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Le infamie di ieri

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07/01/2007

Gombrowicz: civilizzare la morte

[Il primo agosto 2005 avevo postato questo estratto dal diario di Witold Gombrowicz e non era ancora scoppiato il "caso Welby". Rileggendolo ora - e pensando che fu scritto negli anni Cinquanta - sembra quasi che nulla sia cambiato: potrebbe essere un commento ai deliri più recenti della chiesa cattolica. E Gombrowicz era polacco. Certo, un polacco atipico. Come vorremmo che tutti i polacchi di oggi fossero come lui. Lo ripropongo oggi, spostandolo dall'archivio del blog.]

"E pensare che una cosa spaventosa come l'agonia continua a imperversare tra noi con la stessa primitività dei primi giorni della creazione. Malgrado i millenni, niente è cambiato: questo tabù selvaggio non è stato neanche sfiorato. (...) Reclamo Case della Morte dove ognuno abbia a disposizione i più moderni ritrovati per andarsene serenamente. Dove si possa morire con dolcezza e non gettandosi sotto un treno o impiccandosi a un gancio. Dove l'uomo stanco, finito e distrutto si abbandoni alle amichevoli braccia di uno specialista capace di assicurargli una morte senza torture e senza vergogna.

Perché no, domando? Perché no? Chi vi impedisce di civilizzare la morte? La religione? Ah, questa religione... che oggi proibisce il suicidio e che solo ieri proibiva non meno categoricamente gli anestetici... Che l'altro ieri tollerava la tratta degli schiavi e perseguitava Copernico e Galilei... Questa Chiesa che lancia fulmini e saette e poi, sotto sotto, fa marcia indietro... Come fate a essere certi che tra qualche decina d'anni l'odierna condanna del suicida non si smussi e si dissolva nel nulla? Nell'attesa dovremmo morire come cani, tra rantoli e convulsioni; aspettare pazientemente; lastricare questa lunga strada con milioni di morti atroci, riassunte poi dai necrologi nella formula: 'Dopo lunga e penosa malattia'? Ebbene no: il prezzo di queste 'interpretazioni' dei sacri testi è già troppo alto e cruento e la Chiesa dovrebbe smetterla di introdurre arbitrariamente la sua scolastica nella nostra vita. Se i cattolici credenti preferiscono morire con dolore, padroni di farlo. Ma voi atei, o voi meno strettamente legati alla chiesa, perché non avete il coraggio di un'iniziativa elementare come quella di organizzarvi la morte? Che cosa vi trattiene? Quando dovete cambiare casa fate tutto il necessario per traslocare nel modo migliore da un posto all'altro; ma quando si tratta di traslocare all'altro mondo preferite crepare all'antica, secondo i vecchi metodi.

Che oscurantismo in questa vostra incapacità! Eppure ognuno di voi si rende perfettamente conto che nessuno dei suoi cari sfuggirà all'agonia, a meno di avere l'eccezionale fortuna di una morte subitanea e inaspettata, e che tutti verranno progressivamente distrutti finché i loro volti diventeranno irriconoscibili; ma pur sapendolo e conoscendo l'inevitabilità del nostro destino, non alzate un dito per risparmiarvi una simile tortura. Di che cosa avete paura? Che, una volta aperta la porta, siano in troppi a prendere la fuga? Lasciate la gente libera di scegliere la morte. Non costringete nessuno alla pena del trapasso: è una cosa troppo vile.

Il ricatto insito nell'ostacolare artificialmente la morte è una porcheria che lede la più preziosa tra le libertà umane. La mia suprema libertà sta nel potermi porre a ogni istante il quesito amletico: 'Essere o non essere' e nel rispondervi come meglio credo. La vita alla quale sono stato condannato può calpestarmi e infamarmi con la crudeltà di una bestia selvaggia; io però possiedo la meravigliosa e sovrana facoltà di sottrarmici quando meglio mi pare. Se voglio, posso non vivere. Non ho chiesto io di venire al mondo, ma almeno mi resta il diritto di andarmene... Qui sta la base della mia libertà, nonché della mia dignità, visto che vivere dignitosamente significa vivere volontariamente. Ma il fondamentale diritto dell'uomo alla morte (che dovrebbe addirittura figurare nella costituzione) ha subìto una progressiva e insensibile confisca; sia come sia, avete fatto in modo di renderlo il più difficile e spaventoso possibile... e comunque più difficile e spaventoso di quanto comporterebbe l'attuale livello della tecnica. Il che non esprime tanto la vostra cieca e addirittura animalesca affermazione di vita, quanto la vostra inaudita insensibilità nei confronti di un dolore che ancora non provate, di un'agonia non ancora vostra; è la stupida indifferenza con la quale si sopporta la morte finché si tratta ancora di quella altrui. Tutta una serie di considerazioni e considerazioncine - dogmatiche, nazionalistiche, utilitaristiche - tutto un ventaglio di teorie e di pratiche si dispiegano a ruota di pavone... lontano dalla morte. Il più lontano possibile."

Witold Gombrowicz, Diario Volume I (1953-1958), traduzione di Vera Verdiani, da pag. 395 a pag. 397.

Comments

Vivere *anche* per prepararsi alla morte. Sarebbe un lavorare solo per se stessi e forse è proprio per questo che non ci concederanno mai di farlo. L'alternativa è il sotterfugio ed ecco perché invece si glissa.

"la vostra inaudità insensibilità" Piccolo errore di battitura?
Ciao, C.

Io vorrei che ci fosse la possibilità di essere assistiti non soltanto nell'agonia, ma anche nel suicidio.

Socialmente non è realizzabile, anche se ho letto che nell'antica Marsiglia, al tempo dei greci, esisteva la somministrazione della cicuta agli spiranti suicidi, ma io lo vorrei lo stesso.

A volte la difficoltà sta nel camminare per strada e pensare che questa gente ha alle spalle gente come lui. Eppure dai loro occhi non traspare, non spesso almeno. Be', ma che dire di Pasolini o di Gadda allora? Il passato... il passato, altro che nani sulle spalle dei giganti, nani, solo nani, nani tra nani. Hai visto Pornografia?

Visto? Drizzo le antenne... Vuoi dire che ne è stato tratto un film?

Sì, e a mio avviso anche uno di quelli belli. La regia è di Jan Jakub Kolski, lo presentarono a Venezia qualche anno fa. Io lo vidi a Varsavia nella versione da festival con dei sottotitoli italiani raccapriccianti... tipo "ciasto", che è torta, è qualsiasi tipo di torta cotta nel forno, embè? Panettone. Oppure "facet", che vuol dire tipo, quel tipo lì, quel ragazzo, quell'uomo... pronto? Guaglione. Ci si buttava via dal ridere sulle seggioline, e i polacchi ci guardavano perplessi. Polecam, te lo consiglio.

Proverò a scaricarmelo... ehm no, cioè: me lo comprerò da www.amazon.pl... non c'è?

se vuoi te lo spedisco. volentieri.

Sto provando a scaricarlo: se non ci riesco, mi rifaccio vivo :) Intanto ti ringrazio già adesso!

se ci riesci spiegami come si fa.
(nieporadna, ungeschickt g)

tanto ormai mi pigliano tutti per un òmo.

Come si fa a fare cosa? A scaricare? Be', ma con l'infallibile "e-mule", no?

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