbia e questa violenza che si sta accumulando dentro di me. Io spero di riuscire a smaltirla in altro modo, perché a volte ho, semplicemente, paura. Ma non paura di loro, bensì paura di questa rabbia, perché vivere costantemente così è come avere dentro una bestia che ti mangia a poco a poco e ti consuma. Il sesso aiuta: per molti di noi gay esprime la volontà di vivere, a tutti i costi, anche contro chi vorrebbe che non esistessimo affatto. Io non mi capacito che qualcuno non riesca a capire quanto sale sparge sulle ferite questa omofobia endemica e apparentemente perbene - meglio: che qualcuno abbia l'intelligenza ma non la sensibilità necessaria per capirlo - e non faccia il salto al di là dei propri dubbi - che, per carità, sono anche leciti - e non prenda una posizione netta. Contro l'omofobia e a favore dei diritti degli omosessuali.
Comunque, contrastare l'omofobia è rivivere sulla propria pelle il mito di Sisifo e riportare in continuazione sulla vetta la pietra che poi torna a rotolare giù a valle. E' una fatica, insomma. Un po' perché la propria omosessualità va detta ogni volta come se fosse la prima volta. Non è che quando ci si è dichiarati omosessuali, lo si è fatto per sempre. No, ogni volta che si arriva in un ambiente nuovo bisogna sondare il terreno, capire se è il caso di dirlo, e se sì come farlo, perché ogni volta l'ambiente nuovo ti immagina "come tutti gli altri" - e dunque eterosessuale. E ogni volta che ci imbattiamo in qualche forma di omofobia o in certe contestazioni che ormai abbiamo sentito fino alla nausea - come i soliti discorsi sulla "natura" - abbiamo la sensazione di chi, abituato ad andare in bicicletta, sia invece costretto, ogni fottuta mattina di ogni fottuto giorno, a inventare daccapo la ruota. E nemmeno per se stesso, perché in bicicletta ci sa andare ed è la cosa più normale del mondo, ma per gli altri, che non credono che possa esistere una cosa chiamata "bicicletta" che si muove su due aggeggi chiamate "ruote". Allora capisco che qualcuno mi dica che, se potesse rinascere, sceglierebbe di non nascere omosessuale: io, più che il rammarico per il proprio orientamento sessuale, ci vedo il desiderio di chi vorrebbe camminare senza trascinarsi, legate alle caviglie, le palle di piombo dei pregiudizi (altrui, ma spesso anche interiorizzati e fatti propri da molti gay). E' il rimpianto dell'età dell'oro di una vita spensierata, per quanto nei limiti della condizione umana. Per quanto mi riguarda no: io non sono un ingrato. So benissimo quanto di bello ho avuto e conosciuto in vita mia grazie al fatto di essere omosessuale e non lo baratterei con nient'altro. Ecco, se fossi credente direi che la mia omosessualità è davvero un "dono di Dio".




Mi hai commosso. Anche io non riesco a non diventare idrofoba davanti a certa gente, sebbene da quando vivo lontana dall'Italia riesca ad essere un po' più lucida.
A proposito del coming out "continuo", posso dirti che da bisessuale sposata mi trovo in mezzo a delle scenette... che poi io trovo utilissime per scardinare l'omofobia "di pregiudizio", per così dire. Ma a volte sono proprio "interessanti" nel senso "cinese".
Quanto all'ultima frase: io sono credente e - in effetti - temo sempre di non ringraziare mai abbastanza il Creatore per avermi fatto "queer". E un mio amico, pastore valdese che si stava laureando in teologia con una tesi sulla pastorale gay, sosteneva che tra il coming out e la confessione di fede ci sono analogie non da poco.
Posted by: restodelmondo | 04/03/2007 at 23:54
scoperto, letto, linkato. complimenti.
ipazia
Posted by: ipazia | 05/03/2007 at 00:32
Grazie a tutt'e due.
Posted by: stefano | 05/03/2007 at 00:46
"Io non mi capacito che qualcuno non riesca a capire quanto sale sparge sulle ferite questa omofobia endemica e apparentemente perbene - meglio: che qualcuno abbia l'intelligenza ma non la sensibilità necessaria per capirlo"
Non ti capaciti?
"So benissimo quanto di bello ho avuto e conosciuto in vita mia grazie al fatto di essere omosessuale e non lo baratterei con nient'altro."
Io invece grazie a questo non ho conosciuto niente di bello e lo baratterei volentieri.
Questione di punti di vista, in fondo.
Posted by: Matthäi | 05/03/2007 at 14:27
L'acqua mi fa schifo, e' meglio il vino: sono idrofobo.
Uriel
P.S: keep & subscribe. :)
Posted by: Uriel | 05/03/2007 at 14:31
@ matthaei: mi spiace che tu scriva questo, non perché lo scrivi, ma perché lo hai vissuto così. Più che di punti di vista, si tratta di "punti di vita".
Non mi capacito... beh, si trattava di un artificio retorico: è ovvio che me ne capacito. E' normale che ogni tanto degli stronzi tornino a galla, ma quello che mi stupisce è la QUANTITA' di stronzi - e tutti uno dopo l'altro - che stanno tornando a galla ora.
Posted by: stefano | 05/03/2007 at 14:36
applausi, non ho altro da dire.
Posted by: Fab. | 05/03/2007 at 15:04
Va bene, lo dico.
Se le Br dovessero uccidere gente come Andreotti o la Binetti, io non me la sentirei di condannarle in nome della non violenza. Voglio dire: sono per rispondere con la violenza alla violenza. E voi?
Posted by: Anellidifumo | 06/03/2007 at 06:08
Per carità, Sciltian. No. Non voglio di certo martiri. No, in nessun caso.
Posted by: stefano | 06/03/2007 at 09:31
Bravissimo! Sono un gay cristiano-indipendente, e ti dirò che sentire le immondizie omofobioche uscire da quelle latrine umane di andreotti e binetti (ma perchè non fanno un pacs? Sono degni l'uno dell'altra) suscita in me la sacrosanta furia d'indignazione che Gesù provava per gli ipocriti farisei e per i pedofili. La macina da mulino ci vorrebbe per i preti pefofili protetti da ratzinger!
Con stima e solidarietà, Angelo
Posted by: Angelo Ventura | 06/03/2007 at 10:27
Grazie, che foga. Ho visto che hai ripreso il pezzo sul tuo blog. Grazie ancora :)
Posted by: stefano | 06/03/2007 at 10:33