Se noi "occidentali" siamo così stanchi da aver perso il gusto della ragione è perché ormai siamo tanto abituati alle conquiste che ci ha permesso di raggiungere da considerarle cosa ovvia. Occorre qualcuno che, provenendo da ambiti culturali ancora chiusi e spesso impenetrabili alla luce dell'indagine razionale, ci faccia riscoprire che cosa significa mettere in dubbio la tradizione, porre al centro delle nostre riflessioni l'individuo e la sua libertà. Allora ci sembra di scoprire per la prima volta la grandezza di tutto quello che, per forza d'abitudine, era così appannato da non essere più visibile. Insomma, occorre leggere un libro come The caged virgin (La vergine in gabbia) di Ayaan Hirsi Ali, l'ex deputata liberale olandese, di origine somala, che è stata tanto criticata per aver scritto la sceneggiatura del film Submission - inserita in questo volume - un film che è stato a torto considerato "islamofobico", e che da quando è arrivata in Europa ha profuso tutte le sue energie per liberare chi è ancora vittima dell'islam più retrogrado.
The caged virgin comprende una serie di brevi saggi e articoli che Ayaan Hirsi Ali ha scritto e pubblicato in diverse occasioni per sostenere l'idea centrale della sua attività politica: la necessità di una svolta illuministica nell'Islam - non a caso, infatti, uno dei capitoli s'intitola proprio "Let Us Have a Voltaire". Questo suo impegno affinché l'Islam venga sottoposto a una critica razionale - né più né meno di quello che è successo alle altre religioni monoteistiche - si lega a un'analisi della mentalità e della cultura islamiche che lei ha conosciuto da vicino. Su un punto l'autrice insiste: gli occidentali non devono avere paura ad aiutare chi, dall'interno - come lei, ma anche come altri "apostati" dell'Islam -, si dedica a questa critica. Temere di essere, per questo, etichettati come "anti-islamici" equivale a dichiarare che gli islamici hanno "il diritto alla loro arretratezza".
Ma il punto nodale intorno a cui ruotano tutte le argomentazioni - appassionate, sincere, civili nel migliore senso della parola - è quello dell'emancipazione della donna. La donna, nelle società e nella dottrina islamica, è considerata una non-persona o un oggetto nelle mani degli uomini: prima i padri, poi i fratelli e infine i mariti. E' un individuo privo di volontà propria, e l'unica cosa che può fare è obbedire ai dettami dell'Islam. Se li viola, il disonore cade sulla testa di tutta la famiglia e di tutto il clan: infatti, scrive Hirsi Ali, "l'identità islamica (...) si basa sui gruppi e i suoi concetti centrali sono l'onore e la disgrazia, o la vergogna. L' 'onore' è strettamente legato al gruppo. I gruppi rilevanti, in ordine di grandezza, sono la famiglia, il clan, la tribù e, infine, la comunità dei fedeli (la ummah)". Questo controllo della donna passa innanzitutto attraverso il controllo del suo corpo: impossibile, per le donne islamiche, amare o avere rapporti sessuali. La verginità è un dovere che, imposto loro, serve a preservare l'onore della famiglia, che, in caso contrario, cadrebbe in disgrazia. Per questo motivo Hirsi Ali usa l'immagine della "vergine in gabbia". Non soltanto la donna è in gabbia, costretta a preservare la sua verginità per non svergognare il gruppo, ma questa gabbia diventa a sua volta il simbolo in cui sono rinchiuse (quasi) tutte le società islamiche. E infatti: "La moralità islamica esige che l'individuo si sottometta completamente alla volontà di Allah attraverso la Shari'a, il codice di legge derivato dal Corano, e alla comunità religiosa. Il musulmano in quando individuo non può fare nulla: deve persino sedersi, mangiare, dormire e viaggiare secondo regole rigide; non può scegliersi liberamente gli amici e deve avere (ed evitare) certi pensieri e certe sensazioni.".
Non si può dire che Ayaan Hirsi Ali non sappia di che cosa sta parlando. E' anche la sua storia quella che s'intravede in filigrana, attraverso le note autobiografiche che dissemina qua e là nel libro - anche se mi riservo di leggere la sua autobiografia, The Infidel, che ho comprato a Londra insieme con questa raccolta di saggi. Hirsi Ali racconta di come è riuscita a sottrarsi alla morsa comunitaria dell'Islam e a fuggire in Olanda, dove ha cominciato a lavorare come traduttrice in vari centri di accoglienza e di aiuto per donne islamiche. Uno dei saggi contenuti nel libro racconta quattro casi con cui è venuta in contatto. Molte di queste donne maltrattate e uscite da tragiche vicende di feroce oppressione e annullamento della loro identità e libertà non sanno letteralmente che cosa rispondere quando gli psicologi olandesi - abituati a trattare i pazienti da individui - chiedono loro "Lei che cosa vorrebbe?". Scrive Ayaan Hirsi Ali: "Molte donne non lo sapevano dire, semplicemente. Restavano sedute, calme come topi, e scrollavano le spalle. 'Quello che vuole mio marito', dicevano magari timidamente, oppure 'Quello che vuole Allah'. E c'erano persino delle donne che rispondevano: 'Quello che è giusto secondo lei'. Non avevano mai imparato a volere qualcosa per sé".
Uno dei fenomeni più tristi che Ayaan Hirsi Ali affronta è quello dell'infibulazione - definita pudicamente da alcuni "circoncisione femminile", quasi a volerla rendere più accettabile. Pur essendo questa una pratica tribale pre-islamica, essa - sostiene Hirsi Ali - è stata ripresa di buon grado dall'Islam perché è il mezzo "più efficace" per assicurarsi che le donne restino vergini e, quindi, controllarle meglio. Questa pratica non è limitata ai paesi islamici, ma viene spesso importata anche in Europa dagli immigrati islamici. In questo senso s'inserisce una proposta di legge avanzata da Ayaan Hirsi Ali, volta a realizzare un vasto screening tra le ragazze minorenni originarie da paesi "a rischio" - indicati con l'aiuto dell'Onu e di Amnesty International. Alle ragazze che risultano infibulate verrebbe offerto sostegno medico e psicologico, mentre le altre verrebbero seguite anno dopo anno attraverso una serie di visite mediche obbligatorie. Se il loro "status" dovesse cambiare - se cioè dovessero subire un'infibulazione durante le vacanze nei loro paesi d'origine o in paesi europei dove ci sono medici compiacenti (e, ahimè, Hirsi Ali cita tra questi l'Italia) -, il caso dovrebbe essere riportato alle autorità e i genitori processati. Incredibile a dirsi, la proposta è stata rifiutata, in favore di una più generica "offerta" alle comunità interessate di far visitare le loro bambine, senza nessun tipo di obbligo. Questo è, insomma, il tipico caso di "multiculturalismo" ignavo che, con il pretesto di valorizzare la diversità, mantiene gli individui appartenenti a un certo gruppo in uno stato di minorità, inchiodandoli per sempre alla loro comunità d'origine, come se questa fosse una condanna.
Tuttavia, Ayaan Hirsi Ali è ottimista e pensa che sia possibile condurre ancora una battaglia per affermare i valori dell'illuminismo, perché questo è ciò che è accaduto in Occidente, la cui storia ne dà testimonianza. E la risposta da dare al fondamentalismo islamico non è quella di un fondamentalismo di segno opposto. Nell'ultimo articolo ("A Call for Clear Thinking"), Ayaan Hirsi Ali riassume in maniera chiara e concisa quali sono quei "valori dell'Occidente" che i "pensatori deboli" non sanno - o non vogliono definire -: "Coloro che amano la libertà sanno che la società aperta conta su alcuni concetti chiave condivisi. Credono che tutti gli esseri umani sono nati liberi, sono dotati di ragione, e hanno diritti inalienabili. Questi governi sono controllati dallo stato di diritto e così le libertà civili sono protette. Assicurano la libertà di coscienza e la libertà di espressione, e garantiscono che uomini e donne, omosessuali ed eterosessuali, hanno diritto allo stesso trattamento e alla stessa protezione sotto la legge. Questi governi consentono il libero commercio e un mercato aperto e le persone possono trascorrere il loro tempo libero come desiderano". Queste società sono l'esatto opposto di quel modello di società che immaginano - e che stanno traducendo in pratica - gli islamisti.

A proposito di manifesti illuministi, vi posto il link del partito illuminista, che ha presenza europea e si presenterà alle prossime elezioni UE ed in Italia
http://partitoilluministaunitario.blog.tiscali.it
si veda anche : http://meritokrazia.ilcannocchiale.it .
Posted by: Eunomista | 07/01/2008 at 18:21
qualsiase cosa tu decida di fare ti appoggio ho letto il tuo libro è pieno zeppo di significati non so cosa voglia dire vivere in quelle condizioni ma sarò la prima a cercare di far cambiare qualche cosa comunque voglio dirti che approvo tutto quello che hai detto è cercherò di trasmetterlo anche ai miei compagni e familiari
Posted by: elena | 27/06/2008 at 21:15