David Rand, Lo strano universo del cristiano omosessuale
Il testo integrale dell'articolo è qui, in francese, e qui, in inglese.
"Si potrebbe pensare che la creazione di associazioni cristiane esplicitamente pro-omosessuali rappresenti un bello schiaffo in faccia ai tradizionalisti, un rimprovero meritato per i cristiani omofobi che vengono ripagati con la stessa moneta, per così dire. Queste associazioni possono servire anche da sostegno morale agli individui che hanno difficoltà ad accettare la propria omosessualità a causa di un'eredità religiosa omofobica, ma questo ruolo dovrebbe essere temporaneo poiché, a conti fatti, l'adozione del cristianesimo da parte degli omosessuali è più dannosa che salutare.
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Bisogna farsi una domanda: perché una persona omosessuale agirebbe contro il suo stesso interesse adottando una religione che ha insegnato - e continua a insegnare - a odiare l'omosessualità, insistendo affinché gli omosessuali si rassegnino a una vita d'abnegazione e di disprezzo di sé? (Non bisogna lasciarsi ingannare dal linguaggio ipocrita dei cristiani che 'detestano il peccato, ma amano il peccatore'. Se fossero sinceri, sosterrebbero i diritti dei gay nonostante la condanna morale.)
Malgrado l'estrema misoginia dell'Islam, ci sono molte donne che adottano questa religione. Come si può chiedere, allora, ai gay non commettere un errore analogo? I gay, però, si sono spinti più in là di queste musulmane: sono arrivati a fondare nuove associazioni cristiane - anzi, nuove chiese - nella loro urgenza di adottare la fede di chi li opprime. L'esempio più importante è la Metropolitan Community Church. (...) Se, come sostengono i gay cristiani, la corrente maggioritaria del cristianesimo si sbaglia condannando l'omosessualità, non bisognerebbe chiedersi se questo stesso cristianesimo non si sia sbagliato su altre questioni importanti? Prima di tentare di asportare la parte marcia della mela non sarebbe il caso di verificare lo stato di salute di tutta la mela? C'è davvero qualcosa, nel cristianesimo, che valga la pena di salvaguardare? I gay cristiani non osano nemmeno porsi questo genere di domande. Dei gay religiosi, ma non cristiani, vi diranno che la religione istituzionalizzata in generale e le istituzioni cristiane in particolare sono fondamentalmente corrotte, ma insisteranno comunque sull'importanza della 'vera fede', senza mai fornire una definizione chiara di questa fede. Se però accettano qualsiasi cosa sulla base della sola fede, come fanno a sapere che i cristiani omofobi, tutto sommato, non hanno ragione? Se rifiutano il razionalismo per adottare il fideismo, allora tutto è permesso - compreso il bigottismo omofobo.
Bisogna dire che i gay hanno subìto - e continuano a subire - una violenza psicologica costante da parte delle istituzioni cristiane che condannano, in maniera ossessiva, ogni atto sessuale che non abbia come scopo la riproduzione. Si aggiunga a ciò la supposizione gratuita - diffusa da tutti i monoteismi - che la fede religiosa sia una condizione necessaria per una vita moralmente accettabile, e si avranno gli ingredienti che costituiscono un'aggressione emotiva che miete le sue vittime tra coloro che non si riconoscono nel modello così trasmesso.
Si è usato e abusato del concetto di 'fede', al punto da renderlo una specie di feticcio. La fede è diventata sinonimo di bontà, il che ricorda un uso particolare del termine 'cristiano'. 'E' una persona di profonda fede', si dice, o ancora 'E' una buona cristiana', supponendo così implicitamente che ogni persona priva di fede religiosa sia moralmente dubbia e che di lei si debba diffidare.
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Imbarazzati dalle molteplici condanne dell'omosessualità nei testi 'sacri', i gay cristiani trovano una scappatoia spaccando il capello in quattro sulla traduzione e cercano di convincersi che la bibbia condanna solo il libertinaggio omosessuale o la prostituzione e così via. Ma in fin dei conti un simile tergiversare è inutile perché nella sua pratica il bilancio del cristianesimo è abbastanza chiaro: le chiese hanno interpretato questi scritti sempre nel senso di una condanna, tranne qualche rara eccezione assai recente. E, in ogni modo, la bibbia è soltanto un libro tra tanti. Sarebbe una pura follia considerare questo libro - o qualsiasi altro - come la parola di un qualche 'dio'. Perché accordare tanta importanza a quello che dice questa bibbia sull'omosessualità o su altre questioni? Quale interesse rivestono le sue dichiarazioni, tranne che per gli storici e gli antropologi?
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Se a tutta una casta di uomini - il clero cattolico - si attribuisce un'autorità divina privandoli allo stesso tempo di un bisogno umano abbastanza primordiale - la sessualità - bisognerà aspettarsi che parecchi di questi uomini abusino della loro grandissima autorità per colmare questa enorme lacuna: è inevitabile.
Secondo la tradizione il prete è il rappresentante di dio nella sua parrocchia e non si fa scrupolo di usare questo potere per manipolare e controllare i suoi parrocchiani. Non c'è da stupirsi se molti se ne servono anche per ottenere favori sessuali. Se si aggiunge a ciò la condanna cristiana del piacere sessuale in genere e dell'omosessualità in particolare - senza dimenticare che questa condanna è giustificata con un dogma privo di fondamenti -, si determina una situazione esplosiva che, fino a poco tempo fa, le gerarchie cattoliche sono riuscite a controllare e a mettere a tacere. (...) Tuttavia bisogna riconoscere che i preti che hanno rapporti sessuali - e in particolare rapporti omosessuali - si rendono complici dell'ipocrisia delle gerarchie cattoliche.
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Sarebbe ingenuo lavorare per riformare la chiesa cattolica - per esempio esigendo il diritto di matrimonio per i preti o, ancora più improbabile, che la chiesa accetti l'omosessualità. In ogni caso, anche se ciò fosse possibile, perché darsi tanta pena? Perché investire tanti sforzi in un'istituzione che è sempre stata fondamentalmente oscurantista e che lo è ancora, e la cui base dogmatica è fatta soltanto di sciocchezze? L'unica risposta ragionevole è abbandonare la chiesa cattolica - e tutte le chiese - e lasciare che deperisca, come è deperita in un suo antico bastione, la Francia, dopo la legge del 1905 che ha imposto la separazione tra stato e chiesa e ha posto fine alla retribuzione governativa dei preti."
(Traduzione mia, dal testo francese)
