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Le infamie di ieri

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02/12/2005

"Lieti di esser servi, orgogliosi delle nostre catene": gli Emirati Arabi Uniti, Flickr, la censura e l'omosessualità

Per chi non ne sapesse ancora nulla, racconto l'antefatto: qualche giorno fa Etisalat, il provider unico degli Emirati Arabi Uniti, ha chiuso l'accesso a Flickr agli utenti di internet di quel paese perché incompatibile con i princìpi religiosi, sociali e politici dello stato. Ha trattato quindi Flickr da "sito pornografico", seguendo la tradizione di quegli stati "etici" che decidono che cosa è giusto e non è giusto che i loro cittadini vedano. Si è trattato, quindi, di una censura, alla quale la comunità di Flickr ha reagito pubblicando una serie di fotografie per protestare contro questa misura. E' stato un movimento spontaneo a favore della libertà di espressione, realizzato appunto attraverso la libera espressione. La vicenda è stata bene spiegata da lui, che è stato tra i primi fautori di questa protesta e della petizione online perché Flickr venga riaperto negli Emirati Arabi Uniti. Tutto bene, dunque? No, niente affatto. Qualcuno, dagli Emirati Arabi Uniti, si è risentito perché ha ritenuto che certe fotografie fossero "insultanti" nei confronti del suo stato - cioè lo stesso stato che censura, con il pretesto della pornografia, la libertà di espressione. Ma che cos'è la "pornografia", in realtà? Genitali nudi, accoppiamenti vari o c'è qualcos'altro sotto? Non è che, per caso, con questo termine si vuole colpire anche l'espressione dello stile di vita omosessuale? E' il dubbio che ha mosso lui a lanciare questa discussione su Flickr. L'ho letta integralmente e sono stato tentato di intervenire, ma non l'ho fatto. Non l'ho fatto perché mi si è accapponata la pelle. In buona sostanza risulta che a molti, negli Emirati Arabi Uniti, non interessa affatto contestare la censura sulla libertà di opinione - e sulla libertà tout court -, ma anzi la censura la rivendicano, pur chiamandola con altri nomi. Quello che stupisce, leggendo alcuni interventi, è l'incapacità (o la mancanza di volontà) di formarsi un'opinione personale, tanto che molti preferiscono trincerarsi dietro un "noi" collettivo schiacciato sui pregiudizi di una religione, l'Islam, che è fortemente omofoba. Molti degli utenti di Flickr di quel paese vogliono la capra e i cavoli, la botte piena e la moglie ubriaca: vorrebbero infatti l'accesso a Flickr, depurato però da quello che a loro (cioè alla religione islamica e, quindi, alle leggi del loro stato, ché laggiù non c'è distinzione tra sfera religiosa e civile) risulta sgradito: pornografia e omosessualità (dove quest'ultima, a conti fatti, finisce per coincidere con la prima). Gli interventi di chi parla di omosessualità sono agghiaccianti. Si rivendica la libertà di professare la propria religione e si chiede rispetto per le proprie credenze, sostenendo che non verrà tollerato "chi insulta Dio", ma allo stesso tempo ci si ritiene in diritto di insultare persone reali, in carne e ossa, che - purtroppo (lo dico sarcasticamente) - sono omosessuali e, quindi, invise ai dettami dell'Islam. I gay "offendono" la loro fede per il puro e semplice fatto di esistere. "Io la penso così perché sono islamico/a e l'Islam dice questo", ecco la linea di principio da cui, senza molte sfumature, nessuno si discosta. Gli argomenti forniti contro l'omosessualità sono spesso grotteschi, oltre che filosoficamente ingenui e superati: c'è chi obietta che l'omosessualità non è "naturale" perché altrimenti ci sarebbero anche animali omosessuali - e allora se ci fossero dei cammelli "culattoni" o delle giraffe "lesbiche" andrebbe bene che anche due uomini s'inculassero e due donne se la leccassero, immagino - oppure chi sostiene che "se tutti fossero omosessuali, l'umanità si estinguerebbe". Purtroppo, verrebbe voglia di rispondere, non è così, perché se fosse vero almeno non nascerebbero persone che la "pensano" in questo modo, e invece... Sembra di sentire un Calderoli qualunque.

Date queste premesse, ne discendono due conseguenze. La prima è la conferma di una verità evidente: dove religione e leggi dello stato coincidono o s'intrecciano non ci può essere libertà e rispetto per gli individui. Non è possibile il dialogo se le premesse sono queste: "tu devi rispettare la mia religione". Affermazione ammissibile e condivisibile se significasse: "devi rispettare il fatto che per me Dio esiste e io lo prego, che ci sono alcuni precetti che per me sono validi e che io applico", ma che diventa assolutamente da respingere perché invece significa: "la mia religione condanna gli omosessuali, quindi è giusto discriminarli. Tu devi rispettare la mia religione, e quindi devi rispettare il fatto che io ti disprezzi e ti discrimini". No, in questo caso nessuno (omosessuale o no) può essere così masochista da offrire un generico e astratto "rispetto" a chi lo insulta e lo vorrebbe, a conti fatti, morto (che cos'altro significa, infatti, impedire a qualcuno di essere quello che è se non ucciderlo?). Obbedire ai pregiudizi di una religione - in questo caso è l'Islam, ma potrebbe essere tranquillamente anche il cristianesimo - equivale quindi a rifiutarsi di pensare e di accettare la molteplicità degli individui, la loro diversità e la loro ricchezza. Motivo più che sufficiente, a mio avviso, per rifiutare tutte le tentazioni religiose.

La seconda conseguenza è un dubbio che mi assale. Vale la pena - mi sono chiesto io, insieme con qualcun altro - difendere i diritti di qualcuno che, visibilmente, di quei diritti non sa che farsene e che, a quanto pare, nemmeno li vuole? Molti degli interventi in quella discussione mirano a sottolineare che quella di Etisalat non è stata affatto censura. Anzi, gli Emirati Arabi Uniti sono un grande stato, il più bello stato che esista sulla faccia della terra e chi lo critica lo fa soltanto per invidia, perché non vorrebbe altro che abitarci. (Giuro che non sto inventando: qualcuno l'ha scritto davvero). Allora io mi domando se quelli che noi consideriamo i principi fondamentali della "democrazia" - cioè il rispetto di tutte le opinioni, di tutti gli stili di vita, di tutte le minoranze - debba essere imposto a chi, evidentemente, li rifiuta preferendo le imposizioni di uno stato teocratico. Se chi difende il diritto degli individui a essere se stessi e a non essere costretti a credere in nulla e a seguire precetti che non condividono viene tacciato di essere un provocatore che vuole "offendere l'Islam", allora perché insistere? Forse è davvero meglio lasciar perdere e riconoscere che per loro va bene così, che si meritano tutta la censura che gli danno e che, del resto, loro accolgono con piacere. Sbagliato è stato scambiare il lamento per un giocattolo che era stato loro momentaneamente sottratto e interpretarlo come richiesta di maggiori diritti umani e di libertà di opinione.

Poi, nemmeno a farlo apposta, a coronamento di tutto quanto ho letto in questi giorni intorno a questa vicenda, mi è capitato sotto gli occhi un articolo pubblicato sulla Stampa di ieri (ma ne aveva già parlato, con puntualità, anche lui): ventisei uomini omosessuali sono stati arrestati, proprio negli Emirati Arabi Uniti, perché avevano organizzato "una festa di matrimonio dove tutti gli invitati erano uomini". La "punizione" prescritta dalla sharia - la "legge coranica" in vigore da quelle parti (quella che suscita gli entusiasmi di molti che sono intervenuti nella discussione di Flickr citata sopra, immagino) - prevede "carcere fino a cinque anni e una fustigazione purificatrice", oltre alla "massiccia somministrazione di una terapia a base di ormoni maschili". Questa è dunque la realtà degli omosessuali in quel paese meraviglioso che sono gli Emirati Arabi Uniti. Questo dimostra, sia detto per inciso, che un regime liberticida e oppressivo non è affatto incompatibile con certi aspetti della modernità "mercantile": è possibile avere merci, ricchezza, computer, internet, prodotti altamente sofisticati, economia di mercato e, allo stesso tempo, negare la libertà degli esseri umani - giusto per dire che libero mercato non è necessariamente sinonimo di libertà. Forse l'unica cosa concreta che "noi" - in quanto paesi occidentali - potremmo fare sarebbe concedere asilo politico a tutti i gay perseguitati in queste dittature islamiche, anche in quei paesi sedicenti "islamici moderati", che però per gli omosessuali moderati non lo sono affatto. E smettere di voler "salvare" tutti gli altri che sono ben contenti di crogiolarsi nell'oscurantismo dei loro dogmi religiosi, anche quando si traducono in leggi dello stato.

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Stefano, una premessa (che suppongo non ti sia sfuggita, ma hai lasciato in parte implicita): gli Emirati Arabi otterranno ciò che vogliono, e stavolta gli amministratori di flickr sono stati lestissimi a rispondere. Ma chi sono "gli Emirati Arabi"? I cittadini o l'emiro? Quanto un'opinione personale non è costretta a uniformarsi a un'opinione "già data" (che si sia davvero vincolati è impossibile, ovvio).
La persona che mi ha chiesto di far qualcosa, cioè Honest (e non è tanto vero che la protesta sia stata spontanea, la partecipazione sì), non la pensa affatto come i ragazzi del forum che hai linkato: è stata anche censurata mesi fa per alcuni suoi disegni (rappresentazioni di intimità omessuale, perciò pornografia nell'emirato, perciò scuse della censura e via). Honest usa una locuzione che, per quello che mi riguarda, spiega tutto il senso di una libertà mutilata e di una penosa rassegnazione rispetto allo stato di cose: "a Dubai siamo relativamente liberi" (conto sul fatto che Honest non ti legga...). Relativamente liberi: rispetto ad Abudhabi? Rispetto a cosa? Rispetto al resto dei paesi musulmani, dove è tutt'altro che vero che ci sia un solo parere e una sola testa a pensare, ma è vero che sono poche le teste che comandano?

Quanto all'idea di "libertà", io evito di generalizzare, ma Benjamino aveva ragione da vendere: un sistema tendenzialmente repressivo è già un ostacolo all'espressione di opinioni differenti dalle "opinioni di stato". Il resto viene da sé, se si ritiene di dover pensare con il Corano in mano.

Una nota a margine, perché non si dica (non tu, altri...) che una moltitudine di gente si è sollevata contro una violazione della libertà, non siamo mica un popolo di eroi, né di intrepidi pensatori...In realtà la partecipazione alla protesta è stata più automatica che spontanea, se levi una decina di persone. Esiste un'imitatio che può essere utile a comunicare messaggi di "basso livello", ossia non complessi, in maniera immediata. Leva chi hai citato nel post e qualche altro...molti hanno osservato e si sono aggregati, ma si sono sottratti a qualunque discussione pubblica o privata.

il solito problema: non è l'omosessualità il danno, bensì la mostra di essa. e in questo l'italia esporta cultura moderna e contemporanea (da non credere).

[impressionato dalle tue foto, non mi capita spesso; meriti un plauso...]

Bellissima e degna la protesta e ingegnoso il meccanismo ideato da Roquentin.In generale però concordo con te: è inutile lottare per la libertà degli altri se non ti chiedono di aiutarli. Anche perché abbiamo già abbastanza da fare da noi per evitare una deriva di tipo Eau

Guarda solo nel nostro orticello, però, non aiuta.
Bisogna sempre pensare ad un livello globale (certo, si può sempre dire che il nostro tempo è limitato, ed allora ti do in parte ragione).
Mi sono messo anch'io a leggere tutto il thread, ed in qualche punto - sì - sono decisamente rabbrividito.
Non per il fatto che quello fosse il pensiero di molti musulmani, quanto perché quello che ho letto non è poi molto diverso da quello che si diceva qualche tempo fa, e si dice tuttora, dalle nostre parti.
Cosa fare? Di certo non supportarli, questo non si può fare: non possiamo turarci il naso con l'idea del "meglio questo che niente".
Però non possiamo neanche lasciarli in balia della loro chiusura, altrimenti non ci sarà mai cambiamento.
Dobbiamo solo trovare la forza di continuare a parlare?

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