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Le infamie di ieri

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15/01/2007

La strana idea di democrazia di "Libero"

"Se ne fregano dei Pacs". Così titolava ieri Libero, in prima pagina, per annunciare una sua inchiesta, condotta nei comuni in cui esiste un "registro delle coppie di fatto". E' risultato che finora ci sono solo centoquarantatré iscrizioni in tutt'Italia, secondo il giornalista lo 0,0098% della popolazione, il che gli fa concludere che una legge sui Pacs "non serve a nessuno". La notizia è considerata tanto importante da occupare interamente la seconda e terza pagina, oltre a costituire il titolo di apertura della prima.

Ci sarebbero parecchie obiezioni da muovere a questo modo di procedere, che a me pare fallace e in assoluta malafede. Innanzitutto, i cosiddetti "registri delle coppie di fatto" istituiti in molti comuni non hanno alcun valore legale per chi decida di iscriversi. Si tratta poco più di un atto simbolico e una dichiarazione politica d'intenti da parte dei governi locali. Sono, insomma, una specie di promessa senza grandi conseguenze pratiche e non creano in alcun modo un istituto parallelo al matrimonio. E' possibile, quindi, che abbiano attratto poche adesioni anche per questo motivo: se iscriversi a questi registri non ha alcun effetto legale - soprattutto pubblicistico -, perché bisognerebbe farlo? Non è detto che nel momento in cui nascesse un istituto apposito - che si chiamino Pacs o in altro modo -, con precisi effetti pubblicistici, le coppie coinvolte non sarebbero interessate a farne uso.

In secondo luogo, se scorriamo l'elenco dei comuni coinvolti in questa operazione, non troviamo nessuna grande città - tranne Firenze -, qualche città di medie dimensioni - per lo più in Toscana - e parecchie piccole località, come Arco, in provincia di Trento, San Marcello Pistoiese o Bagheria. E' evidente che se si tratta di località con pochi abitanti, sarà impossibile che vi sia un gran numero di coppie che decidono di iscriversi.

Appurato quindi che Libero stabilisce surrettiziamente e in maniera strumentale un'equivalenza ingiustificata tra questi "registri" e una legge sulle coppie di fatto, dobbiamo mettere in rilievo altri due "bachi" nelle argomentazioni del quotidiano. Prendiamo pure per buono che una legge sui Pacs riguardi una infima minoranza della popolazione italiana e ammettiamo pure, per amore d'ipotesi, che sarebbe "coronata" dallo stesso insuccesso che ha segnato i registri comunali. Se così fosse, questo significherebbe che il presunto pericolo costituito dalla sua approvazione sarebbe del tutto immotivato. Insomma: o i Pacs mettono a repentaglio la stabilità della famiglia, scardinano l'ordine naturale delle cose, provocano il crollo dell'Occidente e della Cristianità, o non hanno alcun effetto pratico e non servono a nulla. Se l'effetto pratico è talmente risibile, allora dubito che potrebbe avere le conseguenze esiziali paventate dai baciapile trasversali e dai Difensori della Tradizione. Forse vi state contraddicendo, o no?

Il secondo aspetto è di contenuto democratico. Se anche fosse vero che una legge di questo tipo riguardasse solo una strettissima minoranza, per quale motivo non dovrebbe essere approvata? E' una legge che non impone nulla a nessuno, è una legge che non reca danni a terzi, è una legge assolutamente liberale. Quale idea di democrazia ha chi pensa che una legge sia irrilevante se a beneficiarne sono soltanto in pochi, senza danneggiare altri? E, vorrei aggiungere, in fin dei conti la maggioranza che era in precedenza al governo ha emanato leggi che riguardavano una minoranza ancora più ridotta - una minoranza di una persona che, guarda caso, era anche il presidente del Consiglio -, ma questo non le ha impedito di argomentare che erano leggi giuste. Non è tanto importante chi ne beneficia, ma chi potrebbe beneficiarne, infatti. E' importante, cioè, l'allargamento dei diritti e questa, prima di essere "di destra" o "di sinistra", è questione di democrazia. Qual è l'idea di democrazia che ha Libero?

Comments

grazie per aver scritto questo post, chè sennò toccava a me :)

Premesso che posso concordare sul fatto che qualcosa debba essere fatto per dare un valore giuridico alle coppie gay, la proposta di legge sui Pacs non la condivido affatto, e ti faccio qualche critica:
1. "è una legge che non reca danni a terzi": in parte falso. Si equiparano matrimoni, pacs e coppie di fatto: siccome la legge prevede effetti anche patrimoniali, e che quindi riguardano anche i terzi, nasce immediatamente un problema. I matrimoni richiedono la pubblicazione, affinchè ai terzi sia data possibilità di prenderne conoscenza, i Pacs no. Se anche si rimediasse a questo, rimangono le coppie di fatto, ossia coppie che convivono senza alcun legame giuridico. E questo è solo un esempio semplicistico. Avevo letto un ottimo articolo di un avvocato autodichiaratosi rosapugnano che faceva esempi migliori, purtroppo non ricordo dove.
2. "è una legge assolutamente liberale": non so, secondo me uno stato liberale non ficca il naso nelle faccende altrui. Qui si arriva ad uno stato che, in nome della libertà, "regola" ogni capriccio umano, creando continuamente nuovi istituti. Se uno vuole convivere, ok, fatti suoi, non vedo perchè lo stato debba regolamentare la cosa. C'è il matrimonio (ok, solo x coppie etero x ora, ma ricorda la mia premessa...), se uno vuole. Non vedo perchè si debbano dare pari diritti a chi non ha pari doveri, come emerge dalla proposta sui Pacs: ad esempio, l'abbandono del tetto coniugale è punibile per coppie sposate, è un reato, mentre i Pacs si possono sciogliere unilateralmente (così dice la proposta di legge dell'on. Grillini); ancor più questo è vero per le coppie di fatto.
Credo che i privilegi che lo Stato concede alle coppie sposate derivino dal fatto che il matrimonio ha una sua rilevanza sociale (e qualunque ricercatore sociologo/psicologo credo lo possa confermare), crea dei benefici a livello generale ("esternalità positive" le chiamerei in gergo economico) che vanno oltre la coppia, e come tale lo si "agevola" sotto certi punti di vista.
Si rischia di cadere nello "stato etico", lo so, ma in fondo cosa c'è di più etico del fare una manovra finanziaria in nome dell'"equità sociale", concetto puramente soggettivo?
Parlo quasi esclusivamente di problemi "economici" ma, a mio avviso, il problema Pacs non è altro che una questione di soldi, nella maggioranza dei casi (delle coppie etero, ovviamente).
(Scusa la pessima forma espositiva, ma vado di fretta)

Le conseguenze patrimoniali sarebbero infime se i pacs riguardano così poca gente, no? :D
Battute a parte, tu affronti alcuni nodi che volevo affrontare già in un prossimo post.
"Il matrimonio ha una sua rilevanza sociale (e qualunque ricercatore sociologo/psicologo credo lo possa confermare), crea dei benefici a livello generale ("esternalità positive" le chiamerei in gergo economico) che vanno oltre la coppia, e come tale lo si "agevola" sotto certi punti di vista": vero. Con una precisazione: queste "esternalità positive" valgono anche per una coppia omosessuale stabile. Anche questa andrebbe agevolata, esattamente come un matrimonio *misto* - è questo che io replico a chi mi dice che un matrimonio tra due persone dello stesso sesso non ha rilevanza sociale.

Comunque il punto resta: le critiche di "Libero" non sono quelle che hai fatto tu. Quelle di "Libero" sono puramente ideologiche.

Sorvolo sulle altre argomentazioni di Lamiadestra (come il suo "liberalismo etico"), ma questa proprio non la capisco: "I matrimoni richiedono la pubblicazione, affinchè ai terzi sia data possibilità di prenderne conoscenza, i Pacs no".

Le unioni civili, se ci saranno, saranno pubbliche e verificabili da tutti esattamente come il matrimonio. Le "pubblicazioni" previste per il matrimonio sono una formalità giuridica preliminare e basta (e anche un'eventuale legge sui pacs prevederà delle formalità da espletare agli stessi scopi, vedi provare lo stato libero dei due componenti della coppia, l'assenza di parentele o altri motivi di impedimento, ecc.)

Stefano, su Libero ho preferito sorvolare... un giornale con un direttore editoriale, ma non responsabile, in quanto non lo può essere perchè giornalista baby-pensionato, alias Vittorio Feltri, che si azzarda a parlare di riforma delle pensioni, non può essere attendibile... anche nei casi (non questo, ovviamente) in cui dovesse aver ragione.

Disorder, il problema è che la proposta di legge sui Pacs (già depositata in Parlamento nella passata legislatura, e quindi ad essa mi attengo) prevede che la coppia vada in Comune a registrarsi, e basta. In più varrebbe per le coppie di fatto, cioè quelle neanche registrate. Le pubblicazioni matrimoniali, invece, danno tempo ad eventuali terzi di prendere conoscenza delle intenzioni dei nubendi e fare le proprie eventuali opposizioni prima dell'atto di matrimonio.
Dal punto di vista giuridico, lo trovo totalmente folle: ex-ante, nessuno è informato delle intenzioni dei contraenti Pacs. E' una mostruosità: ai terzi, che secondo me risentono eccome dei Pacs, non è dato essere informati, se non a cose fatte.

Comunque, a questo punto passerò a trovarti per il prossimo post in tema ;)

Ah, però, quelle cose lì su Feltri non le sapevo mica! :)

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