Guido Morselli: paradosso sul suicidio
Il suicidio, in realtà, non esiste. Questa la tesi sostenuta da Guido Morselli in Capitolo breve sul suicidio, una ventina di pagine che forse dovevano dare origine a tutto un saggio. Stabilito che il suicidio è il rifiuto volontario della vita, bisogna stabilire che cosa non è il suicidio e, quindi, in quali casi non si può parlare di suicidio. Supponiamo che un uomo sia costretto a sacrificare la propria vita per salvare quella di altri, si può definire questo suicidio? No, perché se non vi fosse stata questa costrizione esterna, il soggetto in questione non si sarebbe ucciso. Allo stesso modo chi, colpito da un male incurabile, si procura la morte può essere definito suicida? No, si direbbe di no, perché se non vi fosse quel male, la persona non si toglierebbe la vita. Anche chi, condannato a una pena capitale che dovrà essere eseguita in modo atroce, magari, decide di anticipare il suo boia non è, in senso proprio, un suicida. (Un bell'esempio in letteratura di questo atteggiamento è la morte per dissanguamento, in una cella, di Zenone, in "L'opera al nero" di Marguerite Yourcenar). Ma chi è in grado di definire che cosa siano un dolore e un male insopportabili? Ciò che è sopportabile per qualcuno, è intollerabile per un altro: non esistono - sostiene Morselli - criteri oggettivi per determinarlo. Gli unici criteri sono quelli dell'individuo stesso. Se dunque l'unico modo per sottrarsi a un male che si reputa inaccettabile è la morte, ciò significa che non vi è scelta, e se manca la scelta non si può parlare di libertà. Ma la volontà è il presupposto fondamentale perché vi sia libertà: se non vi è possibilità di scegliere un'altra alternativa, non c'è nemmeno libertà, bensì solo nuda costrizione. E se il suicidio è, per definizione, la scelta libera di non vivere più ("Il suicidio, questo grande rifiuto, è un atto gratuito, o non è"), allora il suicidio non esiste. Non esistono i suicidi. "Se non è suicida l'uomo che l'altrui nequizia danna a una fine atroce e che previene il carnefice uccidendosi con le proprie mani, non lo è nemmeno l'uomo che si uccide dopo che si vede condannato a una morte prossima e straziante da una malattia implacabile", cosicché "Si dovrebbe dedurne, e non sarebbe se non apparentemente un paradosso, che non ci sono suicidi. Il suicidio non esiste; e non siamo dunque suoi apologeti, come a taluno forse può parere; non si esalta una cosa, se si arriva ad affermare che non esiste. - Nessuno contraddice al supremo istinto della conservazione, se non vi sia indotto, in ultima analisi, dallo stesso istinto, il quale si ribella a una condizione di vita che lo nega, ossia a una sofferenza non sopportabile".
Guido Morselli si uccise nella notte del 30 luglio del 1973, sparandosi un colpo di pistola, nella sua casa di Gavirate, in provincia di Varese. Lasciò numerosi romanzi, allora tutti inediti e rifiutati dagli editori. Uno di questi, Dissipatio H.G., è anche una metafora della sua solitudine inconciliabile e inconciliata, oltre che il "negativo fotografico" del suo futuro suicidio.




mi piace quello che scrivi vuoi scrivere anche per il mio blog ?
Posted by: cdv | 18/06/2005 at 14:34
Ti ringrazio, ma preferisco non *tracimare* :)
Posted by: stefano | 18/06/2005 at 15:43
"Placet? Vive. Non placet? Licet eo reverti unde venisti." Seneca a Lucilio.
Posted by: Renzo | 20/06/2005 at 08:53
considerazioni simili le ha fatte anche un altro suicida famoso, Jean Améry, e è anche l'assunto che sta alla base del romanzo "Suicidi dovuti" di Aldo Busi.
Posted by: avi | 20/06/2005 at 17:41