Omofobie, ovvero: un tuffo nelle fogne italiche
o|mo|fo|bì|a: s.f., avversione ossessiva per gli omosessuali e l’omosessualità
De Mauro, Il dizionario della lingua italiana
Da quando è cominciata la discussione pubblica sulle unioni gay sembra che si sia scoperchiata una fogna, facendo uscire gli istinti peggiori del paese. Ma, per quanto sgradevoli siano i toni raggiunti dal dibattito, questo non è del tutto inutile, perché ci costringe a guardare in faccia l'omofobia che ancora attraversa l'Italia. E' come con un tumore: meglio che ci siano dei sintomi, perché altrimenti rischierebbe di passare inosservato e ucciderci tutti. E' ovvio che, da quando è cominciata questa discussione, mi sono trovato a riflettere più a lungo e più intensamente sull'argomento - anche se avrei preferito non farlo, anche se mi ha fatto stare male - e ora voglio cercare di fare il punto della situazione: sarà una cosa lunga e, forse, un po' frammentaria, ma fingete che io stia riflettendo ad alta voce. Qualche volta ricorrerò al paragone con l'antisemitismo, usandolo come benchmark dei pregiudizi negativi su una categoria di persone, per indicare similitudini e differenze.
1. Uno può essere omofobo pur senza volerlo essere esplicitamente e persino senza accorgersene. C'è chi assume posizioni omofobiche semplicemente perché le ha assorbite, per così dire, con il latte materno e perché sono endemiche. Questo, di per sé, non mi preoccupa. L'importante è che, una volta che glielo si fa notare, prevalga in lui (o in lei) la parte razionale e che quindi corregga le sue affermazioni, ritrattando e abbandonando queste posizioni omofobiche. Se capisco che sono involontarie e sono frutto di una mancata riflessione, sono anche disposto a transigere e a dedicarmi a un'operazione "pedagogica". Se però costui (o costei) persevera nel pregiudizio omofobico, allora non dimostro più alcuna tolleranza, anzi.
Tuttavia quello che spesso accade è che chi si produce in dichiarazioni a tasso variabile di omofobia - perché ognuno ha il suo metodo e il suo stile -, non soltanto non se ne accorge e non ritratta, ma al contrario, posto davanti all'evidenza, sostiene di non essere affatto omofobo e controbatte dicendo che le sue dichiarazioni non erano in alcun modo omofobiche. E' la tattica della negazione alla radice del problema.
2. In questo periodo mi è capitato di imbattermi di frequente in un paragone. Di fronte ai difensori delle unioni omosessuali, qualcuno - tra cui, per esempio, l'aennino Riccardo Pedrizzi, non nuovo a queste uscite - ha dichiarato, sprezzante, che "se legalizziamo le unioni tra due uomini (o due donne), allora arriveremo (o potremo arrivare) a legalizzare anche quelle tra un uomo e il suo cane". Non si è trattato di un caso isolato, ma è stata una dichiarazione piuttosto frequente - anche nella variante: "allora la mia famiglia può essere anche il mio cane". Questa frequenza mi fa pensare che non dimostri un puro e semplice gusto del paradosso. Paragonando un legame affettivo ed erotico tra due esseri umani a quello tra un essere umano e un cane, si stabilisce in primo luogo l'equivalenza omosessualità=zoofilia o bestialismo (e chissà se costoro sanno che, in tedesco, il termine per zoofilia è proprio "Sodomie"). In secondo luogo - e in subordine - si degrada una delle due persone coinvolte nel legame a bestia. Nella fattispecie, a un cane. Non a un gatto, a un canarino o a un criceto, ma a un cane, cioè a quello che non è soltanto "il migliore amico dell'uomo", ma che è anche simbolo di sottomissione e di mancanza di dignità. Infatti, per insultare qualcuno gli si può dare tranquillamente del "cane" o della "cagna".
Dichiarare dunque che una persona che ha rapporti erotico-affettivi con un'altra persona dello stesso sesso è un animale e il loro rapporto si configura come una forma di bestialismo non è dunque una forma di omofobia? Qualcuno ha il "coraggio" di negarlo? Eppure nessuno considererebbe un semplice paradosso o una banale similitudine definire gli ebrei delle "scimmie" o i non-musulmani dei "cani" (infedeli), come fanno i fondamentalisti islamici, tanto che - giustamente - queste affermazioni vengono censurate come antisemite o razziste. Perché non pretendere lo stesso trattamento per affermazioni simili - e altrettanto gravi - nei confronti degli omosessuali?
3. Un altro tratto fortemente omofobico, ma che si ammanta di preoccupazione per il bene comune, è la dichiarazione secondo cui, se si riconoscessero le unioni gay, questo scardinerebbe, in parte o del tutto, l'ordine naturale delle cose. La presunta difesa della tradizione o del diritto naturale - come se il matrimonio non fosse un portato culturale - serve, naturalmente, a suggerire che sia i legami omosessuali che la stessa omosessualità sono "innaturali" - e, per questo, delle bizzarrie non degne di esistere.
C'è poi un pregiudizio di carattere paranoico da parte di chi ritiene che il riconoscimento delle unioni gay abbia un potere "eversivo" rispetto all'ordine dato della realtà, che viene quindi ritenuto immutabile perché naturale. Costoro pensano che, violato il principio di naturalità (e, quindi, dell'ordine), si apra una falla che porterà ad altre catastrofi - più o meno grandi, a seconda di chi sta parlando e a seconda del suo grado di "rispettabilità". In questo senso s'inscrivono affermazioni del tipo: si apre la strada al fondamentalismo islamico, alla poligamia, all'incesto, al cannibalismo - e via delirando. E denigrando.
Il carattere paranoico e omofobico si manifesta inoltre nella convinzione, da parte di alcuni, che vi sia un vero e proprio complotto, da parte degli omosessuali, per sovvertire questo ordine. Anche qui il paragone con le accuse che l'antisemitismo tradizionale rivolge agli ebrei è lampante: manca soltanto che ai savi di Sion si sostituiscano i savi di Sodoma, e poi il gioco è fatto. Se però l'assurdità del "complotto giudaico" viene respinta e riconosciuta per quello che è - cioè puro e semplice antisemitismo, ovvero odio per l'ebreo in quanto tale -, mi chiedo perché anche l'ossessione del "complotto omosessuale" non dovrebbe essere riconosciuta per ciò che è, ovvero pura e semplice omofobia, odio per l'omosessuale in quanto tale. Un Mirko Tremaglia - che scrive su carta ministeriale che "l'Europa è in mano ai culattoni" - o un Roberto Calderoli - che dice che i gay vorrebbero che tutti diventassero "ricchioni" - dovrebbero essere trattati alla stregua di qualsiasi antisemita ed espulsi dai loro partiti.
4. Caratteristica del pregiudizio - omofobico in questo caso, ma il discorso vale anche per l'antisemitismo - è di esistere prima del fatto in sé e di strutturare la percezione della realtà in termini negativi e denigratori. Per dirlo in modo più semplice: prima esiste l'omofobia, poi si cercano delle spiegazioni che la giustifichino e che, quindi, autorizzino il mantenimento di una certa discriminazione. Chi ha cercato determinate spiegazioni - nella fattispecie, per negare ai gay l'accesso a un istituto che ne regoli le unioni -, lo ha fatto perché era omofobo: è stata la sua omofobia a spingerlo a cercare tutti i pretesti possibili per negare quei diritti, e non perché quelle spiegazioni avevano una coerenza in sé. O, in altro ambito: prima esiste un millenario odio metafisico per gli ebrei, che gli antisemiti moderni cercano di razionalizzare - inutilmente - addossandone la responsabilità all'occupazione israeliana della West Bank. In questo modo, in entrambi i casi, si cerca di dare cittadinanza, rivestendolo di una rispettabilità logica, a un elemento che tutto è fuorché razionale.
5. Abbiamo visto, dunque, come alcuni omofobi dicono di non essere tali e rivendicano invece la loro apertura e tolleranza nei confronti degli omosessuali. Purché... e tutto sta in questa congiunzione. La loro approvazione, infatti, è riservata solo a quegli omosessuali che sono o si comportano esattamente come vorrebbero loro. Nel momento in cui un omosessuale parla con la sua voce o si allontana dal sentiero segnato per lui allora non viene più accettato. Gli si rinfaccia, per esempio, di usare la sua omosessualità come un'arma o di sbandierarla oppure di "avere dei problemi con la sua omosessualità". Perché loro, ovviamente, sanno qual è il modo giusto di essere omosessuali e chi omosessuale lo è davvero farebbe meglio ad adeguarsi. Se non lo fa, lo si accusa - più o meno implicitamente - di "ingratitudine": "Ma come? Io sono stato così generoso con te, ti ho "accettato" e tu così mi ripaghi?". Questi omofobi in doppiopetto e in servizio permanente, quindi, accettano l'omosessuale solo se questo si fa carico dell'immagine che l'altro ne ha, altrimenti niente. Alcuni gay obbediscono, pur di piacere a questo genere di omofobo: "sarò come tu mi vuoi, mite e obbediente, se mi accetterai". E' la "sindrome Zeffirelli": il noto regista, che viene portato a esempio da molti "amici dei gay" a destra e che ha fatto più danni di tanti altri, è stato intervistato dal Corriere della Sera in occasione dell'ultima esternazione di Berlusconi, e ha dichiarato di vivere la sua omosessualità con molta serietà, molta dignità e, ça va sans dire, molta sofferenza. All'omofobo "amico dei gay" piacciono infatti gli omosessuali che si macerano e soffrono per la loro omosessualità, non quelli che la sbandierano felici e chiedono pari diritti perché sanno di valere tanto quanto gli altri.
Anche qui io non posso fare a meno di individuare un parallelo con quegli antisemiti (pure in doppiopetto e in servizio permanente) che amano gli ebrei solo quando questi sono vittime e soffrono - quando cioè indossano gli abiti dell'ebreo imbelle -, mentre non li sopportano più quando si ribellano e quando si difendono. E anche tra gli ebrei ce ne sono alcuni che si impegnano per piacere - o, almeno, non dispiacere troppo - a chi li disprezza e versano il loro obolo di autodenigrazione.
In questo secondo caso, come nel primo, chi nutre un pregiudizio (nei confronti degli ebrei o degli omosessuali) ha l'abitudine di schiaffeggiarti, se sei un ebreo o un omosessuale, e poi di sentirsi offeso e d'incazzarsi se tu osi reagire e ti ribelli. Perché non è così che, secondo loro, dovrebbero comportarsi un ebreo "buono" o un omosessuale "buono". E in cosa consista questa "bontà" - e quindi il diritto a essere ammessi al consesso civile, senza che rappresentino un "pericolo" - lo stabiliscono loro, gli omofobi (o gli antisemiti) in doppiopetto e in servizio permanente.
6. Dicevo, all'inizio, che molti nemmeno si accorgono di inanellare pregiudizi omofobici e di sputare insulti. Non riconoscono la propria omofobia, si offendono se gli si gira la faccia verso lo specchio e li si costringe a guardarsi. Ma per mantenere intatta la loro stima ai loro stessi occhi ricorrono a varie tecniche di negazione. Una delle più capziose che ho sentito è questa: "Non sono razzista perché gli omosessuali non sono una razza", che quanto a tasso di cavillante malafede equivale a: "Gli arabi non possono essere antisemiti perché sono anche loro semiti".
Ma le forme di omofobia più subdola sono quelle che si alimentano di paralogismi, ragionamenti che della razionalità hanno solo l'apparenza e non la sostanza, ma proprio per questo danno l'impressione, a chi non si cura di smontarli, di descrivere la realtà. Per esempio, mi sono imbattuto in questo: "Se tutti fossero omosessuali - o se si approvassero le unioni omosessuali e tutti ne facessero uso - la società umana si estinguerebbe". La premessa è doppiamente falsa: non tutti sono omosessuali e quindi, dandosi l'occasione, non tutti stringerebbero un'unione con una persona dello stesso sesso. Come se non bastasse, molti omosessuali hanno avuto figli - e quindi l'omosessualità non implica affatto sterilità, come crede la soubrette di Forza Italia. Poiché la pròtasi è falsa ("se tutti fossero omosessuali..."), anche l'apòdosi ("... la società umana si estinguerebbe") lo è. Si tratta, evidentemente, di un'ipotesi del terzo tipo, cioè dell'irrealtà. Se però qualcuno arriva a formulare un'ipotesi del genere e a considerarla valida in un dibattito pubblico è perché esiste prima un pregiudizio omofobico, altrimenti si accorgerebbe subito dell'inconsistenza di un simile "non luogo a procedere" logico. Il suo contenuto di verità oggettiva, infatti, è lo stesso di un periodo ipotetico così formulato: "Se mia nonna avesse il trolley sarebbe un tram". Ma siccome mia nonna non ha il trolley e mai l'avrà, non è e mai sarà un tram. (E il colmo qual è? Se all'omofobo di turno fai notare tutto questo, lui si offende e ti dice che sei tu che lo stai insultando, oh poverino!)
7. Questa omofobia è soprattutto maschile, il che non significa che è prerogativa degli uomini - poiché di uscite omofobiche ne abbiamo sentite anche da donne - ma che è caratterizzata da un'ossessione (in negativo) soprattutto per l'omosessualità maschile. Sembra che al centro delle inquietudini dei maschi (eterosessuali o sedicenti tali) vi sia l'idea del rapporto tra due uomini, ridotto all'esperienza della sodomia. E' come se un concetto ampio - l'omosessualità, che comprende molte cose - si stringesse sempre di più fino a ridursi a quello che, per loro, è il "cappio" dell'inculata. Vedere nei gay solo "due che s'inculano" è una riduzione ai minimi termini di un rapporto o di un legame erotico-affettivo e questa percezione dell'omosessualità è sintomo di un'omofobia di impronta squisitamente machista e maschilista.
8. Ho la sgradevole sensazione che in Italia stia accadendo qualcosa di fenomenalmente deleterio: si sta dando il via libera a una forma di "razzismo" - l'omofobia - ed è come se delle energie negative, che prima si tenevano sotto controllo perché non erano rispettabili, all'improvviso venissero sdoganate e rese presentabili. E' come se parte del paese cercasse "sollievo psichico" sfogandosi, per ora solo verbalmente, contro l'unico capro espiatorio - gli omosessuali - insultando il quale non si rischia ancora niente. Ma quello che è peggio è che questa omofobia non vuole riconoscersi come tale ma si nasconde dietro il paravento della "libertà di parola" - ma ci si chieda che cosa succederebbe se si dicessero cose simili sugli ebrei (anche se, a poco a poco, anche lì qualcuno ci sta riprovando) o sugli handicappati, per esempio -; quello che scandalizza è il rifiuto di portarne la responsabilità. Chi questa omofobia la subisce ha tutto il diritto di denunciarla e chiamarla con il suo vero nome. Che poi ad alimentare il pregiudizio omofobico siano certi politici non è soltanto triste, ma è anche pericoloso: questa è gente che butta benzina sul fuoco e, intanto, ridendo sguaiatamente, se ne compiace.




Mi inchino a questo tuo scritto. Chapeau. Ti prego, mandane copia alle redazioni dei quotidiani, non puo' e non deve rimanere confinato in questo, seppur magnifico, blog.
Keusit
Posted by: Keusit | 17/02/2007 at 01:40
Mi piace il punto (7), nella mia visione della realtà gli omosessuali sono proprio "due che s'inculano" e che attraverso questo atto non posso (almeno credo) avere un figlio (ma appunto, porelli, abbiano almeno un pacs-dico-contratto). Riguardo a leggi che condannano insulti ai gay meglio non esagerare, la libertà di insulto di alcuni partiti di destra, di centro e di sinistra non può essere minata così alla radice, visto che è il carburante propulsore della politica italiana. Ma poi non si può querelare qualcuno per calunnia o perché si viene insultati o comunque per violenza verbale? E i commenti imbecilli a dei lunghi e analitici post non sono indirettamente uno sbrego, e quindi insulto e violenza ? E i commenti in generale non sono una forma distorta di socialità? E la Chiesa? Nel 2005 in America un uomo, abbandonato davanti al reparto d'emergenza di un ospedale, morì dissanguato a causa del colon perforato. Partendo dalla targa della macchina che lo aveva portato al prontosoccorso, le autorità risalirono ad un gruppo di uomini d'affari che regolarmente si riunivano per intrattenere rapporti sessuali con un cavallo purosangue di una fattoria poco lontana.
Posted by: dj | 17/02/2007 at 02:10
Sul paragone con l'antisemitismo mi trovi pienamente d'accordo.
Posted by: inquilina g | 17/02/2007 at 08:28
@ dj: ce ne sono a iosa, di film porno eterosessuali, destinati a uomini eterosessuali, con donne costrette (immagino) ad avere rapporti sessuali con animali. Quindi, non capisco dove vuoi arrivare con il tuo esempio - soprattutto senza indicare la fonte della notizia.
Posted by: stefano/cadavrexquis | 17/02/2007 at 10:22
@ keusit: grazie, ma non credo che lo pubblicherebbe nessuno :)
Posted by: stefano/cadavrexquis | 17/02/2007 at 10:23
Passando da un blog all'altro, stavo leggendo questo bel post, bella scoperta le cose che scrivi.
Però poi sono inciampato sullo spinoff "Esibizione di un cadavere": accidenti a te, devi mettere delle boe di segnalazione del pericolo, non puoi mica lasciare in giro dei precipizi così profondi senza avvisare!
ZonaSedna
Posted by: ZonaSedna | 17/02/2007 at 11:18
Mah, quello spinoff è lì da talmente tanto tempo che ormai non mi ricordavo nemmeno più che c'è e nemmeno pensavo che qualcuno ci andasse ancora!
Posted by: stefano/cadavrexquis | 17/02/2007 at 11:21
Dal mio punto di vista non omosessuale, esiste anche la paranoia della omofobia.
Lo dico tra il serio ed il faceto.
Posted by: law | 17/02/2007 at 12:15
Per una boccata d'aria fresca, vi propongo di leggere questo: http://en.wikipedia.org/wiki/Same-sex_marriage_in_Canada#Church_and_State
Quando la ragione ha sopravvento sulle idiozie cattoliche (o religiose in generale...)
Posted by: Yves | 18/02/2007 at 11:47
Mi inchino profondamente.
Posted by: Shelidon | 18/02/2007 at 14:07
Post neraviglioso, concordo con Keusit, meriterebbe miglior diffusione.
Mi è stato fatto notare che io sono, mio malgrado, un classico esempio dell'omofobo tipo 1 che riesce a volte a fatica a far prevalere la parte razionale.
Ti ho linkato subito.
Un saluto.
Posted by: Ugolino | 18/02/2007 at 16:20
Ti ho attaccato senza vergogna da me. Lungi da me volerti offendere in qualsivoglia modo.
Ciao, fatti sentire.
Presto firmerò il manifesto di cui mi avevi parlato.
Posted by: Jinzo | 20/02/2007 at 00:26
A proposito di omofobia: ho appena visto su Rai3 Licia Colò intervistare una sedicente sessuologa egiziana che candidamente dichiarava che l'omosessualità è una disfunzione, una malattia e come tale va curata secondo quelli che sono i precetti della religione.
Ingenuamente mi aspettavo che a fronte di tali dichiarazioni seguisse una replica della Colò che facesse notare all'illustre ospite l'inaccettabilità del suo pensiero per lo meno nell'ambito della nostra società liberale.
Invece la Colò non ha battuto ciglio, evidentemente ritiene che quanto riferito dalla "sessuologa" fosse degno di interesse e valesse la pena essere ascoltato come fosse un'opinione come un'altra.
Agghiacciante!
Posted by: Mistergu | 25/02/2007 at 17:51
Ecco, io non tapperei la bocca a quella *sessuologa*, ma almeno la contesterei su ogni punto. Tacere è essere conniventi. Vorrei vedere cosa avrebbe detto la Colò se un *antropologo* (egiziano o di altro paese) avesse sostenuto che gli ebrei appartengono a un'altra razza. Avrebbe taciuto e sarebbe passata ad altro argomento?
Posted by: stefano | 25/02/2007 at 17:55