No è no. O no?
a|po|tro|pài|co: agg., atto a scongiurare o annullare gli influssi maligni: formula, gesto, monile a. (Secondo il De Mauro)
La terza proiezione della Nexus sui risultati del referendum costituzionale dà i no al 60,5 per cento e i sì al 39,5: mi pare già abbastanza plausibile affermare che hanno vinto i no. A questo punto potrei anche dire che il mio voto è stato un "gesto apotropaico": considerato che tutte le mie dichiarazioni pubbliche di voto si sono risolte in disastri - riassumendo: Scalfarotto alle primarie dell'Unione, il sì all'abrogazione della legge 40 nel referendum dell'anno scorso (che non ebbe nemmeno il quorum), il mio appoggio alla Rosa nel Pugno per le politiche, e se per le comunali di Milano ho volato basso Bruno Ferrante ha perso comunque (invero per il rotto della cuffia) e la RnP non ha avuto nemmeno un consigliere - dichiarare, da parte mia, che stavolta avrei votato sì può essere interpretato come un atto di generosità per far vincere i no e, per l'appunto, come "gesto apotropaico", per "scongiurare o annullare gli influssi maligni".
Sto scorrendo le dichiarazioni dei vari politici. Ne scelgo una, di una pulce politica, ma abbastanza rivelatrice e sintomatica di quello che accadrà. E' di Gianfranco Rotondi, leader (vabbe') della neo-Democrazia Cristiana: "Se si conferma la vittoria del 'No', per una volta sono d'accordo con l'onorevole Cento [dei Verdi]: di riforme non ne parliamo più. (...) Il popolo è sovrano, ha detto 'No'. Piuttosto che infilarci in un altro ventennio di chiacchiere, rassegniamoci: se vincono i 'No', ci siamo tolti almeno un pensiero per sempre. Niente Bicamerali, Costituenti, commissioni e tavole rotonde, la riforma della Costituzione per gli italiani non è una priorità, parliamo d'altro". Queste parole sono interessanti, perché Rotondi fa parte della Casa della Libertà e dice di avere votato sì. Si sta già formando lo schieramento trasversale dell'immobilismo paralitico. Quod erat demonstrandum?




Beh, non c'è la controprova.
Non sappiamo cosa sarebbe successo se avessero vinto i Sì; ma possiamo immaginarcelo.
A mio parere, meglio nessuna riforma di una riforma pessima.
E lascia stare quel che dice Cento: conta per uno (con la "u" minuscola).
PS Se posso, per così dire, confortarti, sappi che a parte questo referendum e il voto a Scalfarotto (a proposito: chi l'ha più visto?), le tue scelte elettorali recenti sono state (o sarebbero state) anche le mie, e quindi anch'io sono abbastanza abituato a perdere.
Però, almeno su questo, posso darti lezioni, perché so cosa si prova a perdere non soltanto da elettore, ma anche da militante e, ahimé, da candidato (due volte, e alle ultime amministrative con o voti).
"Scende la pioggia, ma che faaaaaaaa...."
Cheerio! :D
Posted by: Matthaei | 26/06/2006 at 19:32
Ah... ma questo è un coming out...
Posted by: stefano | 26/06/2006 at 19:37
Rotondi ha ragione quando dice riguardo al paese: prima il pane (risanamento e rilancio economico, infrastrutture, ecc) e poi dopo (se ci sarà tempo e spazio) le rose (riassetto costituzionale), perché il popolo così si è espresso.
Posted by: dj | 26/06/2006 at 20:16
Io continuo a pensare che il problema siano gli uomini e non le strutture. Cambiare va bene se le cose non vanno, ma il bersaglio è sbagliato. C'è un problema di disonestà diffusa nella gestione delle risorse, ebbene, aiutare la cultura dell'onestà, quando c'è onestà si è già a buon punto, indipendentemente dalla struttura. Ma forse è più facile cambiare forma che sostanza
Posted by: formamentis | 26/06/2006 at 20:43
Questa tua considerazione - che hai fatto anche sul tuo blog - mi ispira altre riflessioni, che si riallacciano a certe cose che penso anch'io (ne avevo accennato da te, proprio parlando di "questione antropologica"). Se me ne vien la voglia (con 'sto caldo!), estendo e ci scrivo sopra.
Posted by: stefano | 26/06/2006 at 20:50