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Le infamie di ieri

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26/06/2006

No è no. O no?

a|po|tro|pài|co: agg., atto a scongiurare o annullare gli influssi maligni: formula, gesto, monile a. (Secondo il De Mauro)

La terza proiezione della Nexus sui risultati del referendum costituzionale dà i no al 60,5 per cento e i al 39,5: mi pare già abbastanza plausibile affermare che hanno vinto i no. A questo punto potrei anche dire che il mio voto è stato un "gesto apotropaico": considerato che tutte le mie dichiarazioni pubbliche di voto si sono risolte in disastri - riassumendo: Scalfarotto alle primarie dell'Unione, il sì all'abrogazione della legge 40 nel referendum dell'anno scorso (che non ebbe nemmeno il quorum), il mio appoggio alla Rosa nel Pugno per le politiche, e se per le comunali di Milano ho volato basso Bruno Ferrante ha perso comunque (invero per il rotto della cuffia) e la RnP non ha avuto nemmeno un consigliere - dichiarare, da parte mia, che stavolta avrei votato sì può essere interpretato come un atto di generosità per far vincere i no e, per l'appunto, come "gesto apotropaico", per "scongiurare o annullare gli influssi maligni".

Sto scorrendo le dichiarazioni dei vari politici. Ne scelgo una, di una pulce politica, ma abbastanza rivelatrice e sintomatica di quello che accadrà. E' di Gianfranco Rotondi, leader (vabbe') della neo-Democrazia Cristiana: "Se si conferma la vittoria del 'No', per una volta sono d'accordo con l'onorevole Cento [dei Verdi]: di riforme non ne parliamo più. (...) Il popolo è sovrano, ha detto 'No'. Piuttosto che infilarci in un altro ventennio di chiacchiere, rassegniamoci: se vincono i 'No', ci siamo tolti almeno un pensiero per sempre. Niente Bicamerali, Costituenti, commissioni e tavole rotonde, la riforma della Costituzione per gli italiani non è una priorità, parliamo d'altro". Queste parole sono interessanti, perché Rotondi fa parte della Casa della Libertà e dice di avere votato sì. Si sta già formando lo schieramento trasversale dell'immobilismo paralitico. Quod erat demonstrandum?

Comments

Beh, non c'è la controprova.

Non sappiamo cosa sarebbe successo se avessero vinto i Sì; ma possiamo immaginarcelo.

A mio parere, meglio nessuna riforma di una riforma pessima.

E lascia stare quel che dice Cento: conta per uno (con la "u" minuscola).


PS Se posso, per così dire, confortarti, sappi che a parte questo referendum e il voto a Scalfarotto (a proposito: chi l'ha più visto?), le tue scelte elettorali recenti sono state (o sarebbero state) anche le mie, e quindi anch'io sono abbastanza abituato a perdere.
Però, almeno su questo, posso darti lezioni, perché so cosa si prova a perdere non soltanto da elettore, ma anche da militante e, ahimé, da candidato (due volte, e alle ultime amministrative con o voti).
"Scende la pioggia, ma che faaaaaaaa...."
Cheerio! :D

Ah... ma questo è un coming out...

Rotondi ha ragione quando dice riguardo al paese: prima il pane (risanamento e rilancio economico, infrastrutture, ecc) e poi dopo (se ci sarà tempo e spazio) le rose (riassetto costituzionale), perché il popolo così si è espresso.

Io continuo a pensare che il problema siano gli uomini e non le strutture. Cambiare va bene se le cose non vanno, ma il bersaglio è sbagliato. C'è un problema di disonestà diffusa nella gestione delle risorse, ebbene, aiutare la cultura dell'onestà, quando c'è onestà si è già a buon punto, indipendentemente dalla struttura. Ma forse è più facile cambiare forma che sostanza

Questa tua considerazione - che hai fatto anche sul tuo blog - mi ispira altre riflessioni, che si riallacciano a certe cose che penso anch'io (ne avevo accennato da te, proprio parlando di "questione antropologica"). Se me ne vien la voglia (con 'sto caldo!), estendo e ci scrivo sopra.

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