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26/10/2005

Appunti sulla pornografia # 4 - Il caso Cadinot

A chi frequenta la pornografia omosessuale sono noti i nomi di Jean-Daniel Cadinot e di Bel Ami che, osservavo già otto anni fa, obbedivano a due diversi tipi di estetica. Tuttavia, con il tempo, le caratteristiche che li distinguevano tra di loro e rispetto ad altri produttori di pornografia gay sono diventate più omogenee e le differenze - che costituivano la loro peculiarità - si sono smussate. Di Bel Ami parlerò in un altro momento. Ora m'interessa rivolgere la mia attenzione a Cadinot, nel quale si avverte una sorta di frattura tra i primi film e quelli più recenti (ma non recentissimi, perché le sue ultime opere, che si sono avvicendate con sempre maggiore rapidità, rispondendo più a esigenze di mercato che non a slancio creativo personale, non le conosco), dove lo spartiacque è segnato dal passaggio dalla cinepresa alla telecamera.

Nei suoi primi film Cadinot inscenava - ed esorcizzava così - fantasmi ben precisi e abbastanza tipici dell'immaginario omosessuale. Man mano che la pornografia omosessuale ha conquistato quote di mercato altri avrebbero seguito il suo esempio, ma l'apripista è stato lui. Essendo francese e, quindi, cresciuto in un humus cattolico, Cadinot pesca molto nel potenziale "erotogeno" dei tabù sessuali del cattolicesimo. E' qui che va ricercata la sua "morbosità", in quel senso di sfida al divieto, nella sensazione di stare commettendo un "peccato": in fondo, in questi suoi primi film, agisce il godimento del bambino che si diverte a infrangere le proibizioni, si sente in colpa ma poi in questo senso di colpa si crogiola e ne trae piacere (erotico). Numerose sono le scene in cui il sesso avviene di nascosto, al riparo da sorveglianti di vario genere che - in quanto rappresentanti dell'ordine costituito - potrebbero negarlo riconducendo i "trasgressori" alle attività civili (il lavoro, lo studio etc. etc.). Aleggia dunque, in questi suoi primi lavori, il senso che i protagonisti stiano facendo delle grandi "sporcaccionate" - e che lo sappiano. Questo è, a mio avviso, molto cattolico. Per quanto riguarda il contenuto concreto di questi fantasmi, basterà citare qualche esempio: in Sacré Collège è il collegio cattolico maschile in cui i ragazzi se la spassano tra loro in barba alla sorveglianza di un prete segaligno e irrancidito; in Le désir en ballade è la vitalità delle classi meno abbienti che, associata a una maggiore esuberanza sessuale, trascina verso di sé e seduce i rampolli dell'alta borghesia; in Tendres adolescents è ancora una volta il mito della genuinità sessuale dei due giovani braccianti - e, a dire il vero, questo film sta a Le désir en ballade come l'Urfaust sta al Faust o come Fermo e Lucia sta ai Promessi sposi, se mi si concede il paragone -; in Les minets sauvages sono i rapporti di forza che si stabiliscono all'interno di un carcere minorile e che si traducono, inevitabilmente, nei corrispondenti atti sessuali; in Chaleurs o Harem si ripresenta il "mito del selvaggio" - che è selvaggio, ovvero più vitale, anche sessualmente - contrapposto alla stanchezza dell'uomo "civilizzato", e qui ovviamente è soprattutto al mondo arabo del Maghreb, ossessione francese, che Cadinot fa ricorso. Numerosi altri esempi di topoi si potrebbero citare leggendo in questo modo i suoi film più vecchi, ma mi fermo qui. A questo uso sapiente dei tabù e dei fantasmi si associa un uso altrettanto sapiente della cinepresa, che non di rado si concentra - con lentezza e determinazione - sui dettagli: quante volte abbiamo visto i suoi protagonisti impiegare in modo improprio un cetriolo e, immediatamente, l'obiettivo indugiare sulla dilatazione - simile a una bocca che respira - che ne è seguita? Ma, al di là di questo uso squisitamente voyeuristico - più voyeuristico, a me pare, che nel film pornografico medio - c'era, in questi primi lavori, una cura registica particolare che li rendeva molto godibili (e mi si passi l'involontario gioco di parole). Erano curati l'intreccio, il setting, l'ambientazione e, soprattutto, mancava la monomaniacalità di molta pornografia in cui tutte le scene devono per forza concludersi con il rito del "cum shot". Questo non mancava quasi mai, ma non era mai fine a se stesso. In Sacré Collège, per esempio, molte scene sarebbero oggi improponibili, perché suscitano il desiderio senza risolverlo, abbozzano atti sessuali senza concluderli. Ciononostante sono estremamente eccitanti: penso a una delle scene conclusive in cui i protagonisti si ritrovano a fare il bagno nudi in un laghetto, giocano e scherzano, compiendo atti sessuali soltanto accennati, mentre da lontano, dietro le fronde degli alberi, il prete li sbircia esterrefatto. Oppure ad altre scene, nello stesso film, in cui il sesso di due coppie corre in parallelo, in due luoghi diversi, e nel montaggio l'attenzione passa continuamente da una coppia all'altra, senza quella meccanicità dell'inculata che caratterizza la produzione - specialmente americana - più recente.

Con il tempo, però, anche Cadinot ha modificato la sua estetica, adeguandola a canoni ed esigenze più di massa. Si è, insomma, "americanizzato". Questo è dovuto in parte a un cambiamento epocale che ha piallato le differenze nell'estetica dei corpi. Gli attori dei suoi primi film erano più realistici e reali. Si trattava sempre di bei ragazzi, ma bei ragazzi che chiunque avrebbe potuto incontrare, e che - soprattutto - rispondevano a una certa varietà di tipi fisici. Oggi, invece, i suoi modelli corrispondono a un modello più medio: muscoloso, liscio e così via. Il tocco "alla Cadinot" è ridotto al minimo. Dal punto di vista registico, invece, la frattura avviene proprio con il passaggio dalla cinepresa alla telecamera - e quindi, dal cinema-cinema, al cinema per videocassetta prima e dvd poi. Un passaggio che ha facilitato la produzione di film pornografici, ma sacrificandone la qualità e, nel caso di Cadinot, standardizzando un po' le inquadrature e le scelte registiche. Ne ha pagato, di conseguenza, la qualità dei suoi film, tanto che degli ultimi che ho visto non saprei citare scene memorabili, come invece accadeva nei primi. (E' vero che, ogni tanto, capita la zampata geniale, ma ormai a prevalere è la maniera).

[... continua...]

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Comments

ho visto di recente Sacré Collège e condivido le tue impressioni.
purtroppo anche la pornografia va verso l'assimiliazione e, direi, la globalizzazione dei gusti. però il giardiniere di quel film era qualche cosa!

Io preferisco il biondino... :)

Il tuo commento a Cadinot è encomiabile, devo dire. si potrebbe dire che egli sia la parte più visibile di un'estetica che parte direttamente dall'ultimo Pasolini regista. Nel film "Les minet sauvages" infatti si percepisce un pathos non dissimile ad alcune scene di "Salò" (le punizioni, le sopraffazioni punite col sesso e l'esibizionismo) e quest'ultimo ha degli accenni voyeristici e induge spesso in una delicatezza che ritroveremo dieci anni dopo nel "primo" Cadinot, quello classico per intenderci. Sia l'uno che l'altro non ci pensano due volte a riprendere spesso la giovinezza acerba e (falsamente)innocente che accetta volentieri invece i baci voluttuosi e gli atti sessuali. in Pasolini non vi è mai un uso della violenza maschile come invece accade alle donne e alla coppia appena sposata (avvertita come tradimento dell'unione maschile?). ciò è molto interessante perchè credo che Cadinot sia un vero regista con film girati in 35'', script di ferro, azioni mai legate sempre e comunque all'eiaculazione dei protagonisti delle scene, rimandi ai luoghi classici dell'erotismo omosessuale otto-novecentesco (l'ambiente bucolico, il collegio, i rapporti col mondo del battuage, i rapporti con cugini) e tutto il retaggio della cultura da Wilde a Gide e Proust. non ho visto che pochi dei molti film che fece negli anni '80 ma credo che "Il Carnevale di Venezia" e "L'amore geloso" siano i più belli visti finora. nel Carnevale di venezia si può vedere l'antesignano, sicuramente più coinvolgente e non meno sontuoso, delle famose scene mascherate delle orge di "Eyes wide Shut" e dove due amanti si conoscono attraverso le maschere e si rincorrono per tutto il film. E' un vero film e le scene pornografiche sono funzionali allo stesso. ho visto alcuni film dell'ultimo periodo e mi è piaciuto molto "Squat", ambientato tra ragazzi che vivono alla giornata, con i panni appesi ad asciugare in casa con un filo, dove ci sono alcuni sprazzi molto erotici (un rapporto sessuale focoso tra due ragazzi dove quello attivo fa colare vino sul sedere dell'altro e intanto si beve sempre dalla stessa bottiglia, molto dionisiaco) ma per il resto è piattume e rimasticamento dei film degli anni Ottanta. vorrei vedere un film particolare "L'Etaloy" del 1986, dove le scene pare siano solo immaginate da uno scrittore in work in progress per cui queste vengono modificate a seconda del progredire del progetto fino alla fase finale. E' un'idea unica per un film anche non pornografico. E' stata usata credo pochissime volte nel cinema-cinema. O no? Meriterebbe rassegne e cineforum seri e non pruriginosi certo cinema pornografico realmente "d'autore" in una societa pornografica come la nostra. non trovi?

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