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Le infamie di ieri

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28/03/2005

Comments

nellacoloniapenale

Spostando leggermente il punto di vista: i rifiuti, gli avanzi, gli oggetti desueti in genere, il materiale di scarto disprezzato dalla società reale che va fiera della sua presunta funzionalità, tutto ciò riemerge (con meccanismo propriamente freudiano) in quel sogno collettivo che è la letteratura. Qui la "robaccia" si rifunzionalizza e ritorna con prepotenza dall'inconscio in cui si pretendeva di seppellirla. Esiste su questo un saggio fondamentale di Francesco Orlando ("Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura", Einaudi 1997) che descrive nei dettagli - con una tassonomia minuziosa - questo quotidiano ritorno del rimosso nella creazione letteraria.

stefano

Interessante: me lo segno e (chissà quando) lo leggerò.
Grazie.

miru

Io sto per finirlo (speravo proprio che ne scrivessi, come avevi anticipato qualche giorno fa, quando io stavo alle prime pagine :-)), e lo descrivi molto bene. Anch'io sono stata colpita dalla sua chiarezza e da quella certa qualità poetica (e poi dagli excursus, che danno un respiro particolare al libro, moltiplicando gli spunti e le suggestioni). Davvero a volte hai l'impressione che il senso emerga dalla semplice giustapposizione delle immagini. Che cultura, il signor Bauman! :-)

BubbleHouse

per caso parla anche della paura dell'invecchiamento? quella riguarda più i ricchi secondo me. alla nera signora nessuno sfugge, e l'immortalità (o l'eterna giovinezza) è l'ultimo dei desideri, quello che rimane, una volta soddisfatti tutti gli altri.
A New York (Manhattan) ma ormai anche nelle grandi città europee vedi eserciti di zombie dal viso di porcellana, donne di ottant'anni che non si reggono in piedi ma dal volto artefatto come bamboline, o uomini rinsecchiti dallo jogging che si trascinano per il parco invece di godersi una sana pancetta e una comoda poltrona. Se invece si sale oltre la 90ma strada, verso harlem, la situazione si ribalta: le rughe sono indice di saggezza e anche bellezza, nei cartelloni pubblicitari si ricorre a immagini di nonni e nipotini che leggono insieme un libro. L'accettazione della vecchiaia è vista nella comunità afroamericana come un punto di distinzione rispetto alla cultura Wasp/consumistica/global.

stefano

No, non parla della vecchiaia - o non lo fa in modo esplicito, perché comunque il discorso sulla bellezza fatua che deriva dal continuo cambiamento mostra in filigrana anche questo timore della vecchiaia.

@miru: non avevo citato, in effetti, gli excursus che sono piuttosto originali nel contesto del saggio. Interessante è notare poi che Bauman non parla in astratto quando parla di rifugiati e fuggiaschi, ma in effetti racconta un po'anche la sua esperienza di vita.

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