Le infamie di ieri

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04/05/2005

Comments

s.

altro che un po'! mio caro cadavrex. eppure io ho un po' paura di quel giorno roseo e funesto in cui gay lesbiche trans e queer saranno amalgamati a etero camionisti ballerini e parrucchiere.

bisognerà inventarsi altre diversità, altre ragioni per essere messi al bando dalla società, da tutte le comunità. perché uno può esercitare una critica solo se è stato espulso, se non ha goduto dei vantaggi e delle opportunità che ti vengono offerte per comprare il tuo assenso a un dato sistema.

in questo senso mi sembra che la cultura gay - ma è mai esistita? - è già morta. la cultura o è cultura tout court o non è. i gay oggi si divertono né più né meno che come tutti gli altri: piattamente, uniformemente. non inseguono più il sogno di un'espressione autentica di sé - che sarebbe propria di chiunque aspiri ad essere individuo, intendiamoci - e che essendo gay avevano un'opportunità in più per perseguire, perché alla società, così com'erano, non andavano bene.

avevamo quindi in mano una chiave, un'opportunità per scardinare un sistema dato che non ci voleva - to',sono passato alla prima persona. se adesso ci ingloba - o peggio noi non aspiriamo a nient'altro che adeguarci ad essa - è solo per meglio triturarci insieme a quel resto di carne macinata che hanno chiamato normalità.

e con questo non intendo affermare che è assolutamente necessario o preferibile passare attraverso le fognature del sistema per poter aspirare all'aria limpida e pura di quando ti sei sfangato di dosso tutta quella merda di cui ti hanno e ti sei lasciato coprire fino a ieri. ma così di sicuro hai una possibilità in più per sentire l'odore di muffito e rancido che respirano per tutta la vita e senza neppure accorgersene quanti hanno trovato la strada libera davanti a sè perché già in sè uniformati al sistema di codici vigente là dove hanno avuto in sorte di malcapitare. come è di tutti.

Antonio

Racconto.
Un po' di sere fa ero in un locale(*) ad ascoltare poesie. Ad un tavolo vicino, quattro ragazzini. Un amico me li presenta: 16, 17, 18 e 18 anni. Tutti tranquillamente e felicemente gay. In una città di provincia del sud. In un locale qualunque. (ed in un giorno lavorativo, che la mattina dopo dovevano andare a scuola- cosa che ha suscitato la mia più profonda invidia, ripensando a quel secolo scorso in cui io avevo sedici anni, ed i miei mi avrebbero scuoiato vivo se avessi fatto la mezzanotte in un giorno scolastico).

Ecco. Solo per dire che credo che le cose siano già ampiamente cambiate, da quando noi eravamo sedicenni brufolosi. Sicuramente questi quattro ragazzini sono figli di famiglie illuminate. Ma *esistono*, e già una cosa del genere mi sembra importante sottolinearla.

Poi, in questi commenti mi sto oramai ritagliando il ruolo del provocatore (o dello scassacazzo, al Suo buon cuore), e continuo a pensare che i gay siano una massa di piagnoni che cercano solo una scusa per poter rimanere comodi e non affrontare le vere asprezze della vita. Sono fatto così.
(ergo sottoscrivo tutto quello che ha scritto S.)
A.

(*) un locale normale, senza usare virgolette: perchè a me i ghetti non piacciono, e non vedo perchè dovrei autoconfinarmi- e scegliere deliberatamente di privarmi la conoscenza del mondo intero- come capita nei locali 'anormali'. Ops, scusate: volevo dire, nei ghetti gay.

stefano

Non chioso il commento di S.: sono in parte d'accordo, ma dovrei precisare alcune cose dal mio punto di vista - e, naturalmente, non mi va di scrivere un altro post nei commenti. Basti dire che di ragioni perché alcuni si sentiranno sempre *eccentrici* rispetto alle maggioranze ce ne saranno anche in futuro - e quindi ci sarà sempre un pensiero *deviante* (radice di qualsiasi filosofia degna di questo nome) -, ma spero che questa frattura sia individuale e non dovuta al fatto di appartenere a un gruppo determinato e circoscritto (e, in fin dei conti, *inventato*) per via di un aspetto come la sessualità.
Sono contento di leggere di questa esperienza di A. E' quello che mi pare di constatare anche a me, qui, ma non l'ho scritto perché pensavo fosse solo un'esperienza da *grande metropoli*. Non amo tuttavia la definizione di "ghetto gay": se voglio bere qualcosa, mangiare qualcosa, chiacchierare vado anch'io in un bar come ce ne sono tanti, non devo cercare il "bar gay", ma se voglio rimorchiare (leggi: scopare) qualcuno, preferisco un posto dove ho la certezza che tutti, più o meno, gradiscono la cosa (poi non gradiscono me, ma questo è un altro discorso: non sanno che cosa si perdono, ah ah ah). Altrimenti l'abbordaggio diventerebbe troppo laborioso.

Fainberg

Ho appena terminato di leggere un romanzo, The well of loneliness, pubblicato nel '28. Stesso anno di pubblicazione di Lady Chatterly's lover. Entrambi hanno fatto scandalo: il primo perché parla esplicitamente di amori lesbici, il secondo perché violava le convenienze sociali. Il secondo, a leggerlo ora, fa sorridere. Il primo mette ancora i brividi addosso, perché la solitudine morale della protagonista è ancora fortemente attuale. Le cose cambiano, sì, ma alcune in maniera dannatamente più lenta di altre.

tato

Ma gli abbordaggi laboriosi sono gli unici che danno un po' di gusto, ancora.

Antonio

Porc, Tato mi ha fregato le parole di bocca!

BubbleHouse

magari nascerà una cultura "camp" per gli etero, quelli al 100% (che, come dice kinsey, sono pochini)

coniglione

lo penso pure io. per quanto sia omofobico e omofilo al contempo.

Zu

Sul modo di considerare Maurice, per fortuna, c'è qualche eccezione: vedi Elisa Bolchi in Letture e riletture.
http://letture.blogspot.com/2005_04_01_letture_archive.html#111377411046676840

stefano

@ Bubblehouse: la cultura etero-camp sta già nascendo...

@ A. e Tato: mi spiace, ma io non trovo affatto eccitante la frustrazione derivante da una *seduzione* laboriosa. Sono con Busi: se uno non ci sta nei primi dieci minuti, vuol dire che non ne valeva la pena.

@ Zu: grazie per la segnalazione. Ho letto la recensione, molto bella. Se non l'avessi letto, mi farebbe venire voglia di leggere "Maurice".

The Elephant Man

Ste: evidentemente te lo puoi permettere ;)

Ivan

S., improvvisamente ottimista (davvero bel post)

"se questo significherà una vita più umana e meno tormentata per i nostri "figli" o per i nostri "nipoti", che non dovranno più interrogarsi sul perché di realtà così banali e scontate, come l'impulso omosessuale o l'impulso eterosessuale."

Ci sono ragioni sociali per cui temo che questa transizione sarà molto molto lenta (credo di averti detto l'esatto contrario qualche mese fa)

OT: non mi chiedere che fine avessi fatto, poi ti racconto

stefano

Ehm, no, Ivan... mi ricordo che però - come scrive anche s. - che mi avevi detto che si troverà comunque sempre qualche altro comportamento (o tendenza) su cui discriminare.

@ "The Elephant Man": be', insomma... permettermelo... Ci sono tanti che se lo possono permettere molto di più, te lo garantisco!!!

tato

ma sai, con me se uno ci sta nei primi dieci minuti vuol dire che lo da a tutti! Ehehehee.....

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